Gentile redazione,
domani sarà il ventinove febbraio, un evento che capita solo una volta ogni quattro anni, un poco come le olimpiadi, Di Maio che azzecca un congiuntivo, o un’intera cena davanti al televisore acceso senza che il cibo mi vada di traverso perché si reclama un rimedio al sanguinamento gengivale, vaginale o anale. In tal senso mi piacerebbe fare ironia sul detto “anno bisesto, anno funesto”, ma non vorrei fare torto a tutti quegli account che al posto dell’immagine profilo hanno il tricolore e che si ostinano a imputare la diffusione del Corona Virus ai porti aperti.
Detto ciò, a questo giro non avrei dovuto scrivervi, considerato che mia figlia è oramai «una bimba grande», come ama definirsi mentre imbocca con il Fruttolo una delle bambole che le ha spedito zia @thebelleyebell. I suoi recenti traguardi infatti consistono nel pedalare senza rotelline, nuotare senza i braccioli, ed evacuare senza avvertire (fino a una settimana fa infatti mezzo paese le sentiva urlare a pieni polmoni «vado a fare la cacca», un’informazione probabilmente utile per una famiglia che abita in una labirintica villetta a quattro piani, e non in un bilocale come il nostro, dove stiamo più stretti di una terza di tette in un push up per seconde).
In ogni caso, tra i tanti traguardi della bambina c’è anche quello di aver dismesso la matita a favore della penna cancellabile, e perciò era sua intenzione scrivervi e dire la sua sull’argomento #briciole. Il problema è che la penna cancellabile è affidabile come una prostituta che si complimenta con il cliente per le dimensioni del voi-sapete-cosa. E quando ha commesso il primo refuso a penna della sua vita, la bambina ha ottimisticamente preso la gomma per rimuoverlo. Avreste dovuto vedere la sua faccia quando si è accorta che la penna cancellabile non cancella davvero. Perciò vi chiedo, gentili sedicenti, qual è stata la vostra delusione infantile più grande?
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