È morto Livio Berruti, campione olimpico nei 200 metri a Roma 1960

Il 3 settembre fu il grande giorno di Berruti e dell'Italia. A 21 anni, ruppe il dominio Usa nella disciplina, che durava dal 1932: sconfisse i favoriti americani, eguagliando il record mondiale di 20'5, e si aggiudicò il record olimpico

(Torino )-E proprio a Roma, quell’edizione dei Giochi che lui stesso definì magica e irripetibile, Berruti divenne un mito dello sport italiano: tutto il Paese, che cercava luce dopo il buio della guerra, tifava per quel giovane capace di incantare, e non solo per quella falcata leggera e vincente. E in quell’Olimpiade scritta dai più grandi, quelle che incoronarono leggende come Cassius Clay e Nino Benvenuti, Berruti divenne simbolo e immagine, con il volto che campeggiava ovunque, televisione, quotidiani e periodici: a far parlare, bene, anche il legame con Wilma Rudolph. Sulla regina bellissima della velocità(l’americana conquistò tre ori nei 100m, 200m e staffetta4x100m) e il campione azzurro, che la contese a a Cassius Clay, si alimentò il mito di una  romantica liaison. Gli scatti che ritraevano la Gazzella Nera con Berruti sono rimasti nell’immaginario di tutti.Atletica - addio a Livio Berruti: morto a 87 anni il mito dell'oro olimpico  a Roma 1960

Addio a Livio Berruti. Dopo un periodo di malattia è morto a 87 anni in una clinica torinese il campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960. Berruti lascia la moglie Silvia, i funerali sono previsti in forma privata mercoledì mattina a Stroppiana, suo paese d’origine in provincia di Varese. Il rosario è previsto martedì pomeriggio nella Chiesa di Gesù Nazareno, a Torino. Dopo la carriera agonistica ha lavorato nel mondo della comunicazione. Nel 2006 è stato uno degli otto italiani portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la sua città.

Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti conobbe l’atletica nel 1955 al liceo Cavour, diventando il più veloce dell’Istituto. Sperò – come ricorda la Fidal nella sua biografia – di poter praticare l’amato tennis frequentando il centro sportivo della Lancia, ma i risultati nelle gare di velocità lo spinsero ad insistere con l’atletica. Solo pochi anni dopo divenne campione olimpionico, primo velocista europeo a trionfare in questa gara.Tutto accadde il 3 settembre 1960 allo Stadio Olimpico di Roma: in appena due ore corse la semifinale in 20.5, eguagliando il primato mondiale, vincendo poi la finale nello stesso tempo davanti allo statunitense Lester Carney (20.6) e al francese del Senegal Abdou Seye (20.7). Con la vittoria a Roma ottenne 800 mila lire dal Coni per la medaglia d’oro, 400.000 lire per il record mondiale e una ‘500’ dono della Fiat.

Tutto accadde il 3 settembre 1960 allo Stadio Olimpico di Roma: in appena due ore corse la semifinale in 20.5, eguagliando il primato mondiale, vincendo poi la finale nello stesso tempo davanti allo statunitense Lester Carney (20.6) e al francese del Senegal Abdou Seye (20.7).   Con la vittoria a Roma ottenne 800 mila lire dal Coni per la medaglia d’oro, 400.000 lire per il record mondiale e una ‘500’ dono della Fiat. Ai Giochi olimpici di Tokio, quattro anni dopo, ha corso la stessa distanza sulla scomoda prima corsia, finendo quinto e ancora primo degli europei (20.83), nella gara vinta dall’americano Henry Carr in 20.36.   Il nome di Livio Berruti è su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, individuata dal Coni per celebrare le leggende che hanno fatto la storia dello sport azzurro.Ai Giochi olimpici di Tokyo, quattro anni dopo, ha corso la stessa distanza sulla scomoda prima corsia, finendo quinto e ancora primo degli europei (20.83), nella gara vinta dall’americano Henry Carr in 20.36. Il nome di Livio Berruti è su una delle targhe della Walk of Fame dello sport italiano a Roma, individuata dal Coni per celebrare le leggende che hanno fatto la storia dello sport azzurro.

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