Recensioni

Midsommar -l Villaggio dei Dannati di Ari Aster

Visti per noi- la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Torna Aster e cerca di bissare il successo di “Hereditary”dell’anno scorso, sempre nel campo horror, ma stavolta con risultati assai più deludenti. Un gruppo di studenti universitari (alcuni dei quali reduci da gravi traumi personali) parte alla volta di un festival di mezza estate che si tiene solo una volta ogni novant’anni nella comune ancestrale di Hälsingland in Svezia. Il posto, come d’uopo, appare isolato, splendido e idilliaco. Inni a Madre Natura, sole di Mezzanotte, candore, bianco e buoni sentimenti che debordano dappertutto. Ma questo, naturalmente, è un horror, e non è tutto oro ciò che luccica. Anzi….i lutti e le scene forti non mancheranno.

Aster cerca di riproporre la lezione di “Shining” : tutto il Male in bella vista. Alla luce del sole. Sotto gli occhi di tutti. Il nemico è più la Luce che il Buio. Non è che gli riesca bene a dire il vero. Il film ha spaccato pubblico e critica. In realtà, per il sottoscritto, è davvero troppo lento e troppo lungo (quasi due ore e mezza), non decolla mai veramente e gli intervalli di tempo fra una scena-clou e l’altra sono davvero troppo decompressi e prolungati. Le soluzioni proposte si rivelano anche abbastanza prevedibili e lo spettatore medio si ritrova a combattere più volte conto la noia nel corso della proiezione.

Tra gli attori merita una menzione la sola Florence Pugh (Dani Ardor), protagonista femminile e perno centrale di tutta la storia; senza infamia e senza lode gli altri, riproposti anche in ruoli di genere abbastanza stereotipati. Insomma, come detto, per se lungamente atteso e annunciato come la nuova perla del genere horror, Aster NON ha bissato il precedente successo, lasciando deluso o interdetto più di un fan della prima ora. Chi pensava a un emulo/pari dignitario di Jordan Peel (“Get out”; “Us”) dovrà proprio ricredersi. Almeno per ora.

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