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Johan Cruijff

Il leggendario poeta del “Calcio Totale”

Di Rino Scioscia

Con Ajax e Barcellona ha vinto tutto, da giocatore e allenatore, sfiorando il Mondiale con l’Olanda nel ’74. 20 anni di carriera stellari, Talmente grande che anche un asteroide è stato ribattezzato Cruijff in suo onore e che per l’Olanda è un simbolo che va oltre il calcio, eletto nel 2004 come sesto olandese più grande della storia.

Titoli vinti con i club

– 9 Eredivisie (8 con l’Ajax, una col Feyenoord)
– 6 Coppe d’Olanda (5 con l’Ajax, una col Feyenoord)
– 1 Liga (Barcellona)
– 1 Coppa di Spagna (Barcellona)
– 3 Coppe Campioni (Ajax)
– 1 Coppa Uefa (Ajax)
– 1 Coppa Intercontinentale (Ajax)

Titoli individuali

– 3 Palloni d’Oro (Ajax e Barcellona)
– Calciatore olandese dell’anno
– 2 volte capocannoniere della Eredivisie
– MVP del campionato NASL (North American Soccer League)

Titoli da allenatore

– 2 Coppe d’Olanda (Ajax)
– 1 Coppa di Spagna (Barcellona)
– 4 Liga (Barcellona)
– 3 Supercoppa di Spagna (Barcellona)
– 1 Coppe dei Campioni (Barcellona)
– 2 Coppe delle Coppe (Ajax, Barcellona)
– 1 Supercoppa europea (Barcellona)

Titoli individuali da allenatore

– Allenatore dell’anno (1987)
– Panchina d’argento (1990-91)
– 2 Premi Onze al migliore allenatore europeo dell’anno.

Ricordare la figura del più grande calciatore europeo di tutti i tempi, significa inevitabilmente passare dalla storia alla leggenda; e per descriverne le gesta tecniche, non basta affidarsi al semplice racconto, ma c’è bisogno di declamare una vera poesia.

Quelli che hanno vissuto la rivoluzione sociale, culturale, addirittura epocale del ‘68 europeo, non possono non ricordare che, proprio a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, anche nel calcio il vecchio continente ha assistito, meravigliato ed estasiato, ad un cambiamento “copernicano”, con l’affermarsi, prima con l’Ajax e poi con la nazionale olandese, del cosiddetto “Calcio totale”.

Questo calcio rivoluzionario, non solo sul piano tecnico e tattico, ma anche culturale, proposto da calciatori “universali”, in grado, cioè,  di occupare più zone del campo e di interpretare più ruoli nel corso della stessa gara, fu creato dalle geniali intuizioni tattiche di un autentico santone del calcio mondiale, Rinus Michels. Ma, ad “incarnare” sul campo la filosofia del grande tecnico olandese, fu Johan Cruijff,  ancora oggi considerato il migliore fuoriclasse europeo di ogni epoca.

Nato  il 25 aprile 1947 a Betondorp, un quartiere periferico di Amsterdam, quello che sarebbe stato chiamato il “Pelè bianco” (come definì Cruijff l’indimenticato giornalista italiano Gianni Brera), sin da bambino mostrava di possedere un talento fuori dall’ordinario. Ad appena dieci anni fu notato da Vic Buckingham, allenatore della prima squadra dell’Aiax. Il tecnico dei “Lancieri” vide in quel ragazzino il futuro fuoriclasse e pensò subito a farlo crescere robusto, potenziandone soprattutto la muscolatura,  facendolo allenare con dei sacchetti di sabbia, del peso di quattro chili, infilati nella tuta. Un espediente “rudimentale” che però portò i suoi frutti, perché il ragazzino cominciò ad acquisire la forza necessaria per farsi valere. Che Buckingham ci avesse visto giusto con quell’aspirante campione, lo dimostrarono gli anni del suo sviluppo fisico e mentale: Johan si fortificò nel fisico e soprattutto nella personalità, proiettandosi alla conquista del calcio olandese.

