(Milano)- Il Bitcoin continua la sua corsa al rialzo: ha sfondato quota 33mila dollari (oltre 27mila euro), superando di oltre 10 punti percentuali, in poche ore il precedente record che lo aveva portato a raggiungere la soglia dei 30mila dollari nella mattinata del 2 gennaio. Secondo il sito web di CoinMarketCap, che calcola la media di oltre 20 scambi, veniva scambiato a 32.408 alle 17.41 italiane, mentre Binance, società di scambio di criptovalute, ha registrato un picco della criptovaluta più popolare al mondo del 12,28% a oltre 33mila dollari, prima di scendere a 32.875.
Il software Bitcoin quindi è un sistema ultra-collaudato, ma c’è da osservare che nel 2008 le basi scientifiche, i fondamentali, le tecnologie perché qualcuno sviluppasse una moneta “virtuale”, distribuita e basata sulla crittografia, c’erano tutte. In altre parole, il background tecnico e scientifico ormai era pronto per dare modo a chiunque di avere quel lampo di genio per sviluppare questa “invenzione” incastrando tasselli già esistenti, analogamente a quanto è accaduto con tante invenzioni che si sono viste nella storia dell’umanità.
E’ quindi indifferente chi sia veramente Satoshi Nakamoto, perché molto probabilmente prima o poi ci sarebbe arrivato qualcun altro. Ma quali sono le basi, il terreno “fertile” grazie al quale bitcoin ha potuto germogliare ? Vediamone assieme alcune. Il 31 Ottobre 2008 uno sconosciuto utente che si faceva chiamare Satoshi Nakamoto pubblica in una ancora più sconosciuta mailing list un documento di poche pagine nel quale spiega come potrebbe funzionare una moneta elettronica gestita direttamente dagli utenti.
Il documento “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” non è troppo complesso, ma urta contro una spessa barriera culturale: una moneta che si muove solo tramite internet, che non ha coperture di nessun tipo e che per funzionare non necessita di una banca centrale, non sembra plausibile.
L’idea è cioè troppo rivoluzionaria per essere capita subito, quindi l’autore decide di sviluppare il relativo software per dimostrare che la teoria può essere tradotta in pratica. Passano circa 3 mesi ed il 9 Gennaio 2009 la blockchain, il database che tiene traccia delle transazioni in bitcoin, cioè l’archivio dei pagamenti, emette il suo primo blocco: è la prova che Satoshi Nakamoto (o colui che si cela dietro a questo pseudonimo) ha messo in funzione il programma. Pochi giorni dopo, il 12 Gennaio, Nakamoto riesce ad eseguire il primo pagamento inviando 10 bitcoin, ad un altro utente che si offre di provare il software bitcoin: è Hal Finney, un tecnico informatico californiano esperto di crittografia e noto per aver sviluppato giochi per consolle.
Da allora i PC che ne mondo fanno funzionare il software Bitcoin sono aumentati gradualmente da 2 fino ai 10.000 di oggi e tutti conservano una copia aggiornata della blockchain, ovvero i pagamenti che gli utenti si sono scambiati dal 2009 ad oggi.
