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ALESSANDRO IORI

Il racconto del goal

Di Michele Pisani

 

Ognuno va per la sua strada. C’è chi lo fa perché gli piace o gli piace quello che fa. E’ uguale. Alessandro Iori ama il suo lavoro e molti apprezzano la sua professionalità che di questi tempi è merce sempre più rara ma di questo ne parleremo dopo. Partiamo dal 2002, anno della laurea. Alessandro cerca e poi trova il suo percorso professionale. Sceglie la comunicazione e lo fa dalla porta principale. Prima la carta stampata, un classico per chi ama il giornalismo, poi il grande salto nel mondo delle telecronache. Raccontare la sua vita professionale non fa parte del nostro modus operandi, noi e non siamo certi di questo, crediamo che la strada migliore sia quella di scegliere il contrario. Ovvio. Eccoci nel tentativo di elevarci con la narrazione di episodi ed in questo caso con la qualità del nostro interlocutore.

 

Ci sono tanti giornalisti, forse anche troppi. Ritieni che siano tutti all’altezza del loro compito?

“Io credo che sia il mondo che cambia. Adesso c’è un mezzo tecnologico che ci permette di essere tutti pronti nell’esprimere la propria opinione davanti ad un pubblico che è quello dei social-network. Credo che adesso il lavoro vero del giornalista sia quello di distinguersi a livello di preparazione, credibilità e conoscenza. Tutti hanno la possibilità di dire qualcosa, bisogna essere preparati a dirlo nel modo corretto ed è l’unica cosa che in questo momento può fare la differenza. Credo che contrariamente a quanti dicono che il ruolo di giornalista ha perso di importanza in quanto ci sono i social e ci si può informare in maniera immediata, proprio adesso il questo ruolo abbia un valore ancora più importante perché bisogna distinguersi nel dare una informazione sia  corretta che di qualità. E’ anche vero che adesso è difficile riconoscere l’informazione corretta visto che ce n’è fin troppa e qui che bisogna riconoscere quella di qualità”.

 

 

 

Qual è il tuo punto di riferimento, il tuo mito nell’ambito televisivo?

“Guarda io ammiro tantissimo Fabio Tranquillo, vado fuori dall’ambiente del calcio (si parla di basket) per non fare torto ai colleghi del mio ambito. Ovviamente nel calcio ho alcuni maestri, alcuni capisaldi. Non posso non citare Sandro Piccinini che è sicuramente un maestro di telecronache. Un altro modello per preparazione, capacità di entrare nel profondo dell’argomento io direi sempre Fabio Tranquillo, un mostro in questo senso. Uno che si prepara in maniera maniacale”.

 

 

 

Tra le frasi famose, quale avresti voluto dire tu e qualche altro collega ti ha anticipato?

“Non è semplice, ce se non tantissime ma è chiaro che essere a Dortmund, nella semifinale dei mondiali del 2006, sia stato ed addirittura più emozionante della finale e la frase andiamo tutti a Berlino, quella mi piace un sacco”. Una situazione particolare, una che è scaturita in una figuraccia. “L’episodio peggiore che mi sia mai capitato è stato senza dubbio quando mi hanno dato la linea ed io ero in bagno e non nella postazione. Avevo calcolato male i tempi dopo l’intervallo e la telecronaca si è riaperta senza il mio commento”.

 

 

 

 

 

Che ne pensi del giornalista-tifoso?

“Credo sia la negazione della nostra professione. Io penso che uno nella vita debba fare delle scelte. Se vuole fare il tifoso si compra l’abbonamento e la domenica se ne sta comodamente seduto in tribuna a tifare per la propria squadra, se invece vuoi fare il giornalista, lo fa magari con più partecipazione per la squadra che segue con maggiore frequenza ma sempre mantenendo una distanza che deve essere distintiva per chi fa questo mestiere. Alcuni colleghi vengono proprio cercati per la loro, specifica, funzione, io e lo dico onestamente non farei, ma ha una certa richiesta e quindi va bene così”.

 

 

 

La classica domanda, parliamo della Juventus. Come mai tutto questo livore nei confronti dei bianconeri e non solo da parte dei tifosi. E’ una squadra che vince o c’è dell’altro?
“Semplicemente perché è una squadra che vince. E’ successo ai tempi del Milan di Berlusconi ma anche all’Inter di Muorinho. Quando c’è un periodo così lungo di vittorie come nel caso della Juventus è anche difficile da digerire per i tifosi delle squadre avversarie. Le dittature calcistiche prima o poi vengono rovesciate e succederà anche alla compagine bianconera”.

 

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