 

 

 

Entrato a far parte del settore giovanile dell’Ajax, a 14 anni Cruijff vinse il suo primo campionato ufficiale, mettendo a segno caterve di gol, addirittura 74 in una sola stagione. Gli anni passavano ed il ragazzino continuava a stupire, cosi arrivò il gran giorno del suo debutto nella prima squadra: era il 15 novembre del 1964, nella partita del massimo campionato olandese Groningen – Ajax , che si concluse con il risultato di 1-1. Nella partita successiva, quella che l’Ajax vinse in casa 5-0 contro il PSV, Johan mise a segno il suo primo gol nella massima serie olandese.

Ma la prima stagione del futuro fuoriclasse mondiale non andò bene per la sua squadra. Infatti, nel gennaio del 1965, dopo una pesantissima sconfitta in casa contro i rivali storici del Feyenoord (4-9),  e dopo il pareggio nel derby di Amsterdam con il DWS, con l’Ajax relegato nella zona retrocessione, i dirigenti decisero di esonerare Buckingham.

Nessuno poteva immaginare che quell’esonero sarebbe stata la fortuna di Cruijff e della sua squadra; è sì, perchè alla guida dei Lancieri arrivò Rinus Michels, vale a dire colui che, come si diceva innanzi, avrebbe rivoluzionato il calcio olandese ed avrebbe tracciato un solco indelebile nel calcio mondiale, con l’ormai leggendaria innovazione, sia tattica che culturale, del calcio totale.

Michels e Cruijff insieme, costituirono quel binomio che avrebbe rifatto la storia del calcio del Vecchio Continente. Dopo la salvezza nel campionato 1964-65, questa accoppiata favolosa diede la stura ad un incredibile ciclo di successi, con tre campionati consecutivi ed un coppa olandese e con l’asso di Amsterdam che segnò gol a grappoli: ben 33 su 30 gare nel campionato 1966-67.

 

In quelle stagioni, Rinus Michels costruì i prodromi di un’escalation di successi che avrebbero portato l’Ajax  a conquistare ben tre Coppe dei Campioni agli inizi degli anni Settanta. Ma già nella finale della massima competizione europea per club,  raggiunta per la prima volta nel 1969,  ancorchè persa nettamente (1-4) dai Lancieri olandesi per mano del mitico Milan del Pallone d’oro Gianni Rivera, il dinamismo, la velocità, la grande tecnica e personalità del “Pelè bianco” si imposero all’attenzione di tutta la stampa sportiva internazionale.

La prima Coppa dei Campioni fu conquistata dall’Ajax al termine della stagione 1970-71, allorquando i Lancieri batterono con il classico risultato di 2-0 i greci del Panathinaikos, allenato da un’altra grande leggenda del calcio europeo, l’ungherese Ferenc Puskas. In quella finale, Johan Cruijff fornì l’assist per il gol di Arie Haan. Al termine dell’anno solare 1971, il “Pelè bianco” fu giudicato il migliore calciatore europeo, ricevendo il suo primo Pallone d’oro.

La stagione successiva fu straordinaria per i Lancieri che vinsero su tutti i fronti: Campionato olandese, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale. In particolare, la finale per la massima competizione europea si tinse di gloria per il Pelè bianco, che a Rotterdam, contro l’Inter di Sandro Mazzola, nonostante la feroce marcatura ad uomo di un giovane e grintoso Lele Oriali, fu autore della doppietta con la quale l’Ajax superò la squadra milanese.

 

Ma anche l’annata seguente non fu per niente avara di gloria per l’Ajax ed il suo grande fuoriclasse, che si aggiudicarono l’ennesimo campionato olandese, e  conquistarono per la terza volta consecutiva la Coppa Campioni, quest’ultima ottenuta ai danni di un’altra squadra italiana, la Juventus, nella finale del 30 maggio 1973 a Belgrado, grazie ad un gol dell’attaccante Johnny Rep.

Ormai “sazio” di vittorie in terra olandese, nell’estate del 1973 Johan Cruijff decise di tentare l’avventura spagnola, anche perché, qualche anno prima, aveva promesso all’allora presidente del Barcellona, Agusti Montal, che, non appena la Spagna avesse riaperto le frontiere, lui sarebbe stato disponibile per indossare la casacca dei Blaugrana.

