La sua è una carriera sensazionale, a tratti incredibile, satura di ambizione, testardaggine ma anche di grandi traguardi. Lui è Pasquale Mammaro: il noto produttore musicale e Presidente di Starpoint Corporation, società di servizi che opera nel campo della musica e della televisione. Innumerevoli gli artisti a cui Pasquale ha, praticamente, svoltato la vita grazie alle sue intuizioni artistiche, come nel caso di Diodato con “Fai rumore” e i ragazzi de Il Volo con “Grande Amore”, tuttavia la sua più grande peculiarità è quella di riportare in auge vecchie glorie della musica. Little Tony, Michele Zarrillo, Rita Pavone, Marcella Bella, Ivana Spagna, tre quarti dei Pooh, Donatella, Fausto Leali e Orietta Berti: sono solo alcuni degli artisti letteralmente rinati grazie alla lungimiranza e al fiuto infallibile del produttore romano. Una lunga carriera, la sua, cominciata a 15 anni nelle prime Radio Libere, interamente costellata di successi. Ergo, tutto ciò che Pasquale Mammaro tocca si trasforma in oro!
Ho raggiunto Mammaro in uno dei suoi rari momenti privo di impegni lavorativi e, durante la nostra lunga e interessante chiacchierata, ammetto di essere rimasta più volte in balìa dei suoi innumerevoli ricordi, legati a storie e artisti straordinari.
Pasquale, leggendo la tua biografia, non ho potuto fare a meno di pensare al mitologico Re Mida che trasformava in oro tutto ciò che toccava.Ti ci rivedi un po’?
Ma magari!( ride, ndr) Oddio, qualche volta è accaduto, come no, anche perché la mia carriera è davvero lunga, ho iniziato molto giovane. Avevo 15 anni quando ho cominciato a prestare la voce nelle prime emittenti italiane, parlo del ’75, anni in cui chiunque poteva attrezzarsi e creare una radio da casa, i grossi network sono nati così.
E oggi sei uno dei produttori più noti nell’ambiente musicale…
Beh, devo dire che grazie ai programmi di musica che conducevo da ragazzino, quelli con le dediche telefoniche per intenderci, ero già un piccolo personaggio nel mio quartiere eh… (ride, ndr). Ad ogni modo, è da lì che poi ho iniziato a frequentare le case discografiche, a conoscere e a intervistare i cantanti. Ho capito subito che quello era il mio mondo, così ho deciso di farlo come mestiere. Sono partito da piccole collaborazioni tra case discografiche e radio locali e tour con i vari artisti. Sai chi è stato uno dei primi cantanti che ho incontrato? Proprio Orietta Berti! Spesso l’accompagnavo in giro, ho questi ricordi di me e Orietta, con Osvaldo e i figli piccoli… erano tempi bellissimi, poi ci siamo persi per un po’ di anni, ciascuno ha proseguito il suo percorso.
Infatti tu hai fondato una società di manegement, la Starpoint. Sbaglio o ci credevi solo tu, in quel progetto?
Vero, ci credevo solo io sì…
Praticamente ero tipo Davide contro Golia, un “piccolo” mai legato alle major, ai grossi nomi. Ero visto come uno sfigato che tentava, con grande difficoltà, di lavorare in un ambiente difficile. Però nell’86 mi inventai una prima operazione che mi diede un grande ritorno di immagine: un singolo benefico “Alleluia” cantata dai calciatori: da Gullit a Platinì, Gabrini, Conte che ebbe un grande successo: primo posto in classifica e vendita di oltre mezzo milione di 45 giri, tanto per l’epoca perché era in atto un’evoluzione discografica, uscivano i primi cd. Fu una grande soddisfazione per me, quel progetto lo avevo proposto in giro ed era stato rifiutato da tutte le case discografiche, pensa. Tuttavia fui testardo, chiesi poi aiuto a Pippo Baudo per ospitare questi calciatori nel suo programma di allora:”Fantastico” e fu bellissimo! E io avevo solo 26 anni, ancora un ragazzino ma con le idee ben chiare!
Hai anche prodotto dei programmi televisivi, perché non hai continuato?
