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GREEN BOOK DI PETER FARRELY

Visti da Noi - la recensione di Giuseppe Christian Gaeta

 

Di Giuseppe Christian Gaeta

 

Arriva anche nei cinema italiani “Green Book” candidato a 5 oscar  e vincitore di 2 Golden Globes per miglior commedia musicale e per il miglior attore non protagonista. Siamo nell’America dei primi anni ’60, Gli Stati Uniti D’America di J.F.K. Presidente, ma anche del Sud razzista, governato da suprematisti bianchi, dove impera il Ku-Klux-Klan e dove i “neri” (i negri si sarebbe detto al tempo) subiscono ancora la segregazione razziale per legge (!).  Accade che il virtuosissimo e famosissimo pianista e concertista nero Don Shirley (Mahershala Ali) debba fare una tournée proprio nel Sud razzista degli States. Accade che scelga come autista per il viaggio Tony Vallelunga, detto “Tony Lip” (Viggo Mortensen) tuttofare italiano in odore di “Cosa Nostra” per fargli da scorta e “guardaspalle”.

 

 

                                                                        

 

I due non potrebbero essere più diversi: raffinatissimo, colto, affettato, e rispettoso delle leggi il concertista, buzzurro, sboccato, strafottente, ignorante e prepotente l’italiano. Oltre che razzista. I due caratteri faranno scintille, si confronteranno e si SCONTRERANNO più e più volte durante il viaggio, dando luogo a siparietti spassosissimi, come anche ad intermezzi ben più seri. E se il primo tempo parte a razzo come una commedia, nel secondo si “vira” verso il dramma, quando tutti e due dovranno scoprire, loro malgrado, quanto sia ancora incredibilmente RAZZISTA il Sud degli States in quegli anni.

 

                                                                   

 

Anni in cui il miglior concertista del mondo non può pisciare o mangiare nello stesso locale dove è stato acclamato come un fenomeno solo un secondo prima mentre suonava….il viaggio li farà incredibilmente riavvicinare e commuoverà lo spettatore nella parte finale. Tratto da una storia vera certo, ma il modello resta anche lo spettacolare “A spasso con Daisy” del 1989 con una Jessica Tandy da Oscar (regolarmente vinto) e un grande Morgan Freeman allora ancora giovane virgulto della nuova hollywood.Presenta un grande Mahershala Ali che credo  vinca anche l’oscar come attore non protagonista. Unico neo, forse la troppa “gigioneria” di Mortensen che come italio-americano mafioncello riesce a convincere solo a metà, e la rappresentazione troppo stereotipata e piena di luoghi comuni sugli italo-americani del tempo, figlia chiaramente di Coppola e Scorsese. D’altronde ce la siamo anche un po’ cercata…. Un bel film per ridere e riflettere. Promosso a pieni voti.