Ma il passaggio di Cruijff alla società catalana fu assai difficoltoso perché l’Ajax aveva promesso il suo fuoriclasse al Real Madrid. Il Pelè bianco puntò i piedi ed affermò che se gli fosse stato impedito di approdare al Barcellona (dove ad attenderlo a braccia aperte c’era il grande Rinus Michels), avrebbe addirittura detto addio al calcio giocato. Da allora ebbe inizio un clamoroso braccio di ferro tra le due acerrime rivali spagnole, che si chiuse felicemente per Cruijff, che passò al Barcellona a stagione inoltrata, nell’autunno del 1973, per una cifra astronomica. Per l’occasione, una grande società inglese assicurò le gambe dell’asso olandese per una somma equivalente a circa due miliardi e mezzo di lire.

A causa di varie vicissitudini burocratiche, l‘esordio dell’asso olandese con i Blaugrana avvenne soltanto il 28 ottobre 1973, quando i Catalani, che non vincevano una Liga spagnola addirittura da 14 anni, erano relegati in penultima posizione, con 3 sconfitte in sole sette gare disputate. Cruijff debuttò in Barcellona-Granada, ed i Blaugrana, grazie ad una sua doppietta, vinsero nettamente quella partita.

Da allora ebbe inizio un campionato completamente diverso per il Barcellona, che prese a vincere con incredibile continuità. Memorabili furono le vittorie contro le due squadre di Madrid, la prima, 2-1 contro L’Atletico , che consegnò alla storia del calcio un gol  fantastico di Johan con una rovesciata di tacco, che gli valse l’appellativo di “Olandese volante”; la seconda, con uno squillante 5-0 ai danni del Real. La stagione 1973-74 si chiuse in maniera trionfale per i Catalani, che, grazie a Cruijff (che mise a segno 16 reti) tornarono ad aggiudicarsi la Liga.

L’asso olandese, anche in ragione dell’eccellente campionato del Mondo del 1974 in Germania Ovest, disputato con la maglia dell’Olanda (che si arrese soltanto in finale contro i padroni di casa), alla fine di quell’anno solare si aggiudicò nuovamente, per la terza volta, il Pallone d’oro. Quella stagione segnò il punto più alto della parabola di successi personali di Johan Cruijff, che in seguito avrebbe incontrato più delusioni che gioie.

 

 

Il Barcellona, nel campionato seguente, non riuscì a ripetersi e dovette accontentarsi del terzo posto dietro al Real Madrid e al Real Saragozza. La fase discendente dei successi del Pelè bianco cominciò a concretizzarsi con la partenza di Rinus Michels da Barcellona. Sulla panchina blaugrana. Al posto del “santone” olandese, arrivò il tedesco Hennes Weisweiler, che, sin da subito, mostrò di non gradire il fatto che Cruijff fosse l’indiscussa “star” del calcio catalano. Così si crearono frequenti dissapori fra l’allenatore tedesco e l’asso olandese, che andarono a diretto nocumento del Barcellona. Weisweiler, alla fine, fu esonerato, e fu nuovamente richiamato Michels alla guida dei Catalani.

Ma ormai si era rotto qualcosa nell’ambiente blaugrana e le cose non tornarono a funzionare come nell’anno dell’arrivo di Cruijff in Catalogna. Poi, a tutto questo, si aggiunse la “goccia che fece traboccare il vaso: la mancata elezione di Montal (che aveva sempre “coccolato” l’asso olandese) a presidente del Barcellona. Cosi, nel 1978, a soli 31 anni, dopo aver rifiutato anche le convocazioni nella nazionale olandese, Johan Cruiff annunciò il suo addio al calcio giocato.

Tuttavia, l’addio non fu definitivo, perchè, dopo una lunga pausa di riflessione, sollecitato dal suocero manager Cor Coster, Cruijff tornò sui suoi passi e decise di andare a giocare oltre oceano, nel continente americano. Purtroppo, però, a causa dei tanti guai fisici, non riuscì più ad esprimersi agli ineguagliabili livelli tecnici che lo avevano reso celebre in tutto il mondo.

