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GIO DI SARNO

Di Cristofaro Russo

Si chiama Giò Di Sarno, Giovanna (Giò) Di Sarno nasce a Ottaviano (NA) e cresce a Poggiomarino, paese di sole vesuviano. Giovanissima, si trasferisce nella capitale, spinta da una insopprimibile vocazione per il canto.

Vince la sua scommessa e grazie alla sua caparbietà mista all’amore per l’arte oggi dopo una lunga e faticosa “gavetta” è divenuta una straordinaria artista poliedrica: attrice, cantante, autrice, ha raggiunto il successo grazie alla sua voce inconfondibile accompagnata da una arte, espressiva e gestuale unica nel suo genere .   Ha manifestato il suo eclettismo artistico esibendosi, oltre che nel repertorio di cantautrice di caratura partenopea (vedi le esecuzioni del drammatico monologo ’E figlie so’ ffiglie, dalla Filomena Marturano di Eduardo, e della bellissima Viento’e mare, pezzo che, manco a dirlo, porta la sua firma) anche la trascinante Le Mantellate, il noto testo di intonazione romana di Giorgio Strehler.

Altro grande successo indiscusso , L’Emigrante (programma con ospiti diplomatici, politici e intellettuali, ideato, scritto e condotto dalla stessa Giò su Radio italia Anni 60). I suoi video fanno registrare migliaia di visualizzazioni su YouTube; con  brani come Maruzzella, cantata in spagnolo, Maracaibo, all’attivo moltissimi pezzi della musica napoletana, tra questi “Bammenella” una struggente interpretazione,è decisamente popolare anche in teatro dove ha calcato le scene con  – l’applicazione in grado di riconoscere una canzone dopo il suo ascolto – almeno per quanto riguarda la Francia, l’Italia, la Grecia e molti altri paesi europei.

 

Abbiamo fatto una bella chiacchierata con questa bravissima  artista  partenopea , che racconta in questa intervista al nostro magazine  i suoi tanti  impegni professionali   e non solo .

 

Tre cose assolutamente importanti a cui non puoi mai rinunciare? 

In ordine: i miei figli. Da quando sono nati, la mia vita è organizzata seguendo le loro necessità. Nessuno chiede di venire al mondo, e dal momento in cui si decide di procreare, se si ha un minimo di intelligenza e di umanità, non si può agire diversamente. Ovviamente man mano che crescono le loro esigenze  cambiano, cambiano anche gli spazi e io incomincio a riprendermi qualche “libertà”.

A tutto il resto posso rinunciare. Non sono schiava di nessun “vizio” particolare, pur essendo una “godereccia” sono una persona abituata a vivere con pochissimo e moltissimo. Cavalco l’onda senza troppo frignare. L’acqua per me è indispensabile, per lavarsi e per fare il caffè. Mi piace il buon cibo e il vino di qualità. Non amo i fronzoli, non sono una patita dello shopping, adoro i fiori e la natura. Mi sento molto vicina al mondo Amish.

 

 

                                                                                                                                                           

( Vestito di Gianni Cirillo per la festa di Monica Macchioni – Ph Maurizio Oscar Romano Pagliari)

 

Come nasce la tua passione per la Musica?

E’ arrivata per caso nella mia vita a salvarmi da una situazione familiare dolorosa. Volevo fare la maestra, e chissà crescendo cosa avrei potuto fare nel conoscere nuovi ambienti, perché conoscevo solo la campagna e la scuola.  Anche se col tempo ho ridimensionato e metabolizzato pure quel dolore, non mi capacito del fatto che mi abbiano proibito di studiare con la totale assenza delle istituzioni. Praticamente inesistenti al mio paese. Sono un miracolo della natura…

 

 

Invece come è nato il tuo programma radiofonico l’emigrante su Radio italia Anni 60 ?

