Recensioni

“1917” di Sam Mendes

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Arriva in sala uno dei favoriti agli Oscar di quest’anno firmato dal pluripremiato regista inglese (“American Beauty”; “Era mio padre”; “Revolutionary road” prima di divagare variamente sulla saga di “007”) che ci racconta una classica “War story” . Seguendo l’insegnamento di film ultrarealistici come “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg , “Il grande Uno rosso” di Samuel Fuller, “Orizzonti di gloria” di Kubrick o anche “Uomini contro” del nostro Francesco Rosi. Dunque una pellicola “brutta, sporca e cattiva” che ci racconta tutta la durezza, la schifezza e la rudezza della guerra, senza risparmiarci nulla.

Niente “grandi battaglie cinematografiche”, nessun eroe “alla Rambo”, niente “cariche salvifiche” del settimo Cavalleggeri, ne tantomeno “arrivano i nostri”. Solo i morti, i topi, il tanfo delle vittime, le bombe, le mine, i duelli con annessi sbudellamenti all’arma bianca, i fiumi inquinati dai cadaveri e la bieca lotta per sopravvivere. Una lezione di cinema minimalista, dal taglio quasi documentaristico, girata con una Maestria rara (al di là delle inutili polemiche su quanti “piani sequenza abbia utilizzato”: pochi e fatti benissimo comunque), una fotografia da sturbo e che, ritengo, si aggiudicherà sicuramente la “miglior regia” ai prossimi oscar.

Per il “miglior film” sarà una bella battaglia con “Joker” di Phillips e, forse, “Irishman” di Scorsese. Io personalmente ho preferito la follia nichilista del Joker, ma la palma potrebbe benissimo pure a “1917”. Siamo nella Ia guerra mondiale: Fronte Occidentale: Blake e Schofield caporali dell’esercito britannico ricevono dal loro Generale il compito di portare a termine una missione suicida: passare attraverso le linee nemiche per portare un messaggio al comandante inglese dall’altra parte del Fronte (linee telefoniche saltate…): fermare un attacco che finirebbe con un disastro.

Sarà un corsa a perdifiato fra cadaveri, trappole, bombe, bombardamenti e truppe tedesche. Un inferno costituito da vari gironi danteschi da affrontare, letteralmente, “a passo di carica”. E i caporali corrono, forse incontro alla morte, con la macchina da presa che li segue nella loro folle corsa a perdifiato, come potrebbe seguire un atleta olimpico impegnato nei 100 metri piani. Solo che qui c’è in palio la vita e non tutti riporteranno a casa una medaglia. Soprattutto un film per chi ama i “virtuosi” della regia e i film di guerra senza (?) speranza . Agli altri potrebbe risultare “pesante”.

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