Al centro dell’attività professionale di Gabriella Marano, psicologa clinica e forense nonché criminologa di Latina, vi è sempre stata una profonda curiosità che inizialmente l’ha condotta allo studio dell’Archeologia e successivamente l’ha indirizzata ad approfondire i complessi aspetti della mente umana attraverso studi in psicologia forense, giuridica e clinica. Dal percorso negli studi classici all’insegnamento, anche a livello universitario, fino al conseguimento della seconda laurea magistrale in psicologia. In esclusiva per Twikie, la dottoressa Marano condivide il proprio percorso professionale, arricchito da numerosi dettagli che consentono di approfondire la conoscenza di questa figura eminente nel panorama della psicologia clinica e forense italiana.

Come nasce la sua passione per la criminologia ?
Da piccolissima e la eredito da mio padre. Lui seguiva tutti i programmi e le trasmissioni “crime” ed io gli stavo dietro. Il sabato si sintonizzava sempre, quando lo trasmettevano, su “Un giorno in pretura”. Ricordo che andava in onda tardi e lui mi mandava a dormire, ma io rimanevo a guardarlo, di nascosto, dietro di lui.
Poi insieme commentavamo i casi, io gli facevo mille domande e le sue risposte mi illuminavano.
Invece il suo percorso professionale?
Io provengo da studi classici, ho conseguito una prima laurea alla facoltà di Lettere, con specializzazione in Archeologia classica. Ho proseguito con un Master universitario in Studi antropologici e filosofici diretto dal Prof. Francesco Sisinni, che mi ha provocato grande curiosità e dato una forte spinta verso studi psicologici. Ho così conseguito la mia seconda laurea magistrale in Psicologia e mi sono specializzata in scienze forensi, psicologia giuridica ed investigativa. In passato ho insegnato anche all’università.
Adesso a quale progetto professionale sta lavorando?
Ci sono tanti progetti in ballo, tra questi tre pubblicazioni, tre libri in prossima uscita, uno molto tecnico, altri due trattano invece temi attualissimi di forte impatto sociale.
Ci racconti un ricordo professionale che porta sempre nel cuore?
Porto nel cuore tutte le vite sfortunate che ho sfiorato, ne ricordo sguardi, lacrime e parole. Ricordo le vittime, una ad una, che ho imparato a conoscere attraverso i fiumi di carta d’inchiostro dei fascicoli, ma anche i familiari delle vittime di cui talvolta ho trovato solo l’involucro di un corpo, perché dentro non c’era più niente, solo un grande vuoto, un’enorme assenza, insieme a tanto dolore e disperazione. La ricostruzione di una vita abbattuta da certe tragedie richiede tempo, anni, decenni, a volte non si conclude mai.
C’è un caso di cronaca che l’ha segnata profondamente?
Il caso di Maria Chindamo è sicuramente uno di questi. Mi ha segnato per diversi aspetti: per la ferocia che ha messo in atto chi ha voluto privare questa giovane donna della sua vita; per la motivazione: Maria ha pagato con la vita la sua scelta di libertà, voleva solo essere una donna libera e felice; per la grandezza, la tenacia e il coraggio mostrati dai suoi familiari in una terra difficile: conosco il fratello, Vincenzo, che non si è mai arreso, instancabilmente, quotidianamente ancora oggi lotta per restituire verità e giustizia a sua sorella.
Invece di cosa si occupa l’associazione La scuola di Atene che presiede?
La mission dell’Associazione è dare sostegno legale e psicologico a giovani e famiglie in difficoltà, che vivono drammi quali violenze, abusi, maltrattamenti che chiaramente non possono gestire da soli. Facciamo tanta attività di prevenzione, attraverso progetti nelle scuole di tutta Italia, convegni, seminari, corsi.
Un progetto futuro che vorresti realizzare?
Ne ho tanti, anche al di fuori del mio lavoro. Mi piacerebbe sicuramente dare qualcosa a chi non ce l’ha, a chi è nato nella culla sbagliata, a chi è stato meno fortunato di noi. Penso ad un grande progetto e chi mi conosce da vicino lo sa: sarà in nome di mio padre, di quell’uomo che ha sempre detto a me alle mie due sorelle: “non dimenticate mai gli ultimi, date se potete, aiutate chi ha bisogno”.
Nella sua carriera professionale c’è un punto di riferimento ?
Sì, il suo nome è Nicodemo Gentile, uno dei più grandi avvocati penalisti che il nostro Paese conosca. Per me è stato guida e maestro e lo è ancora oggi.
Come trascorrerai questa torrida estate 2025?
Probabilmente ad Agosto accompagnerò mio figlio in Serbia per un torneo di pallanuoto: a fine giugno rientra a casa dopo un anno di studi in Canada, per cui ho un bel po’ di tempo da dover recuperare con lui!!! E poi ancora non lo so, sono quella dell’ultimo momento, difficilmente programmo le vacanze… e la vita!
Come ama trascorrere il tuo tempo libero?
D’inverno vado al mare; il suo rumore, il suo movimento, la sua immensità mi concilia con me stessa, mi rigenera, mi rilassa, mi rimette al mondo. Mi piace poi scoprire paesini sperduti, immergermi nella natura, visitare mostre e musei. Ho anche una passione, quella di entrare nella case abbandonate, dove la vita a un certo punto si è fermata: so che può essere pericoloso, ma mi incuriosisce capire chi ha vissuto quelle mura un tempo, scoprire i segni che ha lasciato, immaginare com’era scandita la vita di quella famiglia di cui resta solo una tazza su un tavolo logoro o un vecchio camino distrutto dal tempo.
Che rapporto ha con i social network?
Oggi li uso quasi esclusivamente per lavoro, ho imparato a tenere per me i momenti della vita privata.
Tre cose assolutamente importanti nella tua vita a cui non può rinunciare?
“Famiglia, lavoro e amicizia. I miei figli, Diego e Vittoria, sono tutto e più di tutto per me. Amo le mie sorelle, Roberta e Giuliana, nei momenti di vita più duri ho trovato la loro mano e i loro silenzi accoglienti; c’è poi un forte legame che va anche oltre la morte con mio padre Claudio, che è stato per me un grande punto di riferimento, uomo solido e strutturato: mi rivolgo spesso a lui, gli parlo, lo cerco; e poi ci sono tantissimi amici, persone care con le quali condivido anche il lavoro, ma nella mia vita privata ed intima entrano davvero poche, pochissime persone”.
Se non avessi intrapreso questo percorso professionale oggi chi saresti?
“Sono una ribelle, non sto mai ferma, mi chiamano “zingara… nomade”, non faccio in tempo a raggiungere un obiettivo che dietro l’angolo ne ho già altri certo. Sono affamata di vita, che vivo con passione e con sentimento, per cui non escludo che sarei in un posto sperduto dell’Africa, in un villaggio, ad assoporare quella cultura, quella vita povera e a regalare qualche sogno”.
Photo Credits: Instagram gabriella_marano – gabriellamarano.it
