CRISI DELLE CRIPTOVALUTE

La fine di un sogno o il segnale di un cambiamento alle porte?

Quello delle criptovalute doveva essere un mercato finanziario innovativo ed alternativo che avrebbe sfruttato gli enormi progressi tecnologici per produrre democrazia economica, politica e sociale. Una antitesi rispetto al modello aggressivo e speculativo di Wall Street. La moneta elettronica, emessa dai privati, è stata propinata, oltre che come opportunità di investimento, come bene rifugio per i risparmiatori, soprattutto in momenti di crisi finanziarie, guerre, etc. Purtroppo i fatti hanno dimostrato il contrario. La guerra in Ucraina è stato il banco di prova. Come avvenuto in passato, c’è stata la corsa al bene rifugio per eccellenza, l’oro. Le monete digitali, invece, con a capo il Bitcoin, hanno registrato un fortissimo calo. Anche chi, per limitare i rischi, aveva puntato sulle stablecoins (monete digitali agganciate al dollaro), ha avuto una amara sorpresa.

In primis, il crollo storico della stablecoin LUNA/TERRA. In poche ore ha avuto un crollo di oltre il 97% polverizzando miliardi di dollari. Gli analisti hanno rilevato che questo evento somigli molto all’assalto agli sportelli delle banche del Grande Crollo di 90 anni fa. Appare chiaro e confermato che si tratti di un mercato estremamente volatile e non essendo connesso con l’economia reale, le cose possono cambiare in poche ore. Abbiamo visto, di recente, anche semplicemente in base a dichiarazioni di personaggi influenti come il ceo di Tesla, Elon Musk.

Gli investitori old style, hanno sempre espresso pareri negativi su questo mercato delle cripto. Il magnate della finanza americana Warren Buffett, tempo fa, lanciò un monito: «I bitcoin sono veleno per topi». A quanto pare, queste parole si sono rivelate una profezia.

Personalmente, ritengo che, attualmente, i problemi principali legati alle cripto siano 2:
1) Sono sconnesse all’economia reale. Oggi decido di produrre moneta, ne creo una e la metto in circolazione. Il potere di scambio avviene nell’ambito operativo. A grandi linee, con le dovute semplificazioni, come avviene per le fiches al Casinò.

2) Grande energia richiesta per produrle. Il processo di generazione delle criptovalute prevede l’impiego di computer molto potenti e processori ad alte prestazioni con relativi sistemi di raffreddamento molto efficienti ad alta richiesta energetica. L’Università di Cambridge ha stimato che l’elaborazione a livello mondiale della moneta, arrivi a consumare una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno dell’intera Argentina.

Una riflessione importante è che a ben vedere il momento di difficoltà del settore non è a sé stante, dal momento che la flessione riguarda in generale i titoli tecnologici in Borsa. Non vi è dubbio che ci sia una difficoltà generale dei mercati finanziari, dovuta alle turbolenze internazionali causate dalla guerra in Ucraina, con l’accentuarsi dell’inflazione, la perdita del potere d’acquisto delle famiglie ed il sensibile aumento dei costi dell’energia. Tutte queste considerazioni dovrebbero farci riflettere sui probabili scenari futuri. Il mercato delle criptovalute come reagirà quando (speriamo presto) ci saranno contesti storici migliori?

Sicuramente, questo settore andrà rivisto e normato. Infatti, pare che la direzione sia quella di creare un nuovo organismo che sarà incaricato di regolamentare il mercato. Il boom registrato negli ultimi anni dai cripto asset è una delle aree principali su cui le authority sono concentrate in questo momento storico, insieme all’emergenza Covid ed ai cambiamenti climatici.

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