(Roma)- È calato il sipario sullo spettacolo radioso, geniale, conquistante, picassiano, drammatico e caustico di Piera Degli Esposti, sui magnifici 83 anni dell’attrice italiana che ha (ri)scolpito con le parole, col viso, e con la propria immagine spregiudicata e paradossale, una galleria senza fine di autori, di scuole registiche, di sperimentazioni moderne e di ripensamenti classici, rendendo stoica la comicità, e schizoide il repertorio serio.
È morta, a Roma, all’ospedale Santo Spirito, per complicazioni cardiache e problemi polmonari, quest’artista nata a Bologna nel 1938, partecipe d’ogni genere di pionierismo teatrale e cinematografico che dagli anni Sessanta in poi segnò nella Capitale e in Italia l’avvento di culture, tendenze, filoni, flussi e nuovi linguaggi, giungendo in poco più di un decennio alla soglia popolare e intellettuale di portavoce imparagonabile di un Novecento sempre demistificato con gioia, reso meccanico contro ogni retorica, amato da tutti nella sua versione cantilenante.
Piera Degli Esposti era nata a Bologna il 12 marzo del 1938. Il teatro d’avanguardia fu la sua prima passione e i maestri Antonio Calenda, Aldo Trionfo, Giancarlo Cobelli, la portarono sul parco in ruoli che spaziavano dal calssico al moderno tra Shakespeare e Giraudoux, Gombrowicz e D’Annunzio tra lo stabile dell’Aquila e il Teatro dei 101 dove ha incontrato i colleghi Nando Gazzolo e Gigi Proietti. Con “Il conte di Montecristo” diretto del 1966 da Edmo Fenoglio, con Andrea Giordana, arrivò in tv quasi contemporaneamente al suo successo in teatro.
E poi il cinema, Piera Degli Esposti debuttò sul grande schermo grazie a Gianfranco Mingozzi che le fece interpretare il film “Trio”, mentre nel ’68 compone insieme a Tino Buazzelli, Wanda Osiris, Fraco Parenti, Mario Pisu, il colorito cast del “Circolo Pickwick che Ugo Gregoretti dirige in sei puntate televisive, racconta l’Ansa.
La sua è una carriera ricca di successi e grandi soddisfazioni, per anni il set e il palco sono stati la sua casa. Ha recitato in più di 50 film e oltre 20 sceneggiati, è stata diretta dai fratelli Taviani (“Sotto il segno dello scorpione”), da Pier Paolo Pasolini (“Medea”), Gianfranco Mingozzi e Lina Wertmuller, Giuseppe Tornatore (“La sconosciuta”) e Marco Bellocchio (“L’ora di religione” che le valse il primo di tre David di Donatello) e anche da Nanni Moretti in “Sogni d’oro” e da Paolo Sorrentino ne “Il divo”.
Nel 1997 è iniziato il suo sodalizio artistico con Dacia Maraini, l’amica di sempre, che la convinse a scrivere a quattro mani “Storia di Piera”. L’incontro delle due donne, l’una meticolosa analista dell’anima e l’altra narratrice naturale che attinge al vissuto per trasformarlo in creazione letteraria, produce un autentico evento editoriale. “Storia di Piera” è diventata anche soggetto e sceneggiatura, con la complicità di Marco Ferreri che ne fa nel 1983 uno dei suoi film più personali e intensi, ma in cui la mano di Piera Degli Esposti guida e indirizza ogni gesto delle protagoniste Hanna Schygulla e Isabelle Huppert. La vicenda letteraria avrà due seguiti: “Piera e gli assassini” sempre con Dacia Maraini nel 2003 e “L’estate di Piera” (con Giampaolo Simi) appena un anno fa.
Nella sua lunga carriera è stata anche regista d’opera tra le opere ricordiamo “Lodoletta” di Piero Mascagni e una memorabile “La voce umana” di Francis Poulenc.