Il programma nasce come tutte le mie “invenzioni”, per una esigenza personale. Il mio scopo era quello di capire attraverso le interviste, cosa avessero provato le varie persone accolte in un città o Paese forestiero. Chi non ha mai vissuto in un luogo diverso dalla terra natia non lo sa, non si può rendere conto. A volte anche con le più belle intenzioni, sei emarginato e ghettizzato. Come è uscito fuori appunto nelle interviste ai miei ospiti.

 

 

Dei tanti ospiti avuti in questo programma  quale ricordi sempre con grande piacere?

Io sono grata a tutti gli ospiti, e dal momento che io me la canto e io me la suono, se scelgo un ospite è perché qualcosa di lui apprezzo. Roma offre la possibilità di avere tanti immigrati. Potrei trasmettere 24 H, quindi, li ricordo tutti con molto affetto. Con alcuni di essi sono diventata amica, con altri un cordiale rapporto di conoscenza.  Due giorni prima della trasmissione che va in diretta, viene pubblicata un’intervista su www.inciucio.it corredata da 3 fotografie; queste interviste diventeranno un libro. Non smetterò mai di ringraziare l’amico trentennale l’editore Gio’ Di Giorgio per avermi ospitata sul suo Blog.

 

 

Ci racconti un momento a cui sei molto legata di questo tuo percorso professionale ?  

Dovrei scrivere tante cose, ma mi limiterò a dire che il giorno dopo, quando spesso capita di ricevere i complimenti dall’ospite avuto in studio, è il momento in cui credo di aver fatto bene a insistere su questo programma, in questo momento molto difficile della mia vita.

E poi, un’alta cosa: io sono all’interno di uno spazio che si chiama “Gli Inascoltabili”, questo spazio è gestito da Nick Caprera “nonsolospiker”. Ci siamo scontrati tante volte, forse per una bel caratterino che abbiamo entrambi, però, se potessi scegliere un partner professionale, sceglierei uno come  lui. Una continua “litigata” o confronto, è il modo giusto per affrontare vita e lavoro senza farlo diventare piattume totale.

 

 

Come ami trascorrere il tuo tempo libero ?  

Non so di cosa stai parlando…

 

 

 Un progetto futuro che vorresti realizzare?

Curo una rubrica sempre da me ideata su “L’Opinione delle Libertà”, si chiama “L’Altro Teatro”, mi occupo di recensire spettacoli teatrali. Oltre a cantare, amo tantissimo scrivere, ecco, questa è la strada che vorrei seguire più di ogni altra cosa. Ovviamente senza trascurare musica e teatro, amori grandi.

E poi…,una casa in aperta campagna, tornare alle origini in maniera moderna. Come ti dicevo prima, sono molto vicina alla cultura Amish.

 

 

Se non avessi intrapreso questo percorso oggi chi saresti? 

Anche qui, dobbiamo ritornare all inizio. Volevo studiare, non mi hanno dato questa possibilità, ho recuperato da sola e molto dopo, quando la mia vita aveva preso già un percorso ben definito. Spesso mi sono sentita inadeguata perché non avevo un titolo di studio appropriato, pur conoscendo la materia in questione. Lo ha pagato la mia sensibilità. Ho dato tanto a tanta gente e a tante situazioni anche lavorative che non meritavano. Il mio bisogno d’amore e di affermazione affettiva mi ha fatto fare tanti sbagli, ma ora mi sento bene. Ho tante cose da risolvere, ma a modo mio mi sento risolta. Ho fatto pace con le cose brutte, e concretizzato le mie capacità. Mi voglio tanto bene e questo conta, il resto, figli a parte, sono solo dei contorni colorati. In ogni caso penso che sarei stata una brava ricercatrice.

 

 

Credit photographer: Ph Cladio Martone- Ph Maurizio Oscar romano Pagliari.

 

 

Per questa intervista con l’artista Gio Di Sarno,  si ringrazia l’Ufficio Stampa Gio Di Giorgio.

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