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Le Bocce: uno sport per tutti

Potenzialità, valori e nuove sfide di uno degli sport più amati e più antichi di sempre

Di Myriam Pulvirenti

 

 

Uno sport tipicamente italiano, nato con l’uomo, praticato già ai tempi degli etruschi e dei romani.

Uno sport che sa essere spettacolare, quello delle Bocce, estremamente agonistico, con un potenziale enorme. Una disciplina sportiva dai grandi valori, quali l’integrazione di atleti diversamente abili, delle donne e dei giovani.

Abbiamo intervistato il Presidente Federazione Italiana Bocce, Marco Giunio De Sanctis, che ci ha raccontato il grande lavoro che la Federazione sta compiendo negli ultimi anni, anche per cambiare la mentalità della gente, che considerava le Bocce uno sport della terza età, mentre non è affatto così. Notevole anche il lavoro che si sta compiendo per modernizzare gli impianti, fondamentali per praticare questo sport nel migliore dei modi e al massimo delle sue potenzialità.

 

 

 

Presidente De Sanctis, una Federazione che da due anni sta esprimendo tutte quelle
potenzialità inespresse negli ultimi 20 anni. Uno sport, le Bocce, che più di tutti gli altri
riesce a contemperare le esigenze agonistiche con quelle sociali. Pensiamo in particolare
alla valorizzazione degli atleti diversamente abili. Abbiamo assistito al pieno sviluppo e alla
promozione per la Boccia paralimpica, ma anche per gli altri settori del paralimpico. Il
numero di tesserati è decuplicato rispetto al passato.

 

Se mi sono candidato è proprio perché le cose non andavano come dovevano andare, perché la
Federazione Italiana Bocce ha un potenziale enorme che non aveva proprio espresso. Con il mio
avvento, parlando dei disabili, dei paralimpici, – avendo fatto per più di 20 anni il Segretario
Generale del CIP, Comitato Italiano Paralimpico – prima erano 35, oggi sono 1300, prima erano 20
società, ora sono 180, perché abbiamo fatto dei progetti specifici finalizzati all’inserimento dei
disabili a pieno titolo, con pari dignità rispetto a tutti gli altri atleti, perché le Bocce è uno sport per
tutti e soprattutto per i disabili è una disciplina straordinaria perché consente a tutte le tipologie di
handicap di praticarlo. La mia candidatura era incentrata soprattutto sull’immagine, che prima era
un’immagine distorta di questa Federazione, per molti era lo sport della terza età, del dopo lavoro,
è estremamente sociale. Diciamo che è anche questo, ma è molto di più: ci sono i giovani, i
disabili, le donne, gli anziani, è uno sport per tutti.

 

 

 

Particolare attenzione anche per il mondo femminile e per i giovani. Nei bocciodromi si sta cercando di riportare le famiglie.

 

La famiglia è una componente essenziale, non solo del nostro gioco, perché dietro un’atleta ci sta la famiglia. Forse questo è stato il limite della nostra Federazione, perché negli ultimi anni i bocciodromi sono stati frequentati più che altro dai familiari, anziché dagli esterni. Questo è un gioco nato all’aperto, sicuramente si è chiuso nei bocciodromi, questo è stato un errore. La mentalità della gente è abbastanza chiusa, è molto complicato il lavoro che stiamo portando avanti, incentrando il tutto proprio sull’attività giovanile, sui progetti scolastici, che sono fondamentali, e con una grande connessione con le società sportive, perché altrimenti c’è un grande decremento fisiologico di tutto lo sport italiano, per quanto riguarda affiliati e tesserati, oggi gestire una società senza supporti specifici è molto difficile, quindi noi vogliamo promuovere l’immagine della Federazione, e soprattutto promuoverla per tutte le fasce di età.

 

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Quali sono le difficoltà che state incontrando anche a livello di immagine, per quanto riguarda l’inserimento dei giovani, delle donne. Ci sono degli ostacoli che state superando?

