Il monarca socialista

Francois Mitterrand - La storia di un protagonista politico del novecento

François Maurice Adrien Marie Mitterrand, storico presidente francese, è stato indubbiamente uno dei più importanti sostenitori (insieme a Helmut Kohl e Jacques Delors), della causa europea. Nato a Jarnac, nella Charente, il 26 ottobre 1916, si laurea in scienze politiche; durante il periodo degli studi ha importanti frequentazioni con le organizzazioni della destra francese.

Fa della politica un’arte e della vita un’avventura. Occhi di velluto, mandorlati, lineamenti armoniosi, sorriso prelatizio, è il socialista più affascinante del mondo. Sovrano capriccioso, ombroso, narcisista, prepotente, nepotista, rappresenta il potere. E lo stile. «Le style c’est tout», e il padrone dell’Eliseo si porterà addosso le insegne della morte con la stessa classe con cui aveva portato quelle dello Stato. Conclude il suo ultimo mandato nel dolore. Lotta contro la malattia. Vive sotto i riflettori una lunga agonia. Prima di morire si intrattiene con Jean Guitton sul mistero della vita e si interroga sull’aldilà.

La sua è la stagione di un uomo di mondo e di potere che sa impersonare la Francia, perennemente uno e doppio, un’anima e il suo contrario, la doppia coscienza descritta da Baudelaire. Napoleone e Gavroche, conservatore e rivoluzionario, coraggioso e calcolatore, blasfemo e figlio del buon Dio, il Mazarino dell’Eliseo insegna alla sinistra l’arte di vincere, cavalca i comunisti e poi li riduce in polvere, pratica un riformismo moderato condendolo con un pizzico di massimalismo mediterraneo e fa digerire ai francesi l’Europa. Preceduto da una fama pesante, mescola scaltrezza, duttilità, cinismo, capacità di intrigo, temperamento rinascimentale. Impasta spregiudicatezza e slanci lirici, da «florentin» a due facce: una astuta, machiavellica, quella dei complotti, l’altra bucolica, quella delle passeggiate nei boschi e delle notti curvo nello studio a scrivere poesie d’amore.

 

 

Nel 1971 prende le redini dello Sfio, il vecchio partito socialista, e l’anno successivo sigla il programma comune con i comunisti.  Nel 1981 e nel 1988 viene eletto presidente. Sotto la sua guida la Francia conoscerà un notevole periodo di rinascita culturale ed economica, pur con le molte controversie che un uomo accentratore come Mitterrand susciterà. Il declino dello statista è stato lento e drammatico, segnato dall’inesorabile procedere di una malattia incurabile, un tumore, vissuta praticamente sotto i riflettori, quei riflettori che la sua carica pubblica, volente o nolente, gli imponeva. Si è spento l’8 gennaio 1996, lasciando dietro di sé un grande vuoto di personalità e di leadership.

È stato padrone della Francia, non riesce a esserlo del tempo. Ha avuto la gloria, il potere, B.B. e Kim Novak, ha cercato la fede, ha aspirato all’immortalità. Muore in un’alba fredda di gennaio, fra il rumore del metrò e la fragranza dei croissants che sale dalle boulangeries. A Parigi, nella «Patrie de l’homme»: quella di cui era stato l’immagine più vera. Ha funerali religiosi, come da disposizione scritta. Riposa nel cimitero di Jarnac, con la sua famiglia. I francesi, anche i numerosi nemici, non lo hanno dimenticato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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