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LA DIETA CHETOGENICA

DIETA “ANTICA”, LA CHETOGENICA - I consigli preziosi di Patrizia Pellegrini

Negli ultimi anni sono nate tante diete, tutte diverse tra di loro, spesso opposte. Fra queste la dieta chetogenica, ormai molto in voga, non è “nuova”: le sue origini sono antiche e gli studi sui pazienti risalgono ai primi anni del ‘900. La sua grande popolarità si basa sulla rapida perdita di peso, soprattutto di massa grassa preservando quella magra, l’aumenta il senso di sazietà e l’aderenza alla dieta rispetto a quelle a basso contenuto in grassi.

La dieta chetogenica è una strategia nutrizionale basata sulla riduzione dei carboidrati alimentari, che “obbliga” l’organismo a produrre autonomamente il glucosio necessario alla sopravvivenza e ad aumentare il consumo energetico dei grassi contenuti nel tessuto adiposo. Ad oggi la chetogenica è la prima pratica utilizzata quando si sta per effettuare la chirurgia bariatrica, cioè di riduzione dello stomaco: la perdita di grasso addominale permette al chirurgo di avere una miglior visuale durante l’intervento. È però particolare e per questo deve essere supervisionata dal personale medico.

Dieta chetogenica significa “dieta che produce corpi chetonici” (un residuo metabolico della produzione energetica). Regolarmente prodotti in quantità minime e facilmente smaltibili con le urine e la ventilazione polmonare, nella dieta chetogenica i corpi chetonici raggiungono un livello superiore alla condizione normale. L’eccesso indesiderato di corpi chetonici, responsabile della tendenza all’abbassamento del pH sanguigno, è detto chetosi.

Anche l’attività motoria incide, positivamente o negativamente (a seconda del caso), sulla condizione di chetoacidosi. La presenza di corpi chetonici nel sangue esercita diversi effetti sull’organismo; alcuni vengono considerati utili nel processo di dimagrimento, altri sono di tipo “collaterale”.

Non esiste un solo tipo di dieta chetogenica e sono chetogenici tutti gli stili alimentari che forniscono una quantità di caloriecarboidrati e talvolta di proteine inferiore al necessario; sono senz’altro low carb e potenzialmente chetogeniche, ad esempio, la dieta Atkins e la LCHF (low carb, high fat – basso contenuto di carboidrati, grassi elevati). Alcuni tipi di dieta chetogenica vengono utilizzati in ambito clinico (ad esempio contro l’epilessia non responsiva ai farmaci, obesità grave associata a certe patologie metaboliche ecc), ma si tratta di sistemi prevalentemente sfruttati nel campo del fitness e della cultura estetica.

DIETA CHETOGENICA COSA MANGIARE E QUANTO

I carboidrati pari a 20-50 grammi al giorno meglio se 30 grammi.

“Si pensa spesso ci sia una sovra-espressione di proteine, ma in realtà in una dieta chetogenica il macronutriente più presente sono i grassi buoni, ricchi di omega 3 come olio EVO, frutta secca, avocado. Le proteine sono circa 1-1,5 grammi per chilo di peso corporeo desiderabile. La composizione dei macronutrienti risulta perciò la seguente: 15-20% proteine, 5-10% carboidrati e 60-80% lipidi. I cibi permessi durante un periodo di chetogenica sono latte, burro, carne,  pesce e tutte le proteine. Per quanto riguarda le verdure, alcune come carote, patate, barbabietole e tutte quelle ad alto contenuto di zuccheri non sono permesse, mentre sono invece consentiti finocchi e sedano.

COME FUNZIONA LA DIETA CHETOGENICA

La chetosi si innesca proprio per la riduzione degli zuccheri.

