Metà casco a scodella slacciato metà sedere a forma di sellino, ha nell’estate il suo momento di gloria.
Fin dagli albori della stagione, che qui al sud comincia a febbraio , esce sul suo mezzo munito del kit… emmuorto indispensabile alla sopravvivenza nel traffico cittadino.
Già sa che per lui non varranno né il codice della strada né i segnali stradali, ma la legge del sacro impero del motorino: deve passare prima lui.
C’è la coda? Sfila sulla linea di mezzeria noncurante delle macchine in senso contrario.
Il senso unico? Viene allegramente contromano tanto l’ingombro è minimo.
Il semaforo? Attraversa l’incrocio spavaldamente perché è solo un’autoritaria limitazione della libertà.
È quasi sempre anche un automobilista, seppur costretto da moglie e figli, impossibili da caricare sullo scooter (e non credete che non ci abbia provato), e, incredibilmente, si trasforma nel suo nemico più acerrimo.
Comincia a criticare i colleghi indisciplinati, tenta di metterne xxxxx qualcuno particolarmente sfrontato, si rivolge ai vigili per segnalare le innumerevoli infrazioni.
Salvo ritrasformarsi nel più spericolato dei funamboli delle due ruote non appena scaricata la famiglia.
A seconda della personalità da cui è posseduto, elenca i diritti che crede di avere ed è pronto a sostenerli fino alla morte, persino contro se stesso.
Il suo yxxxx?
“O è inverno o è estate, sul due ruote sono un dio.
Niente dubbi o voi mortali: ‘ncopp’’o mezzo cummann’io (sul motorino comando io n.d.r)”.

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