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EMANUELA MARI

Desidero portare un messaggio positivo e parlare delle cose belle

Di Ester Maria Campese

Spazia dalla musica lirica, alla musica popolare napoletana e romana, pop e jazz la cantante e pianista Emanuela Mari, ospite dell’intervista di oggi.

Ha realizzato ed è stata la protagonista di spettacoli ed eventi in cui sono state rievocate anche storie dell’antica Roma. Diplomatasi in pianoforte presso il Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli e in canto presso il Conservatorio di S. Cecilia di Roma, vanta una preparazione musicale che spazia dalla pratica della musica corale sacra e profana (dal Medioevo ai nostri giorni), alla musica lirica (opera e operetta) e popolare (soprattutto napoletana e romana), ma anche quella da camera, pop e jazz. Ha fatto rivivere l’immagine di una Napoli folcloristica, con grande garbo, attraverso le sue tradizionali canzoni accompagnandole con simpatici sketch.

 

 

 

Emanuela ben trovata e grazie per essere qui con noi oggi, ci racconti per i nostri lettori i tuoi esordi?

Gli esordi sono come musicista. Sono infatti una pianista, diplomata al conservatorio di Napoli, S. Pietro a Majella, come dicevi anche tu nell’introduzione. Una volta diplomata è iniziata da subito la carriera in qualità di cantare ed in particolare con la musica polifonica, lirica e l’operetta. Ho sempre anche amato la musica napoletana e ad un certo punto sono tornata proprio da dove ero partito tutto, appunto da Napoli. Ho un grande amore per questa città che è unica. Successivamente sono stata coinvolta in un progetto teatrale e da li ho iniziato a fare spettacoli, ispirati a Napoli, dove cantavo e i miei colleghi recitavano. Canto è recitazione sono stati una magnifica combinazione che da subito ha incontrato il favore del pubblico. I molti consensi riscossi mi hanno convinto a continuare su questo percorso. Ho scoperto che da sempre avevo nel cuore la recitazione e mi sono sentita felice di realizzare questo sogno. Lavorando successivamente con altre compagnie teatrali ho iniziato a fare il cabaret, altro grande amore. Negli spettacoli faccio diversi cambi di abiti di scena che mi aiutano a sottolineare e dare maggior enfasi al personaggio che interpreto, movimentando l’esibizione.

 

 

 

So che tu hai anche ideato e realizzato un tuo spettacolo che è “Femmes”.

Si è stata un’idea nata dal bisogno che avevo di rappresentare la donna e la sua bellezza, ma non nei canoni di quella “in vendita”, ma la bellezza che ogni donna ha in se. La naturale seduzione, fatta di profondità ed eleganza. Si parla tanto oggi della violenza sulle donne e di tante cose brutte, io invece desidero portare un messaggio positivo e parlare delle cose belle.

L’idea poi di concentrarmi sul periodo della belle époque è venuta naturale. Amo la  belle époque perché quello è stato il momento in cui la donna è uscita dal guscio, liberandosi della “gabbia” sociale. La belle époque rappresenta il momento in cui la donna si è liberata dai cliché. Era un’epoca di lusso, di crescita, un momento il cui c’era molta speranza ed il mondo ripartiva.

Ho cercato di esprimere tutto questo in diversi numeri all’interno dello spettacolo in modo da rappresentare le varie sfaccettature della femminilità, non prescindendo anche da un momento burlesque molto elegante,  in quanto non possiamo dimenticare la bellezza fisica, ma con ironia quasi paradossale.

Nello spettacolo c’è anche un numero ispirato alla famosa danzatrice e agente segreto, Mata Hari,  che è anche’essa un’icona appartenente rappresentante l’epoca del fine 800 che esprime la donne nel suo aspetto misterioso.

Il monologo l’ho commissionato a Maria Bongiorno, mentre la scenografie ad un artista, Miguel Angel Acosta Lara, che mi ha concesso di realizzare una gigantografia da una sua opera digitale che rappresenta una donna adagiata su delle rose. Un’immagine che trasmette una grande poesia che ho posto come sfondo, quasi fosse una delicata figura femminile che aleggia su tutto lo spettacolo.

 

 

“Femmes” è stato un format ben ideato ed ha avuto un grande successo

E’ vero, ne vado fiera. Ho ricevuto molti complimenti per questo spettacolo e spero di poterlo rappresentare anche in altri teatri più grandi di Roma, ma anche al di fuori della città capitolina. Questa operetta merita di essere vista da un pubblico diverso anche da quello romano. Lo vorrei infatti portare avanti. Diciamo che Femmes ha fatto un semplice esordio a Roma, ma vorrei arricchirlo ed inserire qualcosa anche di Eleonora Duse, altra donna di grande fascino. Come le donne, anche Femmes è in evoluzione.

 

 

 

Stai per fare uno spettacolo anche con Antonio Delle Donne, come è stata questa esperienza?

Antonio è fantastico e io dico che è davvero una persona irresistibile. In questo Spettacolo “Non so se mi spiego” sarò colei che commenta e che fa anche una sorta di “stacco” tra i suoi monologhi attraverso i miei personaggi. Tra i personaggi che interpreto ci sarà anche una simpatica Marilyn. Lo spettacolo è studiato in modo da poter far fruire il pubblico di bella musica e di momenti di ilarità.

 

 

 

A proposito di Marylin, che differenza c’è con questa indimenticabile diva e le sciantose che interpreti nei tuoi spettacoli?

Per me sono la stessa cosa in definitiva. La sciantosa è una figura femminile conturbante e mangiatrice di uomini in versione fine 800. Le pin up sono la naturale evoluzione della sciantosa. Sono donne più provocanti, più “appetitose” come dico io. La donna degli anni 50 è una donna che si spoglia di più e mostra le sue forme, senza timori. Possiamo dire che la pin up degli anni 50 è la rivisitazione americana della sciantosa. Non dimentichiamoci che proprio le sciantose erano l’attrazione principale dei caffè chantant e che con i loro modi conturbanti erano considerate donne molto affascinanti.

 

 

 

E delle donne di oggi ?

Penso che a differenza dell’uomo che è in totale decadimento, le donne oggi sono in crescita. Il pianeta è in mano alle donne, da tempo, e finalmente qualcuna si intravede anche in posizioni di potere. La donna non è più considerata come “oggetto fisico”, ma spicca per la propria intelligenza. Siamo ad una svolta epocale. Cominciamo a vedere con ottimismo il futuro e perché no, in versione femminile. A mio avviso siamo solo ad un inizio di un cambiamento che andrà avanti per lungo tempo ancora. Ho l’immagine di una donna ideale come estremamente femminile unita ad un’intelligenza superiore che forse talvolta la donna stessa dimentica. Noi dinne abbiamo la capacità e sensibilità di “sentire” e prevedere le cose e sappiamo già come organizzarci. E’ un peccato quando queste qualità sono “usate” in modo decadente e poco lungimirante, piuttosto che in maniera intelligente.

 

 

 

Progetti?

Uno spettacolo sugli anni 50, altro momento di grande apertura e positività della storia. Un periodo che ha portato verso il futuro. Ho scelto gli anni 50 anche perché dal punto di vista musicale è un periodo  che è rimasto più impresso anche all’estero ed in cui l’Italia aveva una precisa identità musicale e non solo.