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ADRIANO LOMBARDI

Toscano per sorte, irpino per amore

Di Rino Scioscia

 

Adriano Lombardi rappresenta una delle più grandi leggende del calcio biancoverde, tanto che la città di Avellino ha voluto intitolargli lo Stadio Partenio. Al grande centrocampista, toscano di origine, ma irpino di adozione,è legata la più grande impresa della Storia dell’Avellino calcio: la fantastica promozione della squadra biancoverde in Serie A.Grande personalità, guerriero tenace, Adriano Lombardi ha dovuto combattere la sua più grande battaglia fuori dal campo: colpito da una terribile malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, ha lottato come un leone per sette lunghi anni, prima di arrendersi al suo ineluttabile destino.
Con la maglia biancoverde dei Lupi d’Irpinia per quattro stagioni, dal 1975 al 1979 (tre campionati di B ed uno di A) ha totalizzato 121 presenze e 13 reti. Nella sua carriera di calciatore ha indossato anche le casacche di Fiorentina, Cesena, Empoli, Lecco, Perugia e Como. A più riprese è stato anche allenatore della squadra irpina, allenando, tra le tante squadre, anche il Benevento, la Triestina, la Casertana con la promozione in serie B. Ha chiuso la sua carriera di allenatore nella Turris, alla comparsa dei primi sintomi della terribile malattia che lo portò alla morte a 62 anni.

 

 

Nessun essere umano può scegliere in quale posto venire al mondo. Ma può decidere dove andare a morire.
Adriano Lombardi nacque a Ponsacco (PI) il 7 agosto del 1945 e morì in Irpinia, a Mercogliano il 30 novembre del 2007.
A 19 anni cominciò seriamente a pensare che sarebbe diventato davvero un calciatore professionista. A dargli la certezza sulla strada che avrebbe percorso il suo futuro fu l’agognato ingresso nella grande famiglia della Fiorentina, la società calcistica più importante della Toscana.
Correva l’anno 1965 quando ebbe inizio la lunga avventura calcistica del Rosso di Ponsacco (com’era soprannominato Lombardi per via della sua folta chioma color carota).
Dopo tanto girovagare sui campi dell’Italia centro-settentrionale, esattamente dieci anni dopo, nel pieno della sua maturità tecnica, Adriano Lombardi approdò per la prima volta al Sud, in Irpinia, in quella terra che il fato, negli anni successivi, gli avrebbe suggerito di scegliere per il resto della sua vita.
Dal campionato di Serie B 1975-76, il centrocampista dai capelli rossi, ma dalla notevole “materia grigia”, cominciò ad indossare con la fierezza, propria di un Irpino vero, la gloriosa casacca biancoverde.
Al terzo anno di permanenza nella terra dei Lupi, Adriano Lombardi, fascia di capitano al braccio sinistro, condusse l’Avellino ad un’impresa impossibile anche da sognare: la conquista della serie A. Fu proprio la sua inimitabile regia in mezzo al campo, con il ragguardevole “contorno” di ben nove reti (che fecero di lui addirittura il capocannoniere della squadra) a determinare l’approdo dei Lupi nell’olimpo del calcio italiano. Dopo una stagione nel massimo campionato nazionale, le strade di Lombardi e dell’Avellino si separarono. Ma soltanto temporaneamente, perchè, dopo avere appeso definitivamente le scarpe al chiodo ed aver intrapreso la carriera di allenatore, Adriano Lombardi, nei primi anni novanta, tornò in Irpinia, in quella che considerava la sua patria adottiva, spinto anche dall’amore che provava per la bella Luciana, una ragazza mercoglianese, nipote di un ex dirigente dell’Avellino ai tempi della serie A. Si sposò e prese casa proprio ai piedi del Santuario di Montevergine.
Divenne un vero e proprio irpino, attaccato alla propria terra, tanto che quest’aspetto condizionò anche le sue scelte di lavoro, perchè decise di allenare solo squadre della Campania (oltre all’Avellino, del quale curò a più riprese anche il Settore Giovanile, la Casertana, con la quale fu promosso in serie B, e la Turris). Proprio mentre era tecnico della squadra corallina, Adriano Lombardi fu colpito dal terribile morbo di Gehrig, meglio nota come la SLA, che dopo qualche anno lo portò alla morte.
Tre anni e mezzo dopo la sua fine, l’otto giugno del 2011, Avellino volle ricordare in maniera imperitura il suo indomito guerriero, intitolando al grande capitano Adriano Lombardi lo stadio Partenio.