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PEPPINO DI CAPRI

IO RESTO UN SOGNATORE

Di Antonio Vistocco

 

Era il 1958 quando Giuseppe Faiella pubblicò il suo primo album. Il titolo era “Peppino di Capri e i suoi Rockers”. Da allora solo grandi successi. La giornata quasi estiva a Napoli mette di buon umore il Maestro che si racconta ai nostri microfoni in un bar sul lungomare. Il cantante, con una bella esperienza anche come attore nella commedia Natale col boss, parla dei suoi sessant’anni di musica, una carriera sulla cresta dell’onda e l’amore del pubblico che lo accompagna da sempre.

 

 

Si parla da settimane di un suo ritiro dalle scene nel 2019, é vero?

Assolutamente no! Non ho mai detto questa cosa,  ho solo ironizzato in merito alla frase di Albano, la mia voleva essere solo una  battuta. Qualcuno, però, l’ha presa per buona e così mi sono ritrovato questa falsa notizia su tutti i mezzi di comunicazione. Vorrei quindi chiarire questa cosa : non è assolutamente vero che mi ritiro il prossimo anno (2019).

 

 

Progetti attuali? Dove la vedremo?

Mi vedrete dove mi avete sempre visto. Il mio calendario è sempre aperto tranne quando sono all’estero in tour. Ultimamente sono stato a suonare al matrimonio del mio caro amico Gigi Marzullo, tenutosi a Nusco (Avellino). Ed anche li, come accade sempre in questi eventi, dovevamo cantare una canzone, poi ne abbiamo cantata qualcuna in più.

 

 

Un’emozione mai raccontata?

Non saprei, posso solo dire che avendo vissuto molti eventi importanti e conosciuto, durante tutto l’arco della mia carriera, tante personalità, le emozioni provate sono davvero tantissime.

 

Sappiamo che ama la tecnologia ?

Si assolutamente, pensi che sono stato sempre all’ avanguardia. Ricordo che a Napoli avevo il secondo cellulare e poi il secondo computer,  sa perchè il secondo? perchè c’era sempre uno che arrivava a possederli prima di me. Devo ancora scoprire il suo nome ihh ride (ndr)

 

C’è una canzone del suo vasto repertorio che non ha avuto il successo che meritava ?

Si certo sono due. La prima  “I miei capelli bianchi” del 2016, e  la seconda, a cui sono molto affezionato, “E tu ci sei” del 2001, un pezzo  molto radiofonico. Ho molta  fiducia che possano finalmente emergere ed avere il doveroso successo che meritano.

 

Come ama trascorrere il suo tempo libero?

Vado a caccia di minutaggi per stare vicino alle mie cose, come per esempio arrangiare e sperimentare nuove sonorità per la mia dimensione, per il mio timbro di voce.

 

 

Di questa musica moderna cosa la incuriosisce ?

Ogni tanto mi chiedo dove andremo a finire, si vocifera che il prossimo Sanremo sarà basato sul rap. Di questa cosa sono molto preoccupato, mi domando spesso se ci sia ancora posto per noi “normali classici” oppure la nuova normalità della musica italiana siano diventati i “repparoli”. Io credo che noi dovremmo rispettare le nostre radici e le nostre tradizioni come accade negli altri paesi ad esempio in Francia, in Inghilterra e negli Usa. Noi, però, abbiamo la canzone napoletana e nessuno la può uccidere. I grandi tenori, ad esempio,  vengono dimenticati in fretta se dopo aver cantato le arie liriche non cantano anche la canzone classica napoletana.

 

 

A proposito di canzone classica napoletana,  e’ stato tra i massimi interpreti  a rilanciare il brano classico ”  Munastero e’  Santa Chiara” ?

Munastero e’ Santa Chiara l’ho incisa in America con la classica ritmica dei musicisti di colore, un  sound musicale davvero particolare. Io amo molto sperimentare. In america ho trovato grande professionalità, il produttore era un italo-americano e quel giorno in studio si presentò con il chitarrista che aveva portato con se ben sette chitarre, allora io gli dissi : ” ma noi una ce ne serve non sette “, e lui rispose : ” devo vedere qual’è la migliore per questo brano”. Cosi abbiamo inciso questo pezzo. La curiosità che posso raccontare e che è stata incisa con una nota di basso sbagliata.  Pensi che il bassista mi disse : ” Così non verrà  mai più “. Quella nota sbagliata nel disco è rimasta per volontà  proprio del bassista. Questo brano é molto esteso perchè si passa da note basse a note alte. Credo sia un patrimonio immenso della nostra cultura musicale.

 

Un progetto futuro da realizzare? 

In questo mese ricorre l’anniversario di quando nel 1958  mi chiamarono da Milano per dire che avevano deciso di pubblicare i miei provini (Malatia e Nun è Peccato). Stavano stampando i nostri primi dischi e ci dissero: “Ci serve il nome del cantante”. Il mio non era un nome artistico (Giuseppe Faiella ), e parlando con il mio chitarrista, mi disse: “Ti chiamano Peppino e vieni da Capri. Quindi Peppino di Capri”. Io risposi: “Suona bene”. Così nacquero Peppino Di Capri e i suoi Rockers. Vorrei festeggiare alla grande questo evento perchè sessant’anni di carriera sono una cosa molto rara da festeggiare. La cosa più importante è festeggiarlo con il pubblico che in questi anni mi ha dimostrato grande affetto e grande amore.

 

 

 

 

 

                                                                               

 

 

 

 

                                                                                            

 

 

 

 

Peppino Di Capri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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