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Marcello Chirico

"La Juve prima di tutto"

Juventino dalla nascita: fin da piccolissimo abituato a sentire quella parola, “Juve”, pronunciata di continuo da mio papà e la leggenda chirichesca narra che fu quella la prima parola spiccicata dalquand’era ancora bebè, anzichè “mamma”. Con inimmaginabile contentezza dell’interessata… Da piccolo era affascinato dalle automobili, e infatti ne disegnava in continuazione. E diceva: da grande voglio fare l’ingegnere delle macchine. Chirico ha scrittola recente storia del giornalismo targato Juve. Oggi dirige il neo canale tematico dedicato alla squadra bianconera J Palnet Canale 63 del digitale terreste.

Come nasce questa tua passione per il Calcio?

Devo dire che ad affascinarmi ancora di più era il cinema, e infatti sognavo di fare l’attore. Adoravo recitare, e infatti a scuola o in chiesa mi chiamavano sempre per le recite. Vinsi pure dei premi. Però mio padre mi disse chiaro che “in quel mondo di drogati e puttane” non mi ci avrebbe mandato. Quindi, dovevo togliermi dalla testa scuole d’arte drammatica o simili. Fui costretto a cambiare obiettivi. Dirottai sul calcio e le telecronache. La mia trasmissione-cult era “tutto il calcio minuto per minuto”, che poi rifacevo per conto mio giocando con le figurine Panini un campionato parallelo a quello reale.

Come hai mosso i primi passi nel mondo del Giornalismo?
Diventato grandicello iniziai con le prime collaborazioni con giornali sportivi, spesso tagliavo da scuola per andare a portare i pezzi a “CALCIOFILM” un giornale diretto da Giorgio Gandolfi (giornalista de La Stampa) dedicato a Juve e Toro. Tenne per tutta la prima metà degli Anni 70, poi chiuse. Ma Galdolfi dirigeva anche un settimanale dedicato al baseball e mi fece collaborare pure a quello, mandandomi spesso a seguire partite o tornei. Purtroppo però il baseball è uno sport così poco seguito qui da noi in italia che quella squadra fallì per debiti. Riuscii a farmi assoldare come collaboratore a Tuttosport, dove però mi dissero subito di scordarmi il calcio, al massimo potevo dedicarmi al rugby. Per giunta, minore. Chiamasi “gavetta”. E iniziai così a seguire le gesta del Rugby Club Torino, squadra di serie C. Colori? Bianco e nero. Praticamente un destino. Di assunzione, manco a parlarne. E mio padre iniziava a preoccuparsi: “Hai scelto una professione difficile” mi continuava a ripetere, e non aveva tutti i torti. Anche perchè a quei tempi non esistevano mini-lauree e stage, nelle redazioni si entrava solo grazie -chiamiamole così – alle buone referenze di qualcuno. E chiaramente quell’anima pia io non la incontrai mai. Adoravo Montanelli e mi proposi come collaboratore presso il suo giornale, dove iniziai una collaborazione. Sapete di cosa mi facevano scrivere? Di trattori, cucina, automobili, prodotti farmaceutici, arredamento. Di tutto un po’, le cosidette “varie”. Dopo 7 anni di collaborazioni di questo tipo, mi chiamarono a Milano e mi fecero un colloquio. Dopo 2 anni mi assunsero. Avevo 29 anni. Il mio primo ”scudetto personale” lo conquistai all’Università. Quanto me lo sudai quello scudetto, anche perchè lo conquistai in rimonta. Nel senso che all’inizio l’Università la feci con molta allegria: un paio di esamini l’anno, se andava bene, e tanta vita mondana. Compresa tanta Juve allo stadio. Poi un giorno arrivò il diktat di papà che mi mise a stecchetto. Mi chiusi in casa e diedi esami a raffica. Mi sono laureato col 100, che per un bon-vivant come me era comunque un ottimo risultato.

