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Il punto sulle tre italiane in Champions

Corner : Il calcio visto e raccontato dalla penna di Maurizio Longhi

Una Champions amara per le due italiane impegnate nel ritorno degli ottavi di finale. Sicuramente l’amarezza maggiore è per la Juve che, annoverata tra le candidate alla vittoria del titolo, è stata defenestrata dal Lione. La compagine di Garcia è arrivata settima nel campionato francese ed era alla seconda partita ufficiale dopo cinque mesi, la prima è stata la finale persa ai rigori contro il Psg. Mentre il Napoli avrebbe dovuto avere un atteggiamento meno timido e passivo per sperare nell’impresa di guadagnarsi al Camp Noi l’approdo ai quarti.

Juventus’ Cristiano Ronaldo reacts during the Champions League round of 16 second leg, soccer match between Juventus and Lyon at the Allianz stadium in Turin, Italy, Friday, Aug. 7, 2020. (AP Photo/Antonio Calanni)
Andiamo con ordine: la Juventus era chiamata a ribaltare l’1-0 dell’andata, non una prova irresistibile anche per il divario tecnico tra le due squadre. Ma la rimonta si è complicata notevolmente quando l’arbitro, dopo dodici minuti, ha assegnato un rigore molto ma molto generoso ai transalpini. Dal dischetto Depay è stato glaciale e per gli uomini di Sarri tutto diventava più difficile dovendo realizzare tre reti. Rimonta non impossibile potendo contare sulla classe di Cristiano Ronaldo, che l’anno scorso con la sua tripletta permise alla Juventus di ribaltare il 2-0 del Wanda Metropolitano contro l’Atletico Madrid. Proprio CR7 ha suonato la riscossa ai bianconeri contro il Lione realizzando, allo scadere della prima frazione, il rigore del pari. Un altro penalty inventato dall’arbitro che non ha saputo gestire il match inanellando topiche clamorose. Nella ripresa, la Juve ha attaccato ma senza la necessaria incisività, tant’è che c’è voluta un’altra perla del fuoriclasse portoghese per ribaltare il risultato ma non la qualificazione, per ottenerla serviva un altro gol. La Juve ci ha provato a realizzarlo ma con attacchi sconclusionati e velleitari, i transalpini si sono difesi con ordine rischiando relativamente poco. Alla Juve è mancata la ferocia dei tempi migliori, quella cattiveria della grande squadra, semplicemente perché in questa stagione raramente ha dimostrato di esserlo. Proprio per questo la società, già all’indomani dell’inaspettata eliminazione, ha dato il benservito a Sarri, una decisione probabilmente già nell’aria stante la rapidità con la quale è stata ufficializzata. È stato comunicato anche il successore e, a sorpresa, la società ha dato fiducia ad Andrea Pirlo, che doveva occuparsi dell’Under 23 prima di essere “promosso” anzitempo nella Juve maggiore. Si apre un nuovo ciclo per Madama, affidato proprio ad uno dei pilastri della Juve di Conte tornata vincente dopo anni di anonimato.

Gattuso era stato chiaro alla vigilia della sfida di Barcellona: “Sarà come scalare l’Everest”. Un falso storico che la corazzata blaugrana fosse in calo, come possa essere definita abbordabile una squadra che presenta un tridente con Messi, Suarez e Griezmann resta un mistero. Il Napoli avrebbe sicuramente dovuto avere un atteggiamento più concentrato e accorto sebbene l’approccio sia stato positivo. Se Mertens avesse sfruttato quella clamorosa occasione dopo pochi minuti sarebbe stata un’altra storia, è vero, ma non si può ragionare con i se e con i ma. La gara comunque non ha avuto storia, ma perché per trenta minuti il Barcellona è stato un rullo compressore archiviando la pratica con tre reti. La rete del vantaggio siglata da Leglet è stata viziata da un nettissimo fallo dello stesso difensore ai danni di Demme, non averlo avvisato mette seriamente in dubbio l’utilità del Var. Quell’episodio ha tagliato le gambe al Napoli che ha sbandato paurosamente subendo un capolavoro di Messi, con i difensori azzurri a fare le belle statuine, e il 3-0 di Suarez su un rigore provocato da un irriconoscibile Koulibaly. Il peggiore in campo il difensore senegalese, da dilettante l’errore in area di rigore che ha permesso a Messi di procurarsi la massima punizione. Nel momento peggiore, gli uomini di Gattuso hanno tirato fuori l’orgoglio conquistando un rigore. Insigne non si è fatto ipnotizzare dal dischetto riducendo il passivo e dando un senso al secondo tempo. Nei secondi 45′ di gioco, i ritmi si sono notevolmente abbassati con i catalani che hanno gestito il doppio vantaggio facilitati da un Napoli poco arrembante. Ci si aspettava maggiore intraprendenza e lucidità da parte degli azzurri, è andata avanti la squadra che ha meritato dimostrando una superiorità a tratti schiacciante. Ma nessun processo per il Napoli, che ha salvato la stagione aggiudicandosi la Coppa Italia, solo un folle poteva pretendere di dare una spallata ad una squadra grondante fuoriclasse. Le squadre italiane denunciano ancora una volta una certa inadeguatezza nel calcare palcoscenici europei, se chi vince il campionato da nove anni non riesce a superare gli ottavi, figuriamoci le altre. Ci è rimasta l’Atalanta, chissà se riuscirà nel miracolo sportivo di eliminare il Psg.

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