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JFK LA LEGGENDA CONTINUA

JFK LA LEGGENDA CONTINUA

Di Giuseppe Cristian Gaeta

J.F.K. l’acrostico magico. Da sempre, negli U.S.A. , ha un solo significato. John Fitzgerald Kennedy. II 35º presidente degli Stati Uniti d’America. Il più leggendario dei Presidenti. Eternato dalla (strana) morte violenta. Da uno degli omicidi più oscuri della storia della politica americana e mondiale. Da quel 22 novembre 1963 l’America, i Democratici e mezzo mondo cercano un suo erede. Prima fu Bob, suo fratello, ex ministro della Giustizia e praticamente vincitore della nomination democratica del 1968. Si fermò secondo i più a un passo dalla Casa Bianca, ucciso come il fratello John da un killer folle e solitario secondo la storia ufficiale. Molti altri ci vedono un vero e proprio complotto (soprattutto abbinato all’assassinio nello stesso periodo di Martin Luther King suo storico alleato nelle battaglie dei diritti civili). Dunque una maledizione oscura “grava” sulla famiglia più famosa, potente e sfortunata d’America ? Nessun Kennedy potrà mai sedersi su quella poltrona alla Casa Bianca ? Così sembrerebbe. Il primo dei 3 fratelli Kennedy, Ted Kennedy, vide per sempre azzoppata la sua corsa politica alla Presidenza da un misterioso incidente d’auto in cui perì la sua segretaria dell’epoca. Si parlò di sesso, alcool e altre questioni compromettenti.

Strada sbarrata per lui dunque. In realtà provò la corsa alla nomination nel 1980 ma fu superato facilmente da Hart e Mondale. Non era più il suo tempo. Conservò comunque fino alla morte il suo seggio in Senato in Massachusetts, che, come detto, fino alla sua scomparsa nel 2009 fu una roccaforte Democratica totalmente inespugnabile. E dopo ? Dopo fu la volta di John John Kennedy. Figlio di John Fitzgerald, bello , elegante, avvocato, giornalista, carismatico. Il più “kennedyano” di tutta la genìa dei Kennedy dopo John e Bob. Smentisce più volte di voler entrare in politica. Ma non è vero. E’ strategia. Sul punto di candidarsi “a sorpresa” alla corsa Presidenziale finisce ucciso in modo violento (e tre! Ma tre indizi non fanno una prova ? ) in un indecifrabile incidente aereo a Martha’s Vineyard, 16 luglio 1999. Incidente dicevamo. Così si disse. Solo che i ben informati dissero che i rottami del suo aereo privato erano sparsi su di un’area troppo grande perché potesse parlarsi di semplice cedimento strutturale. E allora ? E allora ordigno, bomba, esplosivo. Forse. Perché ? Ma perché era un Kennedy dicono i maligni, e nessun Kennedy potrà e dovrà mai sedersi alla scrivania dell’Ufficio Ovale che fu di John. Perché da quella posizione potrebbe pretendere di voler aprire davvero tutti gli archivi ? Chi sa. In fondo potrebbe essere solo sfortuna. Sfortuna di famiglia. Dopo di lui altri Kennedy hanno fatto carriera politica. Fermandosi però al Senato o alla Camera. E oggi ? Oggi a 20 anni dalla morte di John John si riapre, forse, uno spiraglio per un Kennedy alla Casa Bianca. Joseph «Joe» Kennedy III, 37 anni, nipote di Bob e pronipote di JFK, si visto affidare dal partito Democratico nientemeno che la risposta praticamente ufficiale che il Partito ha dato a Trump e al suo primo “Discorso sullo stato dell’Unione” come Presidente USA.

A parlare in tv per contraddire e contrastare le parole del Presidente, una consuetudine per l’opposizione statunitense, infatti è stato l’altro ieri Joe Kennedy III, deputato USA dal 2012 in Massachusetts feudo dei Kennedy, ascende oggi, virtualmente (forse) al ruolo di sfidante ufficiale alla nomination Democratica per le elezioni previste fra un triennio e a contraltare di Trump dal punto di vista ideale e ideologico: laddove Trump propugna la “chiusura”, i “Muri”, il “neo-protezionismo” , “L’ America first”e la rottura con buona parte del mondo occidentale Israele esclusa, Kennedy parla di “apertura”, “Dreamers”, “American Dream”, recupero della centralità americana sullo scacchiere mondiale e rispetto degli alleati. In un partito allo sbando e spesso ridotto sulla difensiva dalla scottante e inaspettata sconfitta del 2016 per mano di Trump, i notabili democratici potrebbero affidarsi al congnome-feticcio per rilanciare le loro possibilità in vista delle importanti elezioni di mid-term e più in là per le Presidenziali del 2020. In fondo nel voto popolare Hillary era arrivata davanti a Trump perdendo la presidenza per via della sconfitta negli Stati-chiave e del sistema dei delegati americano. In ogni caso per Joe Kennedy III non sarà affatto facile: innanzitutto la popolarità di Trump resta, seppur in ribasso, abbastanza alta : nel sondaggio di fine anno era secondo solo a Obama.

Poi la questione economica: da quando è alla Casa Bianca la Borsa di Wall – Street ha segnato sempre nuovi record e i posti di lavoro sono in aumento. E gli americani sono molto sensibili alle questioni economiche quando si parla di Presidenza. Trump potrebbe perdere il “mid-term” ma restare fortemente competitivo per le elezioni Presidenziali del 2020. Poi c’è il fatto che ha già sconfitto i Bush con Jeb nella corsa alla nomination di 2 anni fa e i Clinton alle elezioni. Quindi non ha paura delle dinastie. E infine, per Joe III c’è quella “mano oscura” del destino (?) che ha impedito, perlopiù violentemente, ad ogni Kennedy di arrivare alla Casa Bianca dopo la morte del mitico John. Toccherà a Joe III sfatare il malefico tabù? Di sicuro c’è che uno scontro Trump/Kennedy sarebbe tutto da vedere e davvero difficilmente pronosticabile nel suo finale. Staremo a vedere….

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