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Annalisa Renzulli

LA RECITAZIONE UNA PASSIONE INASPETTATA

Di Antonio Vistocco


Il teatro, è entrato nella vita di Annalisa Renzulli solo nel 2010, come lei stessa racconta in questa intervista . Una bella intervista che racchiude una vita intera, iniziata con il sogno della danza, per poi arrivare ad oggi sul quel teatro che per Annalisa vuol dire tutto , per continuare ad essere ‘VIVA’. Annalisa Renzulli, che sarà ancora in scena nella splendida cornice del Palazzo Serra di Cassano con lo spettacolo teatrale «Eleonora Pimentel Fonseca. Con civica espansione di cuore», per la regia di Riccardo De Luca. Nel ruolo di Eleonora Pimentel Fonseca ci sarà ovviamente la straordinaria bravura di Annalisa Renzulli, e con lei sul palco Riccardo De Luca, Gino Grossi, Francesca Rondinella, Salvatore Veneruso, Maria Anna Barba, Dario Barbato e Lucrezia Delli Veneri . Ci racconta le sue emozioni e e sue sensazioni interpretando questa grande figura della storia Partenopea.

Come nasce questa tua passione per la recitazione?
Inaspettatamente. Non avevo amici né familiari che avessero scelto di studiare recitazione. Anche se sono stata una bambina fantasiosa e creativa, con una forte immaginazione. Poi una sorta di inquietudine mi ha sempre accompagnata e ho cercato in verità di trovarle casa, prima nella danza, che ho studiato per vent’anni, poi nella pittura, nella fotografia. Solo nel 2010 pensai che avrei voluto provare a iscrivermi a una scuola di recitazione. E se non alla prima, che già mi aveva incatenata, direi alla seconda lezione non avevo più dubbi, mi ero imbattuta in un immenso tesoro, l’unica cosa per la quale sentivo avrei potuto spendere la mia esistenza. Per recitare avrei potuto non dormire, non mangiare, non so. Mi è sembrato che tutto e io stessa avessimo finalmente trovato un luogo metafisico dove poter stare, anzi dove poter ‘essere’.

Ci racconti il fascino di poter interpretare Eleonora Pimentel Fonseca?
Credo sia stata un’incredibile fortuna. Un personaggio che è a tutti gli effetti un’eroina, un’eroina rivoluzionaria, una combattente e insieme una donna fragile e con mille ferite. Sensibile, colta, di rara intelligenza che ha anticipato i tempi in ogni senso, nella vita privata, ottenendo la separazione, e nella vita pubblica, divenendo la prima donna direttrice di un giornale, ideatrice di una vera e propria intuizione ossia quel parlare la stessa lingua del popolo come unica chiave per la vittoria della Repubblica, una donna che declamava al popolo con la forza e il carisma tipici di un uomo all’epoca, che presto già da giovanissima si era attirata l’attenzione di grandi letterati come Voltaire, come Metastasio, come Mario Pagano e tutti gli altri compagni poi con cui ha combattuto per una società più giusta. Un’eroina della lungimiranza, della giustizia, della libertà. E la cosa più assurda è che non è un personaggio della letteratura ma una donna realmente vissuta. Credo che dare voce e sangue a questa donna sia la più grande aspirazione e soddisfazione che un’attrice possa avere. Una di quelle opportunità che miracolosamente ti capitano nella vita. Una grande protagonista della Storia, con una vita talmente densa di avvenimenti che ripeto, a volerla immaginare probabilmente non si sarebbe arrivati a tanto. Una donna che circondata dal lazzaronismo più bieco si è elevata al di sopra di tutto e tutti per farsi paladina di valori e ideali di libertà e uguaglianza fino a, per quelli, perdere la vita. Una statura umana inarrivabile.

Cosa si prova a recitare in una location storica come quella del Palazzo Serra di Cassano di Napoli?
E’ una suggestione notevole. Avevo frequentato quel luogo da studentessa, anche piuttosto assiduamente ma ritornarci nelle vesti di Eleonora è stato come sentirne amplificato il legame con la storia rivoluzionaria della nostra città. Un legame imprescindibile con la Repubblica napoletana del 1799, luogo simbolo di quella rivoluzione. E il Palazzo è pieno dei segni di quella stagione: tra i muri, nel cortile per le carrozze, negli appartamenti per la servitù, nello scalone che porta al piano nobile, negli archivi o biblioteche con i pannelli a scomparsa, nei resti di una palla di cannone lanciata da Sant’Elmo, in quel tragico portone ancora sbarrato in segno di lutto dal 20 agosto 1799, giorno in cui Gennaro Serra di Cassano morì insieme con Eleonora, l’uno decapitato l’altra impiccata, in piazza Mercato. Lo spettacolo era nato senza scenografia ma con soli pochi piccoli elementi scenici. Quando è approdato a Palazzo Serra di Cassano ci siamo ritrovati nel luogo esatto in cui lo spettacolo era ambientato, nel Salone degli Specchi. E quegli spazi sono tornati a gridare forte le parole rubate ai dialoghi sussurrati tra Eleonora e Gennaro o alle discussioni animate con Pagano, Ciaia, l’intellighenzia meridionale che si riuniva in quel salotto per discutere le idee illuminate che arrivavano dalla Francia o ai patrioti trafelati che con vigore spalancavano le porte e irrompevano per sventolare le prime copie della Dichiarazione dei diritti umani e del cittadino approvata a Parigi. Insomma è come sentirsi in un vortice, nel vortice esatto della Storia.
E diversi spettatori hanno commentato ‘a un certo punto non sapevo più dove fossi, né in che epoca stessi vivendo’…
Tre cose importanti nella tua vita
Gli affetti, il Teatro e la libertà.

Come ami trascorrere il tuo tempo libero?
Mi piace ’giocare’, imbastire discorsi non per forza sensati, magici in qualche modo, inventare personaggi inesistenti e mi piace farlo con gli amici più stretti e con la mia famiglia che letteralmente amo. Adoro ballare, ho ballato per una vita danza classica, poi contemporanea e in ultimo il tango argentino perché il corpo ha la sua creatività, la sua inventiva e può essere esplosivo. E poi leggere, soprattutto i russi.

C’è un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?
Diventare un’attrice inarrivabile. Chi sposa il Teatro credo difficilmente potrà esprimere un sogno diverso da questo. Magari aggiungerei alla qualità raggiunta il riconoscimento corrispondente, cosa che non sempre e non per forza accade. Ecco, questo è un sogno per il quale direi combatto ogni giorno!

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