Ci Parli della tua esperienza giornalistica con il Giornale?
Certo, Tre mesi dopo venni assunto al Giornale. Sembrava tutto scritto. Al Giornale venni assunto come redattore, quindi avevo un “posto fisso”. La mia scrivania, il mio Pc, il mio telefono, il mio stipendio mensile. Ero un dipendente a tutti gli effetti e lo rimasi per 16 anni Ho fatto tutta la gavetta: iniziai dalle varie, per passare poi alla cronaca bianca e infine alla politica. Locale, regionale e nazionale. Era un lavoro appassionante, che mi metteva a diretto contatto con tutti i big della politica italiana. Ovviamente, stando a Milano, avevo frequentazioni e contatti quotidiani col sindaco Albertini, il governatore Formigoni e assessori vari. Però non mancarono occasioni per intervistare Berlusconi, Fini, Casini, Bossi e tanti altri. Gli anni che ricordo con maggiore entusiasmo sono quelli trascorsi con Feltri, un grande direttore e un giornalista libero per davvero (in giro ce ne sono pochissimi, ve lo assicuro).

Vogliamo essere un punto di riferimento per i nostri tifosi il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei tifosi bianconeri un’informazione corretta e in tempo reale sul mondo Juve

Come inizia la tua “avventura” nel panorama televisivo sportivo italiano?
Di occuparmi di sport a tempo pieno non mi passò mai per l’anticamera del cervello fin quando restai al Giornale. Lo ritenevo – e ancora oggi lo ritengo tale – un mondo “minore” rispetto a quello politico. Vuoi mettere scrivere delle scelte di un governo anzichè di una partita di pallone? Però restavo un grande tifoso della Juve e continuavo ad abbonarmici ogni anno. Sapendo di questa mia grande passione, un giorno Tony Damascelli mi propose come opinionista juventino di Telenova. Con queste parole: “E’ uno fuori di testa per la Juve, maneggiatelo con cura”. Mi provarono e gli piacqui subito. Conquistai sempre più spazio fino al punto da essere richiesto da Telelombardia, tv privata numero 1 del Nord Italia. Purtroppo questi miei continui passaggi televisivi irritarono non poche persone a Il Giornale, dove in parecchi iniziarono a farmi la guerra. Arrivammo al punto in cui mi costrinsero a scegliere: tv o Giornale. Optai per la prima. Una scelta non facile, ma che ritenni necessaria e che adesso mi sta dando non poche soddisfazioni. Fossi rimasto in “quel” Giornale probabilmente oggi non sarei un uomo felice. Iniziai a fare tv a Telenova con Gianni Visnadi. Fu il primo a puntare sul sottoscritto come espressione del tifo juventino in tv, e gliene sono grato. Non era comunque la mia prima esperiena televisiva, perchè a Torino avevo già lavorato per Telesubalpina alla redazione news. Ma era tutta un’altra cosa, manco da paragonare. Ad aumentare esponenzialmente la mia notorietà è stato Fabio Ravezzani, che ha creduto nel sottoscritto fin dall’inizio chiamandomi a Telelombardia e poco per volta mi ha plasmato nel tipo di juventino che voleva lui, funzionale alle sue trasmissioni, dove si mescola serio e faceto.

Cosa ci del nuovo progetto di J Palnet che ti vede protagonista?
Vogliamo essere un punto di riferimento per i nostri tifosi il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei tifosi bianconeri un’informazione corretta e in tempo reale sul mondo Juve. Il palinsesto propone dalle 8 del mattino alle 19 approfondimenti e talk show in diretta. Si parte con la “Rassegna Stampa bianconera” e “Good morning Juve”, dalle 12.30 si va “A pranzo con la Signora” mentre nel pomeriggio il dibattito si sposta sul calciomercato e sull’analisi della gare della Juventus. L’idea nasce dal gruppo Mediapason diretto da Fabio Ravezzani, lo stesso di Telelombardia e Top Calcio 24 e sulla scia degli aglri canali “Top” come Top Tech eTop Gusto. Come ha detto il Direttore Ravezzani sarà una risorsa per la Juve e gli juventini.

 

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