(Los angeles)- È morto all’età di 78 anni il regista David Lynch. Ne dà notizia la rivista Variety, che ha descritto l’artista americano come autore di “film dark e surrealisti” come Blue Velvet, The Elephant Man e Mullahoand Drive“, che ha cambiato la storia del cinema e della televisione anche con la serie Twin Peaks.Lynch aveva rivelato nel 2024 che gli era stato diagnosticato un enfisema polmonare e che probabilmente non sarebbe più stato in grado di dirigere film o serie televisive. La sua famiglia ha annunciato la sua morte in un post su Facebook, scrivendo: “C’è un grande vuoto nel mondo ora che non è più con noi. Ma, come diceva lui, tieni d’occhio la ciambella e non il buco”.
Regista, sceneggiatore, produttore, musicista e artista visivo, Lynch era nato il 20 gennaio del 1946 a Missoula, nel Montana. Sposato quattro volte, negli anni ’80 aveva avuto con Isabella Rossellini una relazione sentimentale con risvolti professionali: lei aveva recitato in uno dei film più celebri di David, il thriller psicologico Velluto Blu del 1986.Tre volte candidato agli Oscar (più un Oscar alla carriera nel 2019), Lynch era famoso per il suo particolare stile cinematografico che fondeva surrealismo, noir e simbolismo onirico: era considerato tra i più influenti maestri del cinema contemporaneo ed era spesso paragonato a Luis Bunuel.
Aveva cominciato come pittore e creatore di shot animati e live action, per poi farsi notare nel 1977 con Eraserhead. Dopo una prima uscita fallimentare nei circuiti commerciali, il lungometraggio divenne un oggetto di culto, tanto da essere proiettato per anni e con successo negli spettacoli di mezzanotte: in quest’opera Lynch lavorò sulle possibilità del cinema di mettere in scena la materia organica e inorganica, mentale e fisica, sovrapponendo diversi livelli di realtàLa serie Twin Peaks e film come Strade perdute fondevano elementi di horror, film noir, giallo e surrealismo europeo classico. Lynch tesseva storie non molto diverse da quelle del suo predecessore spagnolo Luis Buñuel, che procedevano con una logica propria e impenetrabile.
Tributi sono arrivati da celebrità di Hollywood dopo l’annuncio della morte di David Lynch: Steven Spielberg che lo aveva diretto in “The Fabelmans” nel piccolo ma significativo ruolo di John Ford, ne ha evocato non solo i film più famosi ma anche “la voce unica e originale”. “Allora ho imparato a conoscerlo dopo aver apprezzato Blue Velvet, Mulholland Drive e Elephant Man. Era uno dei miei eroi, e aveva la parte di uno dei miei eroi. Tutto questo era surreale, sembrava una scena di uno dei suoi film”. Ron Howard ha ricordato Lynch come “un uomo gentile e senza paura che seguiva il cuore e l’anima e che ha dimostrato come la sperimentazione radicale potesse produrre un cinema indimenticabile”. L’American Film Institute ha a sua volta evocato gli inizi di Lynch come uno dei primi borsisti dell’istituzione che “aveva abitato nelle scuderie della Greystone Mansion durante le riprese del suo film di tesi Eraserhead”. Nei decenni, secondo l’Afi, l’impatto di David sul cinema si è dimostrato indelebile e ha sempre restituito quanto aveva ricevuto”.
