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EMANUELA MASCHERINI

La passione della storie da raccontare

Di Cristofaro Russo

 

Emanuela Mascherini è attrice, scrittrice e regista.
Nel 2005 si diploma in recitazione presso il Centro sperimentale di cinematografia. Fin da adolescente lavora come attrice in teatro, televisione ed è stata diretta fra gli altri da Francesca Archibugi, Matteo Oleotto, Riccardo Donna, Antonello Grimaldi, Tiziana Aristarco, Robert Carsen, e Anthony Lamolinara. Al suo percorso di attrice si affianca da sempre il percorso di scrittrice influenzato da un forte interesse sociologico, coltivato in ambito accademico con una Laurea in scienze politiche, teorie e tecniche del linguaggio cinematografico. La sua produzione narrativa si caratterizza per l’attenzione e la ricerca espressiva sull’identità femminile scevra da stereotipia e il rapporto uomo-donna, in quanto “esperta nella valorizzazione delle differenze di genere”, e sui temi legati alla contemporaneità. Emanuela ha appena ultimato il nuovo cortometraggio COME LA PRIMA VOLTA (2018) realizzato grazie al contributo di NUOVOIMAIE con il patrocinio di A.I.M.A nazionale (Associazione italiana Malati Alzheimer) che prosegue il lavoro di ricerca sulle esperienze legate al digitale e aggiunge una parallelismo sulla cancellazione della memoria portata in questo caso dall’Alzheimer. Il suo progetto di opera prima TRA LE RIGHE è finalista di OPEREPRIME- Figari Film festival. Nel 2018 vince il premio per l’eccellenza al Toscana Filmmakers Festival.

 

 

 

 

Perché  questo percorso da Regista?

 

Non saprei, sono le storie che hanno cercato me. Come attrice non è sempre facile veicolare contenuti e stare in dei progetti che ti rappresentano davvero. Come autrice e regista ho questa opportunità. Poi mentre ero ancora al Centro Sperimentale di Cinematografia Francesca Archibugi vedendo dei contributi che avevo girato per  il suo progetto “Gabbiani”, che è stato presentato a Venezia nella sezione Orizzonti 2004, mi invitò a perseguire anche questa strada che, a suo avviso, mi esprimeva in maniera efficace.

 

Come nasce il progetto “Come la Prima Volta” ?

 

“Come la prima volta” conclude il percorso di ricerca che ho iniziato con i due lavori precedenti: NEROFUORI e OFFLINE. In entrambi ho cercato di raccontare delle solitudini che si sfioravano senza realmente incontrarsi mai. Ho raccontato “amori fluidi” o “non amori” molto contemporanei. In questo lavoro ho cercato di lavorare per opposizione, esplorando un rapporto, una qualità di amore dal sapore antico che travalicasse  il tempo e lo spazio, oltre i limiti della ragione e soprattutto della memoria. Il tema dell’Alzheimer del quale è malata BEATRICE si intreccia con l’ossessione di OSCAR, suo compagno di una vita, per la conservazione dei ricordi. E’ mentre un’esistenza arriva al suo tramonto oscurando ogni ricordo e ogni identità, l’altra cerca di tenerla in vita e, se non bastasse, riportarla alla luce anche dopo l’assenza. In un racconto in cui la memoria di breve periodo, riprodotta anche dal mondo digitale, viene scippata sia dalla malattia che dagli eventi, in cui un amore antico volge al termine ma ne supera il confine tenuto in vita dall’unica certezza che non può essere estorta: il ricordo di chi rimane. 

 

 

 

 

Il tema dell’Alzheimer non facile da affrontare?

 

Per me il tema dell’Alzheimer era una metafora necessaria a raccontare la qualità di questo tipo di amore. Poi il corto è tratto da storie assolutamente vere, dalla prima all’ultima inquadratura. Quello che mi aveva colpito di queste storie era la caparbietà di certi sentimenti che sopravvivono oltre il dolore più grande. Ho cercato di pormi e porre delle domande su questo. Le risposte no le ho.

La mia esperienza personale l’ho messa a servizio di questa storia e il corto è dedicato a mio padre. Viviamo tempi in cui il dolore è sottratto alla realtà quando è possibile; dagli anni settanta è delegato e arginato da:  ospedali, case di cura private, badanti, cimiteri etc. La verità è che quando c’è un malato grave in famiglia, e non solo di Alzheimer, la famiglia intera si ammala con il malato e anche quando è possibile facciamo di tutto per non delegare o lottiamo fino alla fine per non delegare. Questo credo che restituisca semplicemente il senso della nostra umanità, delegare, per quanto doloroso, è una scelta più semplice che nella realtà non mettiamo in atto quasi mai.

 

Che emozione è stata per te presentare questo film alla Mostra del Cinema di Venezia?

 

Eravamo in selezione al GAI, Giovani Autori Italiani, che si svolge durante la Mostra del cinema di Venezia. L’emozione di presentare un proprio film in certi contesti è che hai la consapevolezza sulla pelle che in quelle sale ci sono passati molti degli autori e interpreti che per te sono di riferimento. E allora è come averli in platea a condividere il tuo lavoro e ti senti in dovere di essere all’altezza di quell’esperienza nel rispetto del tuo e del loro lavoro.

Poi però devo dire ogni contesto dove un lavoro viene proiettato offre delle possibilità impagabili di condivisione. Siamo appena stati premiati al Montecatini Short Film Festival, come miglior corto Vetrina internazionale Fedic, menzione d’onore a Giusi Merli come miglior attrice e inserimento come primo corto italiano all’interno del Montecatini International road show che a noi offre un’ulteriore possibilità distributiva.  Siamo felici e grati per i riconoscimenti che ci sono stati assegnati e ce n’è uno ulteriore che mi ha molto colpita moltissimo. Il giorno della premiazione mi ha fermata una signora del pubblico che mi ha detto “Si dice che la cultura sia quello che rimane quando tutto il resto è stato dimenticato. Sono due giorni che non faccio che pensare al suo corto. Volevo ringraziarla.” Ecco qualsiasi festival, in questo senso, offre a un autore una possibilità di incontro con il pubblico, e quindi di analisi del proprio lavoro, essenziale.

 

 

 

 

C’è un punto di riferimento nel tuo lavoro di Regista?

 

Qualsiasi regista che mi faccia sentire in maniera efficace la differenza che ancora esiste tra cinema, televisione, Netflix e qualsiasi cosa si possa fruire online e che di conseguenza tuteli l’unicità dell’esperienza della sala cinematografica.

 

Come ami trascorrere il tuo tempo libero?

 

Non ne ho molto purtroppo. Cerco di prendermi cura dei miei affetti, di mio nipote, delle cose essenziali che sostengono i miei passi.   

 

 

 

Un sogno nel cassetto da realizzare?

 

Non ne ho. Tutti i sogni sono fuori dai cassetti. In effetti in casa c’è un gran caos. Ma il caos è l’anima della creatività, no?

 

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