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TOLO-TOLO di e con Checco Zalone

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Dunque è tornato. L’ attesissimo ammazza-botteghino. Il re del box-office. “Il Signore dei biglietti”. Luca Medici, in arte Checco Zalone, preceduto da un furbissimo battage pubblicitario incentrato sul noto trailer e sulla ormai arcinota polemica sovranisti/radical-chic (ma quanto è scaltro Zalone ?), si appresta anche in questo inizio di “anni’20” del nuovo millennio a fare quel che ha fatto in passato: risollevare le sorti delle esangui casse del cinema italiano di genere e non. Inutile dire che tutti lo aspettavano al varco: i sostenitori della prima ora, così come i critici “di default”.

Compreso il sottoscritto che di Zalone ha visto una sola pellicola al cinema (“Quo vado”) e solo negli ultimissimi giorni di programmazione, trovandola, al tempo, divertente ma nulla di eccezionale, con diverse idee rubate al “genio scrauso” che era Villaggio nei panni di Fantozzi, riservando le restanti visioni per le serate casalinghe. Stavolta attirato sia dal battage di cui sopra, che dal passaparola che voleva Medici/Zalone alle prese con una pellicola “diversa dal solito”, pure il sottoscritto si è presentato tra i primi al cinema per vedere “l’effetto che fa”, come avrebbe detto Jannacci. E devo dire che “le voci erano vere”.

Zalone ha fatto il salto e diretto da se stesso invece che dal “solito” Gennaro Nunziante, si è proposto “alla Sordi” con un film importante, castigando gli italici costumi (ma non solo) attraverso risate più diradate e sparute ma mooolto più corrosive del solito. Tra “Finchè c’è guerra c’è speranza” appunto di Sordi e “La tigre e la neve” di Benigni ha tirato fuori un film che, oltre al solito record assoluto al box-office, ha spaccato verticalmente il pubblico in sala: molti l’hanno amato alla follia, per i temi più seri affrontati rispetto ai film precedenti, molti lo hanno criticato di brutto.

In quanto avrebbe tradito il suo stile “classico”, quello della risata natalizia un po’ scurrile, potentemente comica e in grado di far sbellicare dalle risa ogni 2 minuti e di non proporre temi troppo impegnativi nel periodo festivo; avrebbe insomma tradito la sua vocazione di “scacciapensieri” di inizio annata.

Per quel che mi riguarda il film è riuscito e mi è piaciuto: il film, è vero, tocca temi seri come l’immigrazione clandestina, le terribili guerre africane, la povertà di quelle lande, la burocrazia italica, la corruzione ecc. ma non è vero che non si rida o si rida poco. La verità è che le risate ci sono, anche quelle “grasse”, ma molte altre sono assai più “cerebrali” dei film precedenti….questo può spiazzare un po’ il suo fan storico. Secondo me il “mix” Sordiano fra il serio e il faceto gli è riuscito bene e lo ritengo il suo film migliore, proprio perché “diverso” dai precedenti. Spinazzola, Provincia di Barletta, nuovo millennio: Checco Zalone si imbarca in un’improbabile Sushi-BAR in mezzo al nulla della Provincia Pugliese.

 

Il disastro che ne seguiterà, lo spingerà a fuggire nel nulla del deserto africano (che spazi ! che panorami!) dove, assieme a un gruppo scalcagnato e maleassortito di compagni di sventure, vivrà le più incredibili peripezie seguendo le perigliose rotte dei profughi-migranti sulla via del ritorno…..Per chi vuol ridere con intelligenza. Potrebbe essere indigesto agli “Zeloniani/Zelotiani” di ferro.

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