Perché producevo programmi con soldi che cercavo in giro, attraverso gli sponsor. Quelle trasmissioni ebbero anche molto successo ma non mi fecero guadagnare niente, anzi. E quindi decisi di concentrarmi sulla musica e cominciai con Little Tony, riportando al successo i suoi vecchi cavalli di battaglia, fino a condurlo alla partecipazione al Sanremo di Chiambretti. In seguito lo riportai, in coppia con Bobby Solo, furono molto acclamati, e ancora in occasione dei suoi 50 anni di carriera.
Pasquale, la tua capacità è proprio questa: riportare in auge le vecchie glorie della canzone. Come riesci a restituire loro “freschezza e modernità”? Da dove cominci?
Non seguo una logica ben precisa. È che io sono davvero convinto che certi artisti abbiano ancora grandi potenzialità: Marcella Bella, Riccardo Fogli, Fausto Leali… fino al caso” Orietta Berti”. Sono tutti cantanti con un glorioso passato, il mio scopo è farlo conoscere alle nuove generazioni. Prendi Eduardo Vianello e le sue canzoni immortali, le conoscono pure i ragazzini di 10 anni! Io comincio sempre da là, dalla rinascita del loro repertorio.
E parliamone, del “caso Orietta Berti”, fino al successo nell’ultimo Festival di Sanremo. Tu hai interamente “ricostruito” il suo personaggio…
Esattamente! Circa 15 anni fa io e Orietta ci siamo ritrovati e abbiamo cominciato a lavorare insieme. Lei era già la Berti, col suo passato di successo, però legata a uno stereotipo preciso: la cantante delle piazze amata dal popolo vintage e poco ben voluta dalla stampa. Il percorso di ricostruzione è stato fatto di scelte, di programmi giusti per lei che potessero “aggiungere” al suo personaggio. Fazio ha intuito le sue potenzialità e infatti è stato determinante per il suo successo. Tuttavia, questo non mi appagava ancora, volevo che Orietta partecipasse a Sanremo con un nuovo brano. Io avevo questa canzone alla quale ho modificato le parole per adattarla a lei. Ad Amadeus è piaciuta l’idea e mi ha confermato la partecipazione con una telefonata giunta in un momento in cui sia io che Orietta eravamo alle prese con il Covid. È stato difficile convincerla, sai, lei aveva paura, era un rischio che non si sentiva di correre. Io l’ho incoraggiata, ricordo di averle detto: “Orietta, il Festival non lo vinceremo ma tu farai una bellissima figura, questo è certo!”. E così è stato: la canzone è entrata nella top ten, Orietta è stata adorata da tutti anche per la sua grande simpatia e mi pare sia stata la vincitrice morale di questo Festival, no?
E ora, dopo il successo della Berti, tutti i cantanti di quella generazione ti cercano…
Sì, continuamente! Ho la fila qui in ufficio, come no!( ride, ndr) .Purtroppo non posso lavorare con tutti, ho gia i miei artisti su cui concentrarmi.
Tu sei anche un vero e proprio talent scout: ricordiamo che Diodato e il Volo devono, alle tue intuizioni, parte del loro successo?
Eh sì, direi proprio di sì. Diodato, per esempio, lo conoscevo pochissimo. Per caso mi sono incontrato col direttore della casa discografica Carosello, il mio amico Dario Giovannini, che mi parlò di questo ragazzo, della sua canzone Vita meravigliosa scelta come colonna sonora da Ozpetec. Mi disse che a Febbraio sarebbe uscito il suo album e io lo incoraggiai a farlo convergere col Festival di Sanremo. Era molto titubante, tuttavia mi fece ascoltare un brano, ne fui colpito e volli farlo sentire ad Amadeus. Decidemmo di riascoltarlo con altri strumenti, erano i primi di Novembre e fu il primo cantante ad essere scelto per il Festival. Lo vinse, naturalmente, e, forse grazie a me, la vita di Diodato cambiò. Ti dirò di più: sono certo che Diodato avrebbe vinto anche l’Eurofestival, lo scorso anno, se non fosse stato cancellato per via del Covid!
E del brano “Grande Amore” de Il Volo, merito tua anche quella vittoria?
