Nata con l’atresia polmonare a setto intatto, cardiopatia congenita rara e complessa, Kefàli si schiera da sempre in prima linea per sensibilizzare giovani e meno giovani sulle tematiche dell’accettazione e dell’inclusione, e dopo aver fondato l’Associazione La Musica del Cuore ed aver scritto il suo primo libro in cui racconta non soltanto la malattia e la connessione spirituale con gli altri pazienti, ma trasmette anche un importantissimo messaggio di speranza, gioia e sicurezza, mostra al pubblico la parte più autentica, intima e sincera del suo percorso, allontanandosi dalla rincorsa di canoni estetici imposti, per avvicinare tutti noi alla riscoperta della nostra straordinaria bellezza personale. . Abbiamo fatto due chiacchiere con lei , per farci raccontare questo nuovo innovativo progetto muiscale dal titolo “Oro ” Un brano dal fortissimo valore emozionale, in grado di sfiorare e accarezzare le corde più profonde del nostro universo interiore e di sanare, con la terapia dell’accettazione e della condivisione, tutte quelle ferite che altro non sono che un’opera d’arte che ci ricorda la meraviglia sita nell’essere vivi.
Tre cose nella tua vita a cui non puoi rinunciare?
“Il cibo, assolutamente ahah, la musica e il cinema”.
Come nasce la passione per la Musica?
“È una storia divertente. Mia mamma era in travaglio da 14 ore e io non volevo nascere, le infermiere disperate non sapeva più come aiutarla, finché una di loro decise di accendere la radio. Una canzone celtica di 6 minuti, mai più riascoltata, partí e nel giro di pochi minuti naquí. Da quel momento in poi per me la musica è stata la mia ancora di salvezza in moltissime occasioni. Dalle mie operazione, dove letteralmente mi ha salvato la vita a tutti quei momenti in cui non sapevo esprimere quello che avevo dentro o che gli altri non riuscivano a capire. Per me la passione per la musica è più di una semplice passione, è proprio intrinseca nella mia vita”.
Invece il nuovo singolo “Oro “che cosa rappresenta?
“Oro rappresenta rivincita e accettazione”. Ho scelto la tecnica del Kintsugi proprio perché in Giappone quando una ceramica si rompe non si butta, anzi si valorizza aggiustandola con l’oro. Questo perché l’unicità del pezzo viene celebrata, rendendola ancora più preziosa. Le nostre cicatrici rappresentano il nostro vissuto, chi siamo e per molti anche l’unica ragione per cui sono con noi oggi. Per me è importante dare un messaggio forte a livello sociale, non voglio più che siano segno di vergogna e un qualcosa da nascondere. Penso che sia arrivato il momento di celebrarle e di dare loro rilievo mediatico, anche per tutte quelle persone che si sentono sole e diverse, quando dovrebbero essere orgogliose delle lotte superate.Questa canzone è per loro e per le nostre bellissime imperfezioni.
Come nasce questo nuovo progetto musicale?
“Nasce dal desiderio di dare voce ad un qualcosa che avevo dentro da tempo. La nascita dell’associazione e vedere prendere vita delle immagini e delle idee che erano solo nella mia testa, rappresenta una delle soddisfazioni più grandi della mia vita. Forse non sarà la hit del momento o la canzone più bella del mondo, ma per me significa tutto. Significa Costanza, resilienza, credere in me stessa e nel potercela fare. È un po’ il mio modo di dire questo è quello che amo, che faccio e chi sono”.
Un progetto futuro da realizzare?
“C’è uno spettacolo che ho scritto chiamato “Dietro le mie cicatrici” che sarà in tournée in Inghilterra, Stati Uniti e Italia da quest’estate. In più a fine giugno il libro in cui racconto la mia storia sarà finalmente sugli scaffali delle librerie d’Italia”.
Oltre alla musica, altre tue passioni?
“La recitazione è l’altra faccia della medaglia per me. Amo entrambe allo stesso modo e mi portano una gioia e una libertà che non provo con nessun’altra cosa. Amo anche disegnare, e le lingue sono la cosa che mi incuriosisce di più, tanto che da un paio di anni insegno online italiano e inglese, con un seguito social numeroso”.
C’è un ricordo particolare lavorativo che non dimenticherai mai?
“È stato uno dei miei primi spettacoli professionali a NY, ero una delle protagoniste dello spettacolo intitolato “The Other Place” di Sharr White, una sceneggiatura sulla demenza senile. Finita la prima, c’è stata un’ondata di persone che sono venute a congratularsi con me per la performance e per quello che ho fatto provare loro mentre guardavano lo spettacolo prendere vita. In quel momento ho capito che questo sarebbe potuto essere il mio destino e tra alti e bassi, sono ancora qui a perseguire questa carriera”.