 

L’ostacolo più grande è cambiare la mentalità della gente, se noi avessimo tutti la stessa mentalità di un gioco delle Bocce moderno, nelle Bocce invece si vuole cambiare poco, era una Federazione monocorde, per più di 60 anni, io sono il Primo Presidente eletto da tutte le società, prima invece venivano eletti da grandi elettori, adesso la situazione è più democratica. Naturalmente io sto girando per tutta Italia, per parlare con le Società, con i Comitati territoriali e inculcare una mentalità diversa, quella di un gioco più moderno, rendendolo più spettacolare, per creare un’immagine diversa, quella che corrisponde alla realtà della Federazione Bocce, ovvero di una Federazione di grandissimo impatto sociale, con grandissimi contenuti sociali, culturali, ricreativi, oltre che agonistici.

 

 

Nell’ultimo Consiglio federale si è approvato all’unanimità il ripristino delle gare miste ‘Lui&Lei’ e l’inserimento di manifestazioni integrate normodotati-disabili.

La Federazione sta dimostrando particolare attenzione per le società bocciofile che riescono a fare interagire l’attività agonistica per giovani, donne e atleti paralimpici.

 

Venendo io dal CIP questo era nell’ordine naturale delle cose, l’integrazione è la prima cosa, noi siamo uno sport inclusivo, non lo eravamo prima, c’era una cultura molto chiusa, una sorta di ostracismo nei confronti dei giovani, dei disabili fino a qualche anno fa, sto cercando di sradicare questa tendenza negativa, questo modo di vedere lo sport delle bocce, che non è correlato con quelli che sono i valori  e i contenuti di uno sport straordinario, per tutti, è nato con l’uomo, ha una storia molto antica, è dai tempi degli etruschi e dei romani che si gioca a bocce, parliamo di un gioco popolarissimo, che deve avere però quell’immagine giusta. Stiamo sviluppando per esempio il Beach Bocce, che è una risorsa enorme in Italia, ed era ferma, invece è una disciplina che può avere uno sviluppo straordinario.

 

 

C’è stata anche chiusura nei confronti delle donne in questi anni? È stata difficile l’integrazione?

 

Sì, c’è stata chiusura, quindi stiamo ricominciando da capo, perché la donna è una risorsa enorme, questo è uno dei pochi sport in cui la donna può battere l’uomo e anche il disabile può battere il normodotato, è bellissimo questo, è un fattore di straordinario impatto culturale, oltre che agonistico, per cui noi dobbiamo proseguire su questa direzione e assolutamente incentivare l’attività mista, integrata, Lui –lei, normodotato – disabile, tutte formule diverse, proprio per integrare il più possibile.

 

 

Parliamo del Mondiale in Argentina. Gianluca Formicone ha riportato in Italia l’oro mondiale nell’Individuale maschile dopo tre edizioni, Elisa Luccarini ha centrato il terzo titolo iridato consecutivo nell’Individuale femminile, bronzo per la coppia mista Viscusi – Morano. Italia prima nella classifica delle Nazionali. Un bilancio più che positivo.

 

Sì. Noi nella Raffa siamo la nazione leader, è stato un risultato importante, abbiamo fatto il nostro dovere, se noi giochiamo al massimo delle nostre potenzialità siamo i più forti nella Raffa. Le bocce è ancora molto divisa, perché a seconda delle specialità cambiano sia i contenuti tecnici che culturali. Nel volo siamo tra i primi, nella Petanque anche, un gradino al di sotto. Le bocce è tipicamente uno sport italiano, vincere un campionato del mondo è sempre difficile, è stato molto positivo questo mondiale, anche perché venivamo da un blocco dell’attività internazionale. Ora sta proseguendo, sicuramente con formule innovative, come la coppia mista e come il contenimento dei tempi, non c’è più la partita ai 12 o 10 punti, ma hanno messo anche il tempo, che è uno dei modi per ridurre i tempi di gioco, che a volte esasperano questo sport.

 

 

Raffa, Volo e Petanque sono le tre specialità della disciplina sportiva boccistica. Si sta lavorando per l’unificazione. Obiettivo possibile, in che termini e in quanto tempo?

 

Dal 1979/80 che c’è stata l’unificazione, in realtà non si è unito nulla, purtroppo non bisogna parlare mai del passato, ma bisogna dire che ci ha preceduto ha fatto ben poco per unificare tre specialità che nonostante le loro tipiche peculiarità e differenze tecniche, lo sport delle bocce è unitario, quindi non c’è stata unificazione culturale.

