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Ilaria Borrelli

La regia di una vita


Ilaria Borrelli, napoletana d’origine ma residente in Francia, ha frequentato dapprima l’Accademia di Arte Drammatica “Silvio D’Amico” e successivamente gli “Actor Studios”, creandosi così un solido background in recitazione. Laureata in sceneggiatura alla New York University, ha conseguito inoltre il diploma in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Una donna con l’arte nel sangue, insomma. L’abbiamo intervistata per farle raccontare le sue passioni.

Ci racconta qualcosa di lei?
Sono anzitutto una scrittrice, ma sempre più spesso ormai mi capita di svolgere ruoli da regista e da attrice.

Come avviene il passaggio da attore a regista?
Credo sia una conseguenza naturale della mancanza di ruoli ben costruiti e definiti per le donne.

Ci parli del suo film “Talking to the trees”
Il film parla di una donna che scopre il marito con una bambina in un bordello in Cambogia e decide di salvarla. Questo pellicola ha il sostegno dell’Unicef e di Amnesty International ed è stata proiettata presso il Parlamento Europeo a Bruxelles e due volte al Palazzo delle Nazioni Unite come film simbolo durante la giornata mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori, vincendo inoltre il “Best Film Awards” a Los Angeles, il premio come “Miglior film” al “Women’s International film festival” di Miami ed ottenendo ben cinque nomination al “Madrid International film Festival”. La pellicola ha avuto distribuzione in Italia grazie alla “Stemo Distribuzione” ed alla “Be Crispy Entertainment”. In Francia è stata distribuita in 160 sale cinematografiche e dal prossimo mese di Marzo uscirà anche nelle sale americane.

Quali sono le sue passioni extra-lavorative?
Amo giocare con i miei figli e passeggiare per ore sulla spiaggia.

Come è vivere in Francia?
Per il lavoro direi decisamente meglio, da un punto di vista umano, invece, direi peggio.

Cosa le manca del nostro Paese?
Sicuramente il sole e poi le amiche.

Progetto futuro che vorrebbe realizzare?
Un film in Africa sul matrimonio forzato. Sarebbe per me un grande progetto da poter realizzare.

Quali sono i suoi punti di riferimento professionali?
Adoro Malick, Innaritu ed Amenabar.

 

Fotografie a cura di Barbara Ledda

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