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Il punto sulle tre italiane in Champions

Corner : Il calcio visto e raccontato dalla penna di Maurizio Longhi

L’Atalanta perpetua la sua favola europea. Dopo aver miracolosamente superato il suo girone, ha incantato San Siro rifilando un poker al malcapitato Valencia. In pochi si aspettavano una squadra così ruggente e travolgente contro un’avversaria che non starà vivendo uno dei suoi momenti storici più fulgidi, ma ha comunque un certo blasone. Per gli spagnoli, una minima speranza è rappresentata dal gol segnato sul 4-0, non sarà facile recuperare tre gol, ma si spera che, accompagnati dalla bolgia del Mestalla, possa essere ribaltato il risultato dell’andata. L’Atalanta dovrà fare attenzione soprattutto nei primi minuti a placare la veemenza spagnola, certo che approdare ai quarti è un sogno così bello che ancora si fa fatica a pensare che possa diventare realtà. Quando c’è sfrontatezza, fame e un pizzico di sana incoscienza passa in secondo piano anche l’inesperienza. Lo scotto del noviziato è stato pagato duramente nelle prime tre gare del girone, poi l’Atalanta ha mostrato anche in Champions lo stesso piglio con cui gioca in campionato accreditandosi come una delle realtà più belle e interessanti.

L’avversaria più difficile ce l’aveva il Napoli, al cospetto di un’altra spagnola, ma di un livello decisamente superiore al Valencia, parliamo del Barcellona. Era la prima volta di Messi al San Paolo, tanta era l’attesa per un evento storico che ha arricchito di ulteriore suspence la vigilia, era anche la prima in Champions per Gattuso nella veste di allenatore. Erano tanti gli elementi che rendevano ancora più elettrizzante l’attesa. Il Napoli, consapevole dello strapotere catalano, ha disputato una partita di attesa badando alla compattezza difensiva e alla densità nella propria metà campo per poi colpire con uno splendido destro a giro di Mertens. Il belga non poteva scegliere serata migliore per siglare il suo 121esimo gol in maglia azzurra con il quale si è issato in vetta alla classifica cannonieri della storia del club partenopeo. Solo nella ripresa, approfittando di una distrazione della retroguardia azzurra, il Barcellona ha trovato il pari con Griezmann, per il resto Ospina non è stato mai impegnato, mentre ter Stegen si è dovuto superare su Insigne e soprattutto su Callejon con quest’ultimo che, solo davanti alla porta, non è riuscito a battere il portiere blaugrana. Al Camp Nou, mister Setién dovrà fare a meno di Busquets e Vidal, assenze importanti che saranno adeguatamente rimpiazzate stante la qualità di tutte le pedine a disposizione del tecnico. La qualificazione è in mano al Barça, ma il Napoli, come ha detto Gattuso, dovrà andare nel tempio spagnolo munito di elmetto e armatura per dare battaglia.

A sorpresa, è caduta la Juventus in casa del Lione, una squadra, quella francese, che anche in campionato non è che stia facendo faville. Il gol di Tousart nella prima frazione è stato sufficiente agli uomini di Garcia per aggiudicarsi, anche se di misura, la prima partita, ma il discorso qualificazione è apertissimo e si giocherà all’Allianz Stadium dove la Juve sa farsi valere. Sicuramente continua a non convincere il nuovo corso targato Sarri, si respira un’aria di insoddisfazione generale, anche perché le sconfitte non sono poche: tre in campionato, una in finale di Supercoppa, una in Champions e in Coppa Italia contro il Milan è stato necessario un rigore molto dubbio nel finale per evitare un altro tonfo. La squadra appare priva di equilibrio e identità, molti interpreti sembrano aver perso lo smalto di qualche anno fa, chi si aspettava un calcio fatto di velocità, palleggio e dominio è rimasto deluso, almeno finora. La Juve non arriva nel migliore dei modi al derby d’Italia contro l’Inter: vincere allontanerebbe qualche malumore, steccare ancora esaspererebbe ulteriormente gli animi. 

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