(Milano)- Di fronte all’emergenza “questo è il momento del lavoro costruttivo e non delle recriminazioni” nei confronti del governo, ma “certamente è necessario un cambio di passo”. A sostenerlo è il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, secondo il quale è “inaccettabile che in una situazione drammatica come questa il governo non accetti il contributo delle opposizioni. Verrà anche il tempo nel quale dovremo chiedere conto delle responsabilità”.
E una responsabilità “imperdonabile”, secondo Berlusconi, è quella “di aver continuato a rifiutare i soldi del Mes facendoci trovare di nuovo impreparati con le strutture sanitarie sull’orlo del collasso. I 37 miliardi del Mes si sarebbero potuti utilizzare per creare o riqualificare reparti, riaprire gli ospedali che i governi di sinistra avevano chiuso per ridurre la spesa sanitaria nazionale, acquistare macchinari, assumere e formare personale medico e infermieristico e offrire assistenza a coloro che sono colpiti dal virus”.
Per quanto riguarda i mezzi pubblici, poi, “mi risulta che il Comitato Tecnico Scientifico abbia sin dal primo momento individuato nei trasporti un tema cruciale. È lì che avvengono in gran parte i contagi. Ma il governo non ha attuato alcun intervento. Occorreva invece ricorrere ai tanti mezzi privati che sono inimpiegati a causa della crisi e con questi mezzi moltiplicare il numero delle corse per evitare le resse attuali e mantenere il distanziamento tra i passeggeri”.
E per ripartire, secondo il leader di Forza Italia, “io ritengo che sia giusto indebitarci per aiutare chi è colpito dalla malattia, chi ha perso il proprio lavoro, non per comprare i monopattini o nazionalizzare Alitalia. Come ripartire? In estrema sintesi: con una politica fiscale che consenta alle imprese di tornare a fare utili nel più breve
tempo possibile e con aiuti concreti e immediati. Questo vuol dire ancora una volta meno tasse e più denaro messo a disposizione dei cittadini. E poi menoburocrazia, più infrastrutture, una giustizia che funzioni. Sono cose note, quello che temo manchi è la volontà politica di farle”.