Nel momento in cui il nostro organismo si prepara ad utilizzare altre fonti energetiche i corpi chetonici rispetto a quelle classiche, ossia il glucosio, passano alcuni giorni. In questo periodo si possono avvertire alcuni fastidi quali alitosi, cefalea, stipsi o diarrea, nausea, crampi muscolari e aumento incidenza di disordini biliari e colelitiasi, cioè presenza di calcoli. “Quando inizia il processo chetogenico e il corpo utilizza i corpi chetonici, soprattutto il beta-idrossi-butirrato al posto dello lo zucchero, si cominciano a percepiscono i benefici: riduzione del senso di fame perché si abbassa la grelina, l’ormone che stimola l’appetito, calo della stanchezza, diminuzione dell’emoglobina glicata: così migliora la risposta insulinica e si comincia a perdere peso con calo del grasso viscerale. Si ha anche un aumento del GABA, la molecola che aiuta una corretta funzionalità neuronale, si riducono tensione emotiva e stress”.

A COSA FARE ATTENZIONE DURANTE LA DIETA CHETOGENICA

Il protocollo chetogenico non è facile da mettere in atto, spesso ci si ritrova a mangiare in maniera molto diverso dal resto della famiglia. Questo regime non comprende neanche la frutta, bisogna integrare il potassio e il magnesio perché si potrebbero avere crampi, bere almeno due litri con integrazione di omega 3. “La dieta chetogenica spesso porta al consumo eccessivo di proteine, soprattutto animali, nonostante non sia una dieta iperproteica. Comporta, inoltre, l’assenza dei carboidrati e risulta quindi un’alimentazione carente di uno dei suoi macronutrienti. Dopo un periodo di dieta chetogenica, non è consigliabile tornare all’alimentazione di prima in modo brusco, bisogna reinserire con gradualità i carboidrati in base a carico e indice glicemico: si inizia con un po’ di frutta e latticini, poi legumi, pasta, pane e infine i cereali”. È una fase delicata perché torna il senso di fame nel momento in cui reinseriamo i carboidrati.

Patrizia Pellegrini, Naturopata – Bioterapeuta Nutrizionale ®

Telefono: 333 999 55 32

http://www.patriziapellegrini.com/

E.MAIL: mail.patriziapellegrini@gmail.com

E, naturalmente, parliamo di stile di vita e quanto importanza riveste il movimento.

 

CHETO-GENESI, ” l’inizio della metamorfosi “.

Luca Cucchi  ·   ·

Per stile di vita si intende l’insieme di tutti quei comportamenti e di quelle abitudini finalizzate a far vivere in armonia la persona nell’arco della sua esistenza. Fin dal passato si era convinti che, per poter vivere bene, fosse necessario adottare più condotte nella vita quotidiana.

Lo stile altro non è che una personalizzazione e un adattamento di alcune regole comportamentali considerate dalla maggior parte delle persone ideali proprio perché salutari.

In ogni fase della nostra esistenza e soprattutto in età evolutiva, lo stile di vita dovrebbe essere caratterizzato dall’equilibrio fra: il movimento organizzato, il movimento non organizzato, lo svago, il riposo, l’alimentazione, l’aspetto affettivo relazionale e quello sociale, l’igiene, lo studio.

Per movimento organizzato, intendiamo quelle attività di educazione motoria, fisica e sportiva programmate e condotte da professionisti mentre per movimento non organizzato, quelle attività motorie che non sono caratterizzate da una specifica programmazione.

La personalità dei giovani necessita di equilibrio fra questi comportamenti e abitudini affinché non prevalga esclusivamente uno di essi rispetto agli altri.

In altri termini, per fare un esempio, curare solo ed esclusivamente l’alimentazione rimanendo sedentari, non porta al benessere.

Un altro esempio: garantire il gioco infantile è importante poiché il bambino apprende grazie ad esso, ed il gioco stesso favorisce la crescita e la formazione della personalità. L’attività fisica organizzata, programmata da un professionista del movimento, non può essere vissuta avulsa da quella non organizzata, perché i principali studi internazionali sulla fisiologia dell’esercizio in età evolutiva evidenziano che il giovane, al fine di contrastare la sedentarietà e la riduzione del livello delle capacità e abilità motorie, deve effettuare attività fisica ogni giorno, per almeno un’ora.

Luca Cucchi educatore del movimento, istruttore FIDAL di Fitwalking, specialista in Biomeccanica.

per info 338 7241046

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