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FRANCESCA MANTOVANI

UNA VITA BLUCERCHIATA

 

Di Cristofaro Russo
Il nome Mantovani sarà sempre legato alla Sampdoria, nonostante la proprietà non sia più nelle mani della sua famiglia, è la tifosa numero uno della Sampdoria del settore della gradinata sud, pronta ad incitare i suoi beniamini . In questi trent’anni ha seguito le gare dei blucerchiati, assistendo da vicino alle vittorie e alle sconfitte di una squadra che con la gestione Mantovani (1979-2002) ha vinto uno scudetto e sei coppe, senza tralasciare una Champions sfumata per un soffio contro il Barcellona. Continua ad essere una passione amorosa, così come il trofeo Ravano (il torneo scolastico giovanile più grande in Europa) un orgoglio di famiglia. parlare con lei del mondo blucerchiato è come sentire il racconto di una storia d’amore e il trasporto con cui ricorda aneddoti ed episodi del suo essere una tifosa speciale , ha più di un club intitolato a suo nome, tra questi il Sampdoria Club Rapallo.

Cos’è la Sampdoria per lei?
Sicuramente è una parte molto importante della mia vita. Ho iniziato ad andare allo stadio prima che mio papà entrasse in società perché avevo una tata, Gianna, sampdoriana sfegatata che mi portava in gradinata Sud, avrò avuto 11 anni. La Sampdoria è una storia d’amore con tantissimi momenti belli e anche momenti difficili, in tutto 23 anni molto intensi. Ricordo Il portiere Battara, il terzino Nello Santin e il centravanti Cristin erano i miei idoli. Facevo le trasferte, ne ricordo una interminabile, in pullman a Pescara. Il sabato sera andavo con mio papà nel ritiro di Rapallo , sono ricordi per me indelebili.

Ci racconta qualche Follia fatta per i colori Blucerchiati?

Tra le varie “follie” che ho fatto per la Sampdoria, sono andata, incinta di sette mesi, a vedere la finale di Coppa Italia contro il Napoli a Cremona facendo tappa in ritiro a Salsomaggiore, così da essere rimproverata da Vujadin Boskov perché sola in auto… Sarà anche per questo che i miei due figli, Nicolò e Federica, sono sampdoriani dentro.

A quale Impresa e piu’ legata’di quella grande squadra?
Metto tra i ricordi più belli il primo successo della nostra Samp, la coppa Italia del 1985. Bellissima serata di luglio a Marassi, ritorno della finale contro il Milan, gol di Mancini e Vialli, ma io ricordo un’ altra coppa Italia, quella del 1989 a Cremona contro il Napoli. Marassi era in ricostruzione per il Mondiale del ‘ 90 e così ci ospitava Domenico Luzzara, presidente della Cremonese e uomo meraviglioso, grande amico di papà. A me, come a tanti sampdoriani, piaceva da matti andare a Cremona. Quella sera stravincemmo ( 4 -0 contro Maradona ).

Altri ricordi di quel periodo d’oro per la Samp?
Tanti successi, ma anche una cocente delusione, difficile da digerire. Penso alla finale di Coppa Campioni…Abbiamo giocato alla pari la finale di Coppa Campioni a Londra, peccato che sia finita così (gol di Koeman su punizione, ndr), quando tutti eravamo ormai convinti di poterla spuntare ai rigori con un Pagliuca in forma strepitosa. Ricordo che dopo la gara, mio padre non si fermò alla cena e salì, triste, direttamente in camera. E’ stato un colpo durissimo, anche se mi ha sempre insegnato che potevamo dire di essere arrivati in finale. Il rammarico è quello di non aver potuto seguire la sfida, come ero abituata, accanto a lui. Anche a Berna era andata così e anche lì avevamo perso la finale”.

Qual è il giocatore che per lei ha incarnato maggiormente lo spirito blucerchiato?
Trovare un nome è difficile. Nomino, al di là del giocatore, Attilio Lombardo perché è un uomo speciale. Ci siamo sempre sentiti e siamo diventati amici. Nella Samp di quegli anni ognuno (presidente, allenatore e giocatori) faceva la sua parte.Ma sono tanti i giocatori a cui siamo legati posso citare tra tanti Mannini, Pari, Invernizzi, Lanna.

Ci parla del Torneo Ravano , quest’ anno giunto alla 25° Coppa Paolo Mantovani?
Un grande evento di sport riservato ai più piccoli partito dal calcio e oggi un must per tante discipline, laboratori all’insegna del fair play. La nostra missione non è solo di puro divertimento ma di dare la possibilità ai bambini di 3°, 4° e 5° elementare di scoprire diversi sport nel rispetto delle regole e dell’educazione e di cimentarsi in laboratori didattici “impara giocando . La mancanza di infrastrutture sportive nelle scuole ci ha spinti a organizzare una vera e propria. Per la mia famiglia questo torneo è molto per il messaggio di rispetto e solidarietà che vogliamo lanciare ai ragazzi più giovani. In questi anni abbiamo avuto grandi testimonial tra cui Gianluca Vialli sempre molto sensibile a queste manifestazioni a favore dei giovani.

Ci parli dei  progetti lavorativi attuali?
Organizzo viaggi in Turchia, con caicchi, barche tipiche dell’Oriente. Cosi riesco a far conoscere meglio dei luoghi straordinari fra Bodrum ed Antalia sulla costa turca  .

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