
Maria Teresa, tu hai iniziato ad avere successo come giornalista sportiva in tv. Sei stata tra le prime a sfatare quel luogo comune che vorrebbe la donna e il calcio due pianeti diametralmente opposti…
Mi sa che sono stata proprio la prima eh! (ride, ndr). Io ho cominciato nell’84, ma ormai la donna è protagonista delle trasmissioni sportive, di quelle radiofoniche; oggi la donna è persino calciatore, arbitro. Ai miei tempi è stato entusiasmante, il calcio mi ha dato una notorietà pazzesca e tanto successo. Ho vinto il telegatto come “donna dell’anno” e poi la consacrazione con la Domenica sportiva. Sì, ho aperto la strada a tutte le altre fantastiche protagoniste del calcio: da Alba Parietti, alla Clerici, la Diletta oggi.
Ricordi il tuo primo, vincente provino che ti ha catapultato nel mondo del calcio?
Come scordarlo? Sono stata fortunata perché a quel provino ero preparata. Sai, sono nata di fronte a un campo di calcio e quando mi hanno chiesto di fare una telecronaca sono stata in grado di farla perché me lo aveva insegnato il mio papà, già dall’età di 7 anni.
Oggi è cambiato il modo di condurre programmi sportivi, rispetto a quando lo facevi tu?
In realtà, la conduzione si è evoluta perché è cambiato l’approccio con l’argomento” calcio”. Oggi c’è meno sacralità, prima le partite erano tutte di Domenica, non c’erano le numerose telecamere di oggi, esisteva la moviola, e il peso di quello che dicevamo noi giornalisti era molto importante per cui facevamo attenzione. Oggi si può essere un pochino più leggeri, diciamo, si può fare ironia, scherzare con i protagonisti, divertirsi anche. A quei tempi il professionismo giornalistico, da Gianni Brera a Sandro Ciotti, era altissimo e prevedeva una notevole preparazione, non esistevano i mezzi di informazione fruibili come adesso, non c’era internet. In breve, passavamo tutti attraverso un “controllo qualità” impegnativo!
E dei programmi di intrattenimento di oggi, cosa mi dici? Cambiati anche quelli?
Il fatto è che a cambiare è stato soprattutto il genere di programmi. I contenitori di informazione mattutini o pomeridiani ci sono sempre stati, a questi si sono aggiunti i reality che hanno stravolto la televisione a livello internazionale. E dunque, rispetto ai miei tempi, esistono meno intrattenimento e varietà e più programmi brevi, mirati a target precisi: le case, gli abiti da sposa, incontri l’anima gemella, i quali, spesso, non hanno neanche il classico conduttore. Anche il game è sempre esistito, ma prendi Bonolis: con la sua conduzione dissacrante lo rende unico e originale. Diciamo che tra lui e Mike Buongiorno, qualche differenza c’è…
Che programmi ti piace guardare in tv?
Io sono una teledipendente, guardo veramente tutto. Mi piacciono programmi di informazione, o quelli tipo Quarto Grado che entrano nei dettagli della cronaca, guardo Bonolis, il Maurizio Costanzo show. Seguo i reality in tv ma anche attraverso i social. Sono una che fa tanto zapping, ma non per noia, piuttosto per godermi il più possibile.
C’è un programma in tv che quando lo guardi, pensi “Io, questo, lo condurrei alla grande, altroché!”?
Guarda, io sono rimasta molto legata ai miei programmi storici: dallo Zecchino d’oro a Uno mattina, dunque li rifarei volentieri. Per esempio tornerei, domani mattina, a condurre “Ok, il prezzo è giusto” che in America è ancora in onda, pensa. Non sarebbe male farlo in questo momento: una televisione semplice nella quale la gente si diverte, realizzando piccoli sogni. E poi mi piacerebbe realizzare e condurre un programma di informazione femminile, dedicato alle donne, anzi su questo sto già cominciando a lavorarci, in un certo senso.
So che, con la tua casa di produzione, stai promuovendo il video di una canzone “Lividi”, che lancia un messaggio molto forte. Ce ne parli?
Ispirati dalle testimonianze di violenza subìta, raccontate prima da Rosalinda Cannavò e poi da me, nella casa del Grande Fratello, mio marito Roberto Zapp e la cantante NaryMary ( vincitrice di Sanremo New Talent 2019) hanno scritto la canzone “Lividi”, con un testo molto forte: un vero e proprio manifesto antiviolenza. Una canzone di denuncia contro la violenza sulle donne che mi ha commosso, soprattutto il video della stessa, che sto promuovendo nelle radio più importanti italiane. Sai, quando si subisce una violenza, nella donna soprattutto, scattano una serie di meccanismi di difesa dolorosi, come per esempio la vergogna oppure il colpevolizzarsi. Ecco, bisogna lavorare su questo e impedire che continui ad accadere.
A proposito del Grande Fratello, cosa ti ha lasciato quella esperienza?
Mi ha lasciato un bagaglio di followers!(ride, ndr). Sono partita con circa 20mila followers e ora ne ho centinaia di migliaia con un target giovanissimo, quello a cui non sarei mai arrivata se non avessi fatto il Grande Fratello. Nella casa, la gente ha scoperto una nuova Maria Teresa: io ho allacciato tutti rapporti singoli, non ho fatto gioco di squadra o di coppia… in realtà non ho fatto proprio gioco!( ride, ndr)
Oh… ma tante cose! Innanzitutto, a un certo punto, io non ho compreso le dinamiche del gioco o forse non mi è interessato farlo, che senso aveva? Tommaso Zorzi era il vincitore naturale del Grande Fratello e io l’ho capito subito, ho fatto televisione per 40 anni e nella casa mi rendevo conto che, da telespettatore, mi sarei affezionata a una persona con una personalità spiccata come era la sua. Non mi sono proprio candidata alla vittoria del GF, vincere Pechino Express era già stato appagante per me. Ad ogni modo, ho vissuto comunque una bellissima esperienza, soprattutto perché l’ho fatta con mia figlia Guenda. E poi ho creato molte amicizie, nella casa.
E queste amicizie sono continuate,poi, fuori dalla casa?
Beh, sono rimasta in contatto, più o meno, con tutti loro con i quali ci sentiamo spesso, anche se non quotidianamente…
C’è una scelta lavorativa che, col senno di poi, non rifaresti?
Premetto che tutte le mie scelte lavorative mi sono servite, in un modo o nell’altro. Forse quando facevo “Vivere Bene” e mi fu chiesto di lasciare lo spazio mattutino per quello pomeridiano, mi sarebbe piaciuto restare dove ero, ma certe decisioni non sempre erano solo “mie”. E poi, ti dirò, sono felice anche di quelle scelte che non ho mai fatto, non ho rimpianti.
E una scelta nella vita personale di cui ti penti?
Beh, sicuramente non aver deciso di avere il terzo figlio!
Come e dove ti vedi fra cinque anni?
Mi vedo in salute, al mare forse, magari protagonista in un programma di cucina o, chissà, può darsi che sarò impegnata a fare la nonna… ( ride, ndr)