Sono 5 specialità, non tre, abbiamo le bocce paralimpiche, che sono importantissime, forse più importanti perché vanno alle paralimpiadi, mentre quelle normali non vanno alle olimpiadi. C’è il Beach Bocce che stiamo avviando, forse diventerà la disciplina più importante, per il potenziale che ha l’Italia dal punto di vista di stabilimenti balneari, di attrezzature boccistiche su una spiaggia, le bocce sono nate all’aperto e sulla spiaggia, quindi devono continuare sulla spiaggia.

 

 

Alle bocce manca soltanto il sigillo olimpico. Con la Boccia Paralimpica la Federbocce sarà presente a Tokyo 2020, ma vedremo un giorno le bocce alle Olimpiadi. E secondo De Sanctis perché non si è mai riusciti a inserirle nel programma a cinque cerchi?

 

Speriamo che sarà presente, dobbiamo qualificarci, è presente la disciplina, dobbiamo qualificarci, ma non è facile. Non si è inserita prima la disciplina delle Bocce nelle Olimpiadi perché sono solo 4 anni che è praticata in Italia, non era praticata prima perché per disabili molto gravi era molto difficile, quindi noi stiamo facendo un percorso straordinario, con una crescita vorticosa in questo settore, ma è difficile perché parliamo di tetraplegici molto gravi, celebrolesi molto gravi, distrofici, non è semplice, considerate che alcuni atleti non hanno una autonomia, si fanno supportare dal tecnico nell’esecuzione del gesto, quindi stiamo portando avanti progetti e protocolli di intesa con tutte quelle Associazioni di categoria, per individuare quelle persone che potrebbero diventare potenziali atleti paralimpici.

 

 

Marco Giunio De Sanctis, un’eredità pesante rilevata nel mondo dello sport e delle bocce. Sandro De Sanctis, suo padre, è stato un grande Presidente, un pioniere delle bocce italiane e mondiali. Una passione che lei ha coltivato fin da piccolo, quindi.

 

Le prime bocce l’ho prese all’età di 5 anni, la prima gara l’ho vinta a 6 anni, ho smesso presto, avendo fatto una carriera di alto livello, dignitosa, che mi è rimasta dentro, ma ho smesso molto presto perché ho dedicato il tempo al lavoro e alla carriera.  A 33 anni, dopo aver vinto delle cose molto importanti, ho smesso e mi sono dedicato ad altro.

 

 

Parliamo invece della Impiantistica. Molti bocciodromi sono rimasti alle costruzioni degli anni ‘70 e ‘80. La FIB ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Credito Sportivo per permettere alle società di adeguare i propri impianti, rendendoli confortevoli, accessibili a tutti, senza barriere architettoniche, e soprattutto luoghi adeguati per ricevere le famiglie.

 

 Non è facile, quello è il mutuo light, con il credito sportivo c’è la possibilità fino a 60.000 euro di chiederlo, con le fideiussioni e garanzie della Federazione, quindi è un grande vantaggio, però considerate che, per quanto riguarda le barriere architettoniche, 2000 circoli renderli accessibili, quando sono tutti impianti non nuovi ma preesistenti, è molto complicato. Tant’è che abbiamo inserito la figura del Cab, Centro avviamento alle Bocce, quei circoli accessibili che prendono un contributo annuo, proprio perché hanno un’accessibilità che consente ai disabili, oltre che ai giovani e alle donne, di praticare bocce al loro interno. Poi stiamo facendo delle cose importanti con due consorzi, uno Emilia Romagna/Veneto e l’altro in Lombardia, sono le Regioni più importanti a livello boccistico, insieme al Piemonte, per la promozione e per l’impiantistica. Noi diamo dei fondi a questi consorzi e loro promuovono sul territorio tutta l’attività a favore degli impianti sportivi, per salvaguardarli e recuperarli.

 

 

Su Roma, invece, esiste il Centro Tecnico Federale del Torrino. Quali le sue funzioni e quale futuro per questa struttura?

