Fulvia Bacchi: «Il futuro della concia passa dall’ innovazione e da una filiera sempre più unita»

Gli 80 anni di Unic come punto di partenza. Ora più dialogo con la filiera e sostegno alle imprese

In occasione del summit Unic-concerie italiane abbiamo intervistato il direttore generale Fulvia Bacchi sulle prospettive e impegni futuri dell’associazione tra novità e sfide per il settore industriale. Dottoressa Bacchi, Unic-Concerie Italiane ha celebrato gli 80 anni dalla sua fondazione.       

Da direttore generale di Unic-Concerie Italiane e CEO di Lineapelle, che significato ha questo traguardo e come è cambiata l’associazione nel tempo?

«È un traguardo molto importante. Gli 80 anni ci hanno dato l’occasione di ripercorrere la nostra storia, raccontata nel volume Radici, ma soprattutto di riflettere su cosa significhi oggi fare associazione. Il nostro ruolo si è evoluto insieme ai profondi cambiamenti che hanno interessato il settore. Oggi, più che mai, dobbiamo essere al fianco delle imprese per accompagnarle nelle nuove sfide. Come ha ricordato il presidente uscente Fabrizio Nuti, Unic è un’organizzazione viva, capace di adattarsi ai cambiamenti e alle esigenze del tempo».

Dopo sei anni, si è conclusa la presidenza di Fabrizio Nuti ed è iniziato il mandato di Alessandro Iliprandi. Quale sarà la linea della nuova governance?

«Il presidente Iliprandi ha confermato la volontà di proseguire nel percorso già avviato, garantendo continuità alle attività dell’associazione. L’elemento di novità riguarda il rafforzamento del dialogo con la filiera a valle, con l’obiettivo di rilanciare la desiderabilità dei prodotti in pelle attraverso una collaborazione ancora più stretta con i clienti».

Il regolamento europeo EUDR sulla deforestazione resta un tema centrale. A che punto è la situazione?

«Abbiamo fatto tutto il possibile sul piano istituzionale. Ora attendiamo i prossimi mesi per conoscere l’esito definitivo del percorso avviato. L’esclusione della pelle dal regolamento rappresenta un risultato straordinario, che dovrà però essere definitivamente confermato».

Il 2025 si è chiuso con numeri difficili per il comparto. Qual è lo stato di salute del settore e quali prospettive vede per il 2026?

«Il 2025 ha registrato un calo di quasi tutti gli indicatori economici. La produzione è diminuita di circa il 6% in valore e del 4% in metri quadrati, mentre l’export ha perso il 5%. Si sono ridotti anche il numero delle imprese e degli addetti. È il quarto anno consecutivo di flessione e, purtroppo, anche il 2026 si è aperto con un andamento ancora negativo. Le difficoltà riguardano soprattutto i mercati asiatici e nordamericani, dove il prezzo continua a essere il principale fattore competitivo. Va inoltre ricordato che un nuovo censimento, più accurato e affidabile rispetto al passato, ha rilevato la presenza di circa 900 imprese conciarie attive in Italia, un dato inferiore di circa 170 unità rispetto alle precedenti stime».

Lineapelle farà tappa prima a Londra e poi a New York. Che ruolo hanno questi appuntamenti?

«Sono occasioni fondamentali per comprendere l’ evoluzione del mercato e consentire alle aziende
di mantenere un dialogo costante con la clientela internazionale. È evidente che il contesto
economico resta complesso e anche le aspettative devono essere misurate».

A settembre si torna a Milano con Lineapelle. Cosa vi aspettate?

«I dati sulle adesioni confermano la centralità della manifestazione. Lineapelle continua a evolvere
insieme al mercato, trasformandosi sempre più in un ecosistema internazionale fatto di fiere, eventi,
progetti e relazioni che accompagnano le imprese durante tutto l’anno».

Un messaggio finale al distretto conciario di Solofra.

«Solofra è uno dei pilastri della concia italiana. Stiamo vedendo una nuova generazione di
imprenditori che porta competenze, innovazione e visione. A questo si aggiunge il forte impegno
nella formazione, un investimento strategico che contribuirà a rafforzare ulteriormente la
competitività e il prestigio del distretto».

 

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