ADDIO A TINTO BRASS

Ne danno notizia la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Regista, sceneggiatore, montatore e scrittore è considerato il maestro del cinema erotico italiano

(Roma)- È morto mercoledì mattina intorno alle 10.30 a Roma il regista Tinto Brass. Aveva 93 anni. Ne danno notizia la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Per ora la famiglia prevede per i funerali una cerimonia strettamente privata.  All’anagrafe Giovanni Brass, detto Tino, era nato a Milano il 26 marzo 1933. Con il film “La Chiave” del 1983, il regista si è aggiudicato il titolo di maestro dell’eros sul grande schermo. Nel cast una indimenticabile Stefania Sandrelli. Nel 2010 Brass era stato colpito da ictus. 

La famiglia

  Nato in una famiglia di grandi avvocati ed esperti di diritto, Tinto preferì il cinema piuttosto che seguire le orme paterne. “Tinto”, all’anagrafe Giovanni, era nipote del pittore Italico Brass, sposato con una donna russa con la quale si era trasferito da Gorizia a Venezia, acquistando l’Abbazia della Misericordia, dove esponeva.  Nato a Milano, ma cresciuto a Venezia, anche Giovanni detto Tinto si laurea in Giurisprudenza. Sul finire degli anni cinquanta trascorre un biennio come archivista presso la Cinémathèque di Parigi dove si avvicina agli artisti della nascente Nouvelle Vague. Rientrato in Italia, collabora come aiuto regista con Roberto Rossellini e Alberto Cavalcanti. E da lì non lascia più il cinema.

L’esordio alla regia

  Il suo film di debutto “In capo al mondo” è del 1963, apologia del disagio giovanile che sia stato bocciato dai censori dell’epoca, che gli imposero di rigirare la pellicola da capo. Il film narrava le gesta di un giovane anarchico che stentava a integrarsi nella società con una insofferenza verso il potere. Per protesta Brass cambiò solo il nome del suo primo lungometraggio con “Chi lavora è perduto”. Per una decina di anni il regista continua a firmare una serie di pellicole di vario genere da “Col cuore in gola” del 1967 a “La vacanza” del 1971, ultimo film non “erotico” del maestro.

“La Chiave” e la svolta erotica

 Deciso ad abbandonare il cinema “serio”, o “serioso” come dice lui, per dedicarsi al cinema erotico, è con la “La Chiave” del 1983, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, che Brass diventa il maestro del cinema erotico italiano, spostandosi poi sempre più verso una trattazione sempre più disinvolta dei tabù dell’erotismo. Nel cast una indimenticabile Stefania Sandrelli. Pellicola che ebbe un buon successo di pubblico e di critica, meno tra le femministe che gli rimproveravano una certa considerazione della donna come oggetto. Puntualmente accompagnati da polemiche e scandali, escono poi “Miranda” (1985) con Serena Grandi, rivisitazione de “La locandiera” di Goldoni, e “Capriccio” (1987) con Francesca Dellera.

Gli anni di maggior successo

  Sono quelli di “Paprika” (1991), che lancia Debora Caprioglio, e “Così fan tutte” (1992) con l’esordiente Claudia Koll. Le piccanti discussioni e le roventi polemiche suscitate dai suoi lungometraggi contribuiscono a rendere famose le attrici protagoniste.  A cominciare da “L’uomo che guarda” (1994), liberamente tratto da un romanzo di Alberto Moravia, l’interesse del pubblico per i suoi film sembra invece scemare. Segue la commedia erotica autobiografica “Fermo posta Tinto Brass” (1995) in cui è anche attore come in molti dei suoi film, “Monella” (1998) dove si riprendono parti dello script di “Il macellaio e la fornaia”, “Tra(sgre)dire” (2000) e “Senso ’45” (2002) con Anna Galiena, rilettura in chiave erotica, ambientata a Venezia nel 1945, del racconto di Camillo Boito “Senso”, da cui Luchino Visconti aveva tratto nel 1954 l’omonimo film.

A 70 anni gira “Fallo!” (2003), film a episodi d’ispirazione boccaccesca che in quanto a trama non si differenzia molto dagli altri. Il successivo “Monamour” del 2005 esce direttamente in DVD l’anno successivo. Nel 2013 viene proiettato alla 70ª Mostra del Cinema di Venezia il documentario “Istintobrass”, realizzato dal suo collaboratore storico Massimiliano Zanin.

Le muse di Brass

  Da Sandrelli passando per Claudia Koll, Anna Ammirati, Anna Galiena, Deborah Caprioglio, e poi Francesca Dellera, Serena Grandi, Brass ha lanciato nell’Olimpo delle star del cinema erotico molte attici. Delle sue “donne” ha sempre prediletto il lato B.

Di alcune di loro, al Corriere di Venezia, il regista ha detto: “Anna Ammirati. Bravissima. Ha detto che verrà presto a trovarmi, non mi ha mai rinnegato. Mi ha sempre amato. Stefania Sandrelli: grandissima attrice. Per La Chiave mi proposero Sandrelli che era un po’ dimenticata. Con me è stata bravissima. È venuta poco tempo fa, è stato un pomeriggio emozionante. Deborah Caprioglio. Ho litigato con la mia prima moglie per lei. Era molto calorosa e simpatica. E libera, molto libera. Anna Galiena. Non mi ha amato. Nel primo giorno di riprese, alla fine della prima scena io le ho messo le mani sul seno, le mi ha fulminato. Il film è andato avanti lo stesso, ma il rapporto non ha funzionato. Eppure era stata lei a proporsi”.

Le nozze over 80

   A 84 anni Tinto Brass ha sposato Caterina Varzì, psicoanalista, ex-avvocata e attrice ma soprattutto la donna con cui il legame si era consolidato soprattutto dopo l’ictus che lo ha colpito il 16 maggio 2010: “Mi ha riportato alla memoria e alla vita. Poi deciderò come morire prima di perdere la dignità”, aveva detto . “Quando io non sarò più in grado di badare a me stesso, Caterina sceglierà per me la cosa giusta. Le consegno la chiave della mia vita, sicuro che la girerà al momento giusto”. Con lei viveva in un borgo sulla Cassia, Isola Farnese, vicino Roma, dove ha abitato per anni con la prima moglie Carla Cipriani – Tinta – scomparsa nel 2006. Sorella di Arrigo Cipriani, il patron del marchio veneziano della ristorazione divenuto celebre nel mondo, è stata non solo moglie ma anche collaboratrice di tutta una vita per Tinto Brass. Il loro matrimonio è durato più di quarant’anni e insieme hanno avuto due figli Bonifacio e Beatrice. I due si sono sposati a Venezia nel 1957

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