Tornano i Duran Duran

La band, insieme da 40 anni, pubblica nuovo album Future Past

(Londra)- Quaranta anni di attività, quindici dischi in studio, due Grammy Awards, due Brits Awards e un posto nella storia non solo della musica ma della cultura pop in generale. I Duran Duran potrebbero tranquillamente godersi gli agi di una carriera spettacolare e irripetibile, eppure oggi come ieri sono ancora affamati di successi e di voglia di sorprendere, di tecnologia e di innovazione (il video del primo singolo Invisibile, prodotto da Duran Duran ed Erol Alkan, è stato creato da un sistema di intelligenza artificiale chiamato Huxley), di collaborazioni importanti (Erol Alkan, Giorgio Moroder, Mark Ronson, il chitarrista del Blur Graham Coxon, l’ex pianista di Bowie Mike Garson e Lykke Li) e di voglia di suonare dal vivo. Una volta Nick Rhodes definì il gruppo come un «progetto d’arte in continuo divenire». Oggi bisogna ammettere che aveva ragione. Future Past esce il 22 ottobre e il titolo dice già tutto: strizzare l’occhio all’essenza stessa di una band che è in giro da così tanto tempo e che, per mantenersi rilevante, deve per forza fare affidamento sul passato glorioso, sulla forza del suo brand, ma anche sulla capacità di mantenersi freschi e interessanti. 

Registrato in parte prima della pandemia e finito poi dopo, Future Past ha dodici tracce (15 nella versione deluxe) ed è stato anticipato a maggio dal singolo Invisible e ad agosto da Anniversary: nel presentarlo la band ha anche annunciato una collaborazione speciale con 360 Reality Audio, una nuova esperienza musicale coinvolgente che utilizza le tecnologie del suono spaziale di Sony e che regalerà ai fan un modo completamente nuovo e coinvolgente di ascoltare le loro canzoni. «Probabilmente è il disco più autoreferenziale che abbiamo mai realizzato», dice John Taylor in collegamento via Zoom con i suoi compagni. «È un disco molto personale», aggiunge Rhodes, il più loquace. «C’è equilibrio tra la luce e l’oscurità, riflette le vite che viviamo. Siamo super entusiasti di pubblicarlo. Gli ultimi due anni sono stati difficili per tutti e penso che qualunque cosa si possa fare per iniettare un po’ di nuova energia, un po’ di entusiasmo, per sollevare lo spirito delle persone… qualsiasi cosa creativa, è una cosa positiva. Ed è così che speriamo di lanciare questo disco: in modo positivo».

Future Past deve essere intesa come una sola parola? Nel senso che senza passato non c’è futuro?
Simon LeBon: «In realtà sono due parole e si riferisce a questa idea che ogni momento vissuto è la creazione di un momento al quale guarderai indietro nel futuro. Sostanzialmente è un altro modo per dire presente, ma nella sua domanda ha toccato un punto cruciale: il tipo di riconoscimento dei precedenti Duran Duran che abbiamo fatto a livello di suono. Prenda una canzone come Anniversary: alcuni l’hanno paragonata a Wild Boys e altri a Hungry Like The Wolf, comunque ai Duran Duran degli anni Ottanta. Dall’altra parte, ovviamente, guardiamo al futuro perché crediamo nel futuro della musica e della razza umana».

I sei anni tra un lavoro e l’altro sono stati necessari anche a causa della pandemia, che ha fermato i Duran Duran durante la lavorazione. “Future Past ha vissuto tre fasi – racconta il cantante, prendendo a prestito la metafora – la prima prepandemia, quando stavamo scrivendo le canzoni e vedevamo davanti a noi una strada stretta. Poi la seconda fase, quella della pandemia, con il mondo che è cambiato improvvisamente. L’album si è fermato, ma qualcosa è successo: tutte le idee sono andate al loro posto e il sole si è alzato ad illuminare il nostro viaggio. Con la terza fase la luce è arrivata a illuminare tutto il panorama che avevamo intorno: ogni pezzo dell’album era andato al suo posto”. “Quando ci siamo ritrovati insieme dopo il lockdown – aggiunge John Taylor – eravamo più focalizzati di prima”.

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