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Roberta Geremicca

“Un premio Oscar da dedicare alla mia Napoli”

Campana doc ma americana d’adozione, Roberta Geremicca è una giovane attrice partenopea che gira il mondo per vedere realizzato il suo sogno. Ha recitato al teatro, in televisione e in numerosi spot pubblicitari sia in Italia che in Gran Bretagna. Il suo più grande sogno è quello di vincere l’Oscar. “E’ da quasi dieci anni che provo davanti allo specchio del mio bagno, il discorso che farei se un giorno dovessi vincerlo”- dice sorridendo. L’abbiamo intervistata per farci raccontare le passioni ed i progetti che adesso sta portando avanti negli Usa per accrescere il suo bagaglio professionale e non solo.

Cosa ti ha portato sulle scene?
“In realtà il gioco. Non sono una di quelle attrici che sapevano di esserlo o di volerlo essere fin da bambine. È iniziato tutto per gioco. Ho seguito un corso di teatro al liceo giusto per avere più crediti all’esame di maturità e invece ho scoperto chi fossi realmente. Devo ringraziare mio primo insegnante, Paolo Bonaiuto, che ha saputo spingermi oltre i miei stessi limiti senza neanche accorgermi che stava accadendo.”

Parlaci dei tuoi primi passi?
“Sono stati a teatro a Roma (con un piccolo ruolo nel suo film “La voce”) con Augusto Zucchi a cui devo molto. E’ stato un secondo padre, un amico, un maestro. Ho lavorato e appreso tanto lavorando al suo fianco. Poi ho lavorato con Silvana Bosi che aveva un approccio completamente diverso da Augusto. Mi ha aiutato tantissimo a scoprire nuovi lati di me stessa e del palcoscenico. Il mentore, l’uomo che mi ha cambiata sia come persona ma soprattutto come attrice è stato Michael Margotta: l’insegnante che ho seguito per un pò in Italia prima di partire per l’Inghilterra. Al di là di aver cambiato il mio approccio alle performances, Michael mi ha fatto capire perché amo questo mestiere. Per me quando si dice “studia con tutti e poi trova il metodo che fa per te e tienilo stretto, per me è decisamente la persona che consiglierei a tutti .

L’esperienza in Inghilterra come ha modellato la tua professionalità?
Ho vissuto per un paio di anni. E’ stata un’esperienza che ha decisamente strutturato la mia personalità. Quando ho vissuto lì sono diventata molto più aperta e vulnerabile ma anche coraggiosa senza farci caso. Ho commesso anche tanti errori ma mi sono data il permesso di vivere una nuova esperienza. E l’ ho vissuta fino in fondo con tutti i suoi lati positivi e negativi. E’ stata la più grande conquista personale ossia il darsi il permesso di vivere davvero. È tutto ciò, infatti, mi ha portata a spogliare davvero l’anima in scena così Tanto da ricevere ottime critiche e un riconoscimento come migliore attrice internazionale per il BFA.

Cosa puoi dirci della patria del Cinema dove adesso vivi ?
Los Angeles non è tutta glamour ne rosa e fiori come sembra . C’è molta finzione in questa città ed è un posto che dopo un pò ti cambia l’anima se non sei abbastanza forte mentalmente. Osservando da fuori non penseresti mai che ci sono tutti i problemi che ci sono. Venirci in visita è ovviamente diverso dal viverci ma quello come un pò ovunque. Tutti qui sono in questa industria: dal cameriere al banchiere. A volte è un tantino stremante ma si dice che LA sia la patria del cinema. Quindi non è poi così scioccante. Bisogna essere attenti a due cose in questa città: la solitudine e l’ossessione di “arrivare”. Questi due fattori smuovono tutto. Per gli stranieri diciamo che le leggi californiane non sono molto a favore. Ho scelto questa meta, ho lavorato sodo per ottenere il mio visto artistico lavorativo e continuerò a farlo e di certo non saranno certo queste problematiche a fermare la mia scalata.

In cantiere ci sono due film meravigliosi. Uno mi vedrà tra i protagonisti e si chiama…

Quanta nostalgia hai dell’Italia?
Da italiana mi manca la mia famiglia e i miei affetti in generale, i legami che si creano con le persone in Italia sono decisamente diversi da quelli che si creano in questa città. Molti miei amici sono italiani. Del classico cliché cibo, mare, sole sono cose che trovi anche qui per dodici mesi all’anno. Queste cose mi mancavano più in Inghilterra dove il sole non si vedeva mai se non per più di sette giorni su trecentosessantacinque. Un aspetto che non mi manca è la non meritocrazia che è sovrana nel nostro paese in ogni campo. Non lo dico da persona che è andata via. Vedo nei laureati che sono rimasti, lo vedo in chi dopo anni di lavoro si trova senza nulla in mezzo a una strada, lo vedo in chi non riesce a portare avanti se stesso o una famiglia e queste persone i sacrifici li fanno quotidianamente o li hanno fatti per la loro intera vita. Lo studio lo hanno ormai dentro loro, il talento spesso viene addirittura represso e non agevolato ad uscire fuori. Non mi manca la paura di una ribellione ma “Give us time baby”. Prima o poi sono fiduciosa che chiunque di noi sia andato via, tornerà per cambiare qualcosa. Chiunque sia restato, inizierà a cambiare qualcosa da lì. Mai perdere le speranze.”

A quale attore o attrice ti sei sempre ispirata?
Ve ne sono molti: da Meryl Streep a Robert De Niro a Marion Cotillard passando per Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Benedict Cumberbatch, Penelope Cruz e Ruth Wilson ma potrei continuare. Alcuni di essi hanno attraversato l’oceano, riuscendo a realizzare i propri obiettivi.

Adesso quali sono i tuoi progetti lavorativi?
“In cantiere ci sono due film meravigliosi. Uno mi vedrà tra i protagonisti e si chiama “Natural Disaster”: è la storia di sei amici che si riuniscono per salutare un membro del proprio gruppo in partenza per l’Italia. Inoltre tutte le loro nascoste lunghe tensioni arriveranno al pettine. Il regista è l’emergente Babak Mehrabi, figura estremamente competente con cui c’è molto piacere a lavorare al suo progetto. Gireremo le scene tra ottobre e novembre a Los Angeles. Il secondo si chiama “The right to fight society” di Sean Wyn. E’ un film sui diritti di chiunque di combattere, un film sociale molto interessante che mi vede anche nei panni di Stunt Woman che inizia il suo training combattendo prima con una ragazza e poi uomini.

Qual è un desiderio nella tua vita professionale o privata che non hai ancora realizzato?
Nella vita professionale vorrei continuare a crescere. E’ questo principalmente il mio vero scopo. Poi l’Oscar arriverà di conseguenza. Nella vita personale vorrei essere perennemente felice (ride ndr).

Se diciamo amore rispondi?
Mi dici amore? Ti dico… Che finalmente a 31 adesso so cos’ è!

Qualcosa che il pubblico non sa di me? Beh se qualcosa non si sa allora vuol dire che bisogna aspettare la prossima intervista per conoscermi meglio.

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