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A tu per tu con Marco Ballota

Siamo diretti. Una volta tanto. Questa è la storia di Marco Ballotta o se preferite è giusto dire che la storia del calcio italiano ci ‘obbliga’ a fare un passaggio su uno dei più longevi calciatori di questo meraviglioso sport. Marco Ballotta è ancora in attività (55 anni) ma precisiamo che c’è ancora sui campi da giuoco un certo Lamberto Boranga. “Eh il dottore a settant’anni non smette di allenarsi come un vero professionista. Lo conosco bene e ne ammiro tante qualità. Giochiamo nella stessa categoria ovvero l’Eccellenza”.

Marco è un bolognese pieno di vita. Espansivo quanto cordiale ma soprattutto, quello che apprezziamo di più è senza dubbio il fatto che ami e profondamente il calcio. Te ne accorgi quando ci parli, non è mai scontato e soprattutto dice sempre quello che pensa, una virtù’ che ultimamente non è sempre facile trovare. Tutti gli atleti (ed in qualsiasi specialità) hanno sempre qualcosa da recriminare, una stagione da dimenticare o magari una sola situazione di disagio. Marco Ballotta mette e subito le mani avanti parlandoci di una vita sportiva densa di soddisfazioni. Partiamo dall’inizio? Ma anche no. Facciamo, invece, che diamo il via dal momento più importante della sua lunghissima carriera. “Erano gli inizi degli anni novanta, militavo nel Parma, dovevo andare via (ero la riserva di Taffarel), il brasiliano si infortunò e la domenica mi tocca sostituirlo. Alla prima occasione gli avversari di turno presero un palo. Immagina se avessero segnato. Da uno spavento con un possibile gol subito, arrivano subito dopo due miei interventi che salvano il risultato. Eccomi a giocare titolare in massima serie A e a vincere una Coppa Italia ed una Coppa delle Coppe assieme ad una Super Coppa Uefa”. Una domanda facile, visto che gioca in porta saremmo curiosi di conoscere il suo idolo. Siamo accontentati, Dino Zoff non solo è stato un punto di riferimento per la sua carriera da estremo difensore ma il portierone di Mariano del Friuli è stato anche il suo Presidente alla Lazio. “È stata una emozione davvero unica. Zoff è stato sempre il mio portiere preferito e quando me lo ritrovai davanti al momento della firma mi tremavano le gambe. Mi chiese quanto chiedevo per il contratto con la Lazio, io gli risposi che avrei messo la firma e l’importo lo poteva mettere tranquillamente lui”. Ballotta è una sorta di spartiacque tra i portieri di ieri e quelli di oggi o se preferite uno che ha visto ma soprattutto vissuto in mezzo a due generazioni e quindi gli chiediamo di fare un confronto.

“Ritengo che ci sia una sostanziale differenza tra le due generazioni. Sia chiaro che quelli di ieri erano altrettanto bravi ma meno preparati nel gioco con i piedi visto che prima l’estremo difensore si limitava solo a parare mentre oggi il calcio moderno spesso fa partire l’azione proprio dal portiere. Quindi e a scanso di equivoci dico che quelli di ieri se avessero dovuto usare i piedi lo avrebbero fatto alla stessa maniera e con egual risultato a di quelli di oggi”. Insistiamo sul miglior portiere al mondo, escludendo Dino Zoff. “Senza dubbio mi ha impressionato Sepp Maier”. Avevamo una tradizionale scuola di portieri, che fine ha fatto? “In effetti eravamo rinomati per avere avuto sempre dei bravi numeri uno. L’ultimo grande portiere è stato Buffon ma ci sono buone speranze di rinverdire quello che era considerato un nostro fiore all’occhiello.” Un nome su tutti? “Sicuramente Donnarumma”. Un talento naturale o sono un buon portiere? “Un talento costruito fisicamente, uno bravo ma non è il massimo. Comunque si può partire da lui per tornare ai livelli di una volta”.

 

Non è il massimo ripeterlo ma e purtroppo il riferimento al passato è un argomento principe. Si parla della velocità di oggi e della tecnica di ieri. “In parole povere oggi si sbaglia di più perché le cose bisogna farle in velocità. Non si ha il tempo di pensare e quindi sembra solo velocità contro la tecnica. Anche i calciatori di oggi sono tecnici e rispetto a quelli di una volta applicano in maniera esasperante la velocità e quindi aumenta il rischio. Prima si aveva tutto il tempo di pensare a chi dare la palla, oggi ancor prima di riceverla devi subito piazzarla ad un compagno”.

 

Un tuffo nel passato, agli anni ottanta/novanta. Una piazza a caso (si fa per dire) Avellino. “Una squadra tosta da battere, in casa si facevano sempre rispettare. Ricordo il duo dei centrali composto da Cattaneo e Di Somma che non facevano passare nessuno. Poi con Giorgio Boscolo ci ho giocato assieme nel Modena”. Torniamo al ruolo, sempre più delicato del portiere. Che parere ha di Radu del Genoa? “Un buon portiere che in prospettiva potrà fare davvero bene. Deve però ancora migliorare”. Cosa ne pensa dei portieri africani? “Bravi ma troppo irruenti, bisogna ancora che si affinino sul piano della tecnica”. Maradona o Messi. “Non saprei chi scegliere ma si tratta di due talenti naturali e che non hanno eguali. Ho giocato contro Maradona, un calciatore che poteva farti col in qualsiasi momento ma voglio anche dire che tifo il Barcellona e per Messi”.

 

Siamo alla fine dell’intervista. Vogliamo un Marco Ballotta a ruota libera, senza censure. Ci accontenta subito. Partendo dai giovani. “Sono meno rispettosi rispetto a quelli del passato”. I calciatori che più lo hanno impressionato e che ha incrociato nella sua carriera. “A parte Zoff, stimo tantissimo Walter Zenga. Un bravissimo portiere che ha pagato a caro prezzo un errore (mondiale 1990). Troppo tartassato dalla stampa. Ma è purtroppo stato sempre così. Ci si ricorda sempre di un errore dei portieri e mai degli attaccanti. Basta fare l’esempio del rigore. Se viene parato è per un errore commesso da chi lo calcia e mai per bravura di chi sta in porta”.

 

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