Sai, quel brano lo avevo nel cassetto da 13 anni, ogni tanto lo proponevo a qualche cantante ma poi nessuno se la sentiva mai di cantarlo. Era il 2015, Carlo Conti prese in mano le redini del Festival e io glielo proposi cantato da un duo lirico che seguivo in quel periodo. Gli piacque e decidemmo di farli partecipare fra i giovani a Sanremo, ma, solo dopo, mi resi conto che il tenore della coppia era fuori target d’età. A questo punto, Carlo Conti mi propose di darla ai ragazzi de Il Volo che lui aveva contattato ma che tentennavano. Al loro produttore Torpedine, la canzone non convinse, allora mi rivolsi al loro maestro Celso, che la fece provare ai ragazzi e… il resto è storia. Il brano vinse Sanremo, è diventato un successo mondiale ed è il loro primo grande successo inedito. Penso che un po’ la vita sia cambiata pure a loro, anche grazie a me!
Mi chiedo quali peculiarità debba avere un cantante, per attrarre la tua attenzione e aspirare al tuo tocco magico…
Intanto deve saper cantare!(ride, ndr). Ciò premesso, un brano musicale è un po’ come un vestito per l’artista: deve essere su misura .Se sa cantare ma la canzone non è giusta, non succede niente e viceversa. Questa è la formula vincente.
E dei reality/talent dedicati soprattutto a un target giovanissimo, cosa ne pensi?
La verità è che non credo in programmi di questo tipo: in questi anni centinaia e centinaia di aspiranti artisti sono passati nei vari talent, ma pochissimi hanno poi trovat un proprio spazio. Spesso i talent sono una fabbrica di illusioni per questi ragazzi, trasmissioni utili solo alla tv e agli ascolti. Che poi, a pensarci, tutti ‘sti ragazzi sono bravi, un livello alto di preparazione anche… ma rare “personalità”, pochi bucano il video o possiedono la vera “magia” dei grandi Artisti.
Pasquale, ma hai mai pensato di raccogliere aneddoti e i “dietro le quinte” del tuo incredibile percorso, in un libro?
Ti dirò, sono anni che me lo propongono e che ci penso seriamente, e prima o poi lo farò, appena troverò tempo. Con tutti i ricordi che ho, potrei scrivere un’intera enciclopedia, altroché!(ride, ndr)
A cosa stai lavorando in questo momento?
Beh, con Orietta abbiamo una grande operazione in corso che toccherà il punto massimo questa Estate. Canterà un brano con Fedez e Achille Lauro, del quale stiamo girando il video e che uscirà l’11 Giugno. Sarà un successo, il tormentone di questa Estate, vedrai, e sarà presentato in contesti importantissimi! Orietta Super Star!
Dimmi, nel tuo ambiente, esiste più invidia o solidarietà?
Ad essere sincero, spesso l’invidia supera la solidarietà. Personalmente, non conosco proprio questo sentimento, gioisco delle gioie dei miei amici e forse il mio successo sta proprio in questo. La cosa che più mi spiace è che spesso l’invidia nasce laddove i rapporti sono più stretti e intimi, mi sono convinto sia meglio mantenere una sorta di distanza con tutti. Brutto a dirsi, lo so…
C’è una domanda che avresti voluto ti facessi e che non ti ho chiesto?
Devo dire che mi hai fatto tante domande e anche molto interessanti. Forse ne manca una sulla famiglia…
Ecco, una cosa tipo: “Ma questo Mammaro, ce l’ha avuto il tempo di farsi una famiglia, tra un impegno e un altro?
Ma sì che ce l’ho avuto il tempo!( ride, ndr) Mi sono sposato nel 2000, a quaranta anni, ho una figlia che ha compiuto 18 anni e che mi ha dato enormi soddisfazioni nello studio: è un’eccellenza. Pensa, ha fatto domanda per andare a studiare negli Stati Uniti ed è stata accettata da oltre dieci università, lei ha scelto Los Angeles. E dunque a Settembre partirà, l’accompagnerà mia moglie e spero di poterle essere accanto anche io, quantomeno i primi giorni.
Pasquale, come e dove ti vedi fra cinque anni?
A fare ancora quello che faccio, sicuramente rallentando un po’ la mole del lavoro per riuscire a farmi qualche vacanza in più, con la mia famiglia. Certo, aiuterò ancora, con la mia esperienza, qualche altro artista ma probabilmente ascolterò i loro successi, steso al sole, dalle isole Hawaii! (ride, ndr)
