Moriva 60 anni fa, nella notte tra il 4 e il 5 agosto, Marilyn Monroe.
Marilyn però, a distanza di 60 anni, è ancora tra noi. Consegnata alla storia della pop art da un’opera di Andy Warhol (battuto all’asta di recente per 195 milioni di dollari), ma fonte di ispirazione anche per stelle di oggi. Kim Kardashian l’ha evocata in maggio al Gala del Met mentre Venezia prepara il tappeto rosso per “Blonde“, la rivisitazione dei suoi drammi interiori in una Hollywood che divora spietata i suoi miti firmata da Andrew Dominik con la cubana Ana de Armas protagonista.
Faceva jogging, leggeva Dostoevskij. Per molti soltanto un simbolo, anzi “il” simbolo, del sesso in un’America ancora lontana dalla rivoluzione sessuale, Marilyn non era soltanto questo, come racconta il libro di Joyce Carol Oates che ha ispirato il film di Dominik. Figlia traumatizzata di madre single, raggiunse la fama ma non la felicità, a partire dagli amori tormentati, come quelli con Joe di Maggio e Arthur Miller, da cui Marilyn divorziò l’anno prima del suicidio.
Intanto fanno furore i cimeli: “A 60 anni dalla morte e lei continua ad essere una celebrità di serie A per collezionisti, fan e musei di tutto il mondo”, ha detto Martin Nolan, il direttore della casa d’asta Julien’s di Los Angeles che la scorsa settimana ha venduto un abito di William Travilla, che aveva disegnato i costumi di scena per sei film della Monroe, per oltre il doppio della stima di partenza: era stato indossato nel classico del 1954 ”