 

Il futuro sarebbe straordinario se avessimo un’amministrazione comunale all’altezza, non per parlare bene o male, ma siamo fermi. È un centro straordinario, con una foresteria, è molto elegante, c’è il ristorante, il bar, c’è un bocciodromo strepitoso, ci sono altri due spazi di 600 metri quadri l’uno, non riusciamo a decollare. Il progetto è quello di brevettare la foresteria, mettere anche un campo calcetto/tennis e ripopolarlo, abbiamo una società, la Sandro De Sanctis, intestata alla memoria dell’ex Presidente della Federazione, che sta facendo attività per rendere vivibile quel centro, e frequentabile da tutti, da tutti coloro che hanno interesse a portare avanti altre attività, e da quelle si può benissimo passare alle Bocce, come la scherma. Questo è il futuro delle Bocce, questo è il futuro del centro noi dobbiamo stare insieme agli altri sport per far comprendere quanto è bello giocare a Bocce, a qualunque età, anche ad una età più longeva, che molti sport non consentono.

 

 

 

Parliamo adesso di Formazione. Quello che mancava erano dirigenti, allenatori e tecnici preparati. Sono già tanti gli addetti ai lavori che hanno seguito i corsi organizzati dal Centro Studi & Formazione. Senza personale qualificato impossibile andare avanti. In passato mancava questa attenzione agli allenatori.

 

In passato si è fatto poco e niente. Si è portata avanti l’attività ma non si è sviluppata, né promossa. La formazione è fondamentale, perché manca la cultura sportiva all’interno delle Bocce, i circoli sono rimasti quelli che sono, socialmente straordinari, hanno perso molti tesserati, ma non hanno la cultura di comprendere quanti elementi positivi ha questo gioco, e quanto debba essere modernizzato e modificato. Per cui dobbiamo assolutamente fare tanta formazione per creare tante figure tecniche e figure dirigenziali.

 

 

Bocce e Scuola. Un progetto molto partecipato il ‘Bocciando Si Impara’. La scuola è un luogo dove invertire il trend. Il mondo delle bocce era caratterizzato dallo scambio generazionale tra padri, figli e nipoti. Entrando nelle scuole si prova a invertire il trend: sono i bambini e ragazzi a fare entrare i genitori nei bocciodromi.

Hanno aderito più di 151 Istituti, attraverso il protocollo col MIUR, quindi è un bel successo, ma dobbiamo proseguire, perché le Scuole sono una risorsa straordinaria, per le Bocce, perché tanti ragazzi che non hanno una grande fisicità possono diventare campioni di Bocce, è uno sport che da bambini appassiona, come mi sono appassionato io, pur venendo dal calcio, si possono appassionare tanti ragazzi. L’importante però è insegnare le Bocce per quello che sono, non dargli un giudizio e un’immagine distorta. E far capire che il gioco delle Bocce può essere difficile, che può essere anche altamente agonistico, perché lanciare un peso di un kg a distanza di 25/26 metri, sfido chiunque a dire che non sia attività agonistica. Le Bocce ha tutto, richiede tanta concentrazione, impegno mentale, precisione, è uno sport completo a tutti gli effetti.

 

 

 

Nei prossimi mesi ci sono eventi in particolare di cui volete parlare?

 

Abbiamo tutti gli impegni calendarizzati importanti, sia nazionali che internazionali, gli atleti in tutte le specialità, Raffa, volo e petanque insieme, erano abituati a fare tutti i campionati distinti, una serie di 20 campionati italiani, dobbiamo unificare e cercare di ridurre le distanze tra le varie specialità. Soprattutto abbiamo i Campionati del mondo giovanili della Lazio a settembre, e due eventi promozionali uno nel Lazio e uno a Roma per promuovere le nostre specialità, stiamo cercando una piazza tra Piazza del Popolo, Piazza Navona e Piazza di Spagna, dove pubblicizzare il gioco delle Bocce. Gli impegni sono tanti, abbiamo il Premio Award, l’Oscar delle Bocce, lo riporteremo a Roma, siamo d’accordo con il Comune per fare una grande Cerimonia di premiazione di atleti, tecnici e dirigenti, che si sono distinti nel corso dell’anno. Gli appuntamenti sono tanti, l’attività è intensissima.