Se con l’Ajax, e parzialmente con il Barcellona, aveva ottenuto successi memorabili, il Pelè bianco non riuscì a fare altrettanto con la maglia dell’Olanda. Johan debuttò con la nazionale maggiore del suo paese a 19 anni, contro l’Ungheria. La partita finì 2-2 e Cruijff mise subito la sua firma, segnando la sua prima rete in nazionale. Ma alla sua seconda  gara con la maglia arancione, un’amichevole contro la Cecoslovacchia, l’asso olandese fu preso da uno scatto d’ira e diede un pugno all’arbitro. Quell’incredibile episodio, oltre a comportare la pesante squalifica di un anno (poi ridotta sei mesi), lasciò il segno nei rapporti tra Cruijff e la federazione olandese. Del resto, il  “caratterino”  del Pelè bianco, unitamente alle sue doti tecniche fuori dal comune, non lo rendevano particolarmente simpatico a tutti i suoi compagni di nazionale.

 

 

 

Tra alti e bassi, l’apogeo in nazionale Cruijff lo raggiunse nel 1974, con la finale mondiale in Germania ovest. Sotto la guida del più grande allenatore olandese, Rinus Michels,  la nazionale arancione si impose all’attenzione di centinaia di milioni di telespettatori  in tutto il mondo, per la bellezza e l’incredibile efficacia del suo “calcio totale”, con il quale riuscì a farsi strada fino ad approdare, vittoria dopo vittoria, addirittura in finale.

La partita per il titolo mondiale fu disputata a Monaco di Baviera il 7 luglio. I Tedeschi si imposero per 2-1, ma gli Olandesi (che erano passati in vantaggio dopo soli due minuti, grazie ad un rigore concesso per fallo di Vogts proprio su Cruijff, e realizzato da Neeskens), pur rimontati già a fine primo tempo (grazie ad un rigore di Breitner e ad un gol di Gerd Muller), durante tutta la ripresa misero in grandi difficoltà i padroni di casa, che riuscirono comunque a conquistare la coppa del mondo.

Dopo il mancato titolo mondiale, gli Arancioni si presentarono alla fase finale degli Europei del 1976 con l’aspirazione, neppure tanto nascosta, di conquistare finalmente un titolo importante. Purtroppo, però, i dissapori e le liti interne, riguardanti i calciatori di punta di quella selezione minarono l’unità del gruppo. Cruijff era capitano di una nazionale non compatta, e questo risultò determinante per il mancato raggiungimento dell’obiettivo prefissato. Così, il pur lusinghiero terzo posto finale fu salutato come un mezzo fallimento, sia dalla critica che dagli appassionati olandesi.

Dopo questa ulteriore delusione, il Pelè bianco, già non tranquillo per le vicende riguardanti il club di appartenenza, il Barcellona, continuò a giocare per la nazionale olandese fino alla qualificazione al campionato del mondo 1978, in programma in Argentina. Ma poco prima della partenza per il Sud America, Cruijff rinunciò alla partecipazione ai mondiali.

 

 

Il 1978 ha rappresentato, in pratica, una sorta di “canto del cigno” del fuoriclasse olandese, che negli anni a seguire, pur tornando a giocare ed a girovagare per il nuovo ed il vecchio continente, ormai demotivato ed anche provato nel fisico, non riuscì più a “sostenere” il fardello di quel mito, forse troppo “ingombrante” che le sue inimitabili gesta tecniche avevano creato.

Johan Cruijff è stato un vero poeta del calcio, e se Rinus Michels pensò al calcio totale, lo fece perchè ispirato da colui che incarnava alla perfezione sul campo i suoi geniali concetti di filosofia calcistica.

Ambidestro, atleta veloce e potente, ma al contempo elegante e “regale” nel suo incedere inesorabile per le difese avversarie, Cruijff era praticamente immarcabile, perchè possedeva un’intelligenza tecnica impareggiabile, e riusciva a svolgere, in pratica, tutti i ruoli offensivi nel corso della stessa partita:  si spostava da una parte all’altra del versante d’attacco, non dando riferimenti agli avversari, che se lo ritrovavano in posizione di trequartista, di centravanti, di rifinitore. E possedeva, inoltre,  una resistenza fisica straordinaria, che gli consentiva di essere sempre nel vivo della manovra, e di attaccare gli spazi, palla al piede, a velocità superiore alla norma.

A distanza, ormai, di 40 anni, Johan Cruijff è ancora assolutamente vivo nel ricordo di coloro che ebbero la fortuna di vederlo giocare, perchè la leggenda del calcio mondiale si è incaricata di trasformare le sue magnifiche gesta tecniche in veri e propri versi di una poesia immortale.

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