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Maria Stanco

"Cuore e Mente Biancoverde"

 

Di Antonio Vistocco

 

Quando era ancora nella pancia della madre, il padre disse: “Ne sono certo, nascerà un grande calciatore”. Lui pensava a Platini, la sua idea restava un figlio calciatore e per giunta bianconero. La speranza durò poco. Era una bambina. Suo padre non si arrese e ripiegò su un più adatto “Sarà la nuova Lea Pericoli”. Sarà per questo che la prima parola che ha pronunciato nella sua vita è stata «Palla». Segni del destino che hanno portata, qualche tempo dopo, Maria a diventare una giornalista sportiva e non solo. Il giornalismo lo pratica a 360°, è il suo lavoro ma anche la mia grande passione.

Questa passione Biancoverde?
In Irpinia biancoverdi ci si nasce, è qualcosa che va oltre la logica e il pensiero consapevole. Il bianco e il verde rappresentano il senso d’ appartenenza e l’amore per il nostro territorio. Io sono nata a Sturno, un piccolo paese a 50 km da Avellino e, paradossalmente, dalla provincia questo attaccamento lo si sente ancor di più. Detto ciò, credo sia impensabile non amare e sostenere chi indossa i colori della tua terra, dai calciatori dell’Us Avellino a quelli della Sidigas Scandone. Lo sport, poi, è la cosa che meglio traduce questo sentimento. Noi avellinesi, spesso lo dimentichiamo, siamo estremamente fortunati ad avere, in una realtà tanto piccola, una squadra di calcio in serie B ed una di basket in serie A. Io ne sono molto orgogliosa.

Dove nasce la passione per il giornalismo sportivo?
Inizio col dire che mi sento molto fortunata perché nella vita faccio ciò che più mi piace e quel che ho sempre sognato di fare. Ho cominciato a seguire lo sport fin da piccolissima. Grazie a mio padre e a mio cugino Rocco ho imparato ad amare il calcio (ed anche a praticarlo!). I Mondiali ‘90, Schillaci e le «Notti Magiche» hanno aumentato la passione. E’ merito di mia madre se, ancor prima dei 5 anni, già nuotavo speditamente. Ho scelto, poi, di impegnarmi nella pallavolo e nel tennis. Insomma, tutto ciò che era sport mi incuriosiva e mi affascinava. Scrivere è sempre stata l’altra mia passione. Da bambina ascoltavo in radio le telecronache delle partite di serie A e mi affrettavo a riscriverle a modo mio, immaginando che qualcuno le leggesse. Dopo anni il giornalismo sportivo è diventato parte del mio lavoro.

Nel tuo percorso professionale cosa vorresti affrontare in futuro?
Vorrei poter imparare ancora. Vorrei incontrare nuovi maestri, persone che abbiamo qualcosa da insegnarmi. Il giornalismo è in continua evoluzione e confesso che mi piacerebbe poter lavorare per una tv nazionale, magari occupandomi ancora di calcio. Nel frattempo riesco a destreggiarmi tra le tante forme del mio mestiere. Scrivo per «Il Mattino» di Avellino, gestisco insieme ad altri colleghi «Irpiniapost» un sito internet di informazione quotidiana, collaboro con una tv che si chiama «Telespazio1», ed ho da poco intrapreso questa nuova ed entusiasmante esperienza con «Avellino Tv»

Vorrei poter imparare ancora. Vorrei incontrare nuovi maestri, persone che abbiamo qualcosa da insegnarmi.

Raccontaci di più di questa esperienza.
«AvellinoTv» è nata da poco ma è una realtà già ben collocata ed incredibilmente ambiziosa. Le persone con le quali lavoro sono giovani e piene di buone idee, questo mi spinge a credere molto nel progetto. Ci occupiamo di serie B e di Us Avellino a 360° con format nuovi e dinamici sfruttando molto la rete e i social. Grazie allo streaming siamo molto seguiti anche all’estero e sono particolarmente felice di riuscire a portare il biancoverde anche nelle case dei nostri migranti .

Come ami trascorrere il tempo libero?
In realtà, non ho moltissimo tempo libero. Quando riesco a ritagliarmi un po’ di spazio cerco di prendermi cura della mia casa, di giocare a pallavolo e di fare dolci. Ho una vera e propria passione per la cucina. I miei genitori, ed ancor prima i miei nonni, gestiscono un ristorante a Sturno. Ci sono nata tra il profumo dei funghi porcini e il rumore delle forchette. L’Irpinia è anche questo.

Un tuo punto di riferimento giornalistico?
Potrei fare mille nomi. In Italia ci sono giornalisti di straordinario spessore ma voglio guardare molto vicino a me. Il mio punto di riferimento è il mio ragazzo, Flavio. Scrive da tantissimi anni per «Il Mattino» ed è la persona che mi ha insegnato di più di questo mestiere. Grazie a lui ho imparato ad essere attenta, veloce e diretta. E’ lui che osservo per cercare di migliorare. E’ a lui che devo dire grazie, per le critiche e per il sostegno.

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