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HAMMAMET di Gianni Amelio

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Ecco l’ atteso apologo di Amelio sugli ultimi giorni di Craxi ad Hammamet. Molti ne hanno discusso prima e dopo l’uscita ed a giusta ragione. Il sottoscritto ha fatto fatica ad andarlo a vedere perché NON ama assolutamente i biopic. Li ritiene assolutamente falsi, zeppi di errori circa la biografia, e di intrisi di fatti assolutamente inventati di sana pianta, solo per coinvolgere lo spettatore. Insomma il più delle volte inutili o fuorvianti.

Quando sono co-sceneggiati dal personaggio di cui si racconta la storia sono un po’ meglio (ma accade di rado): ma propongono comunque una visione di parte; quando poi ciò non avviene e, come nel caso di specie, la sceneggiatura è opera di soggetti terzi allora abbiamo il racconto della vita di un personaggio filtrato dalla lente e dalla personale visione di un ulteriore soggetto terzo.

Quindi di attendibile, metodologicamente, può esserci poco. La realtà è che il giudizio sulla figura di Craxi, come quella di tutte le figure cardine della politica e della storia contemporanea, andrebbe lasciata agli STORICI ed alla STORIOGRAFIA se si vuole qualcosa di attendibile. Ciò posto, il film funziona (anche se solo in parte) e ha riempito sorprendentemente le sale italiane scalando le classifiche pur dovendosi confrontare con competitors molto agguerriti. Pierfrancesco Favino che fa Craxi è un MOSTRO DA OSCAR e non pare di vedere un attore sullo schermo, ma proprio Craxi redivivo. Gli altri attore, salvo forse il grande Renato Carpentieri (nella parte di un ex senatore DC di origine napoletana), non possono che restare TRAVOLTI dalla sua incredibile mimesi perfetta.

La storia è nota: il “cupio dissolvi” dell’ex Presidente del Consiglio in terra tunisina. Alle prese con una dilaniante malattia diabetica che lo porterà alla fine Craxi dà la SUA personale versione del ciclone-tangentopoli: “è vero c’era il finanziamento illecito ma i soldi erano per il partito; le mie condanne sono state politiche; solo una parte dei partiti è stata inquisita mentre un’altra (comunista) è stata salvata appositamente dai giudici; occorreva una soluzione politica e non giudiziaria per il malaffare generalizzato di allora”.

Autodifesa accorata e leonina che dura per tutta la pellicola, nonostante ci siano amici, compagni di partito e conoscenti che gli imputano di esser stato il “motore” di quel malaffare, di aver compiuto molti reati e che comunque parte di quelle tangenti rimanesse loro “attaccate alle dita”. Il film scorre spesso lento, e gli manca un po’ di “brio” in varie parti. Certe volte sconfina nell’onirico. In realtà più che un film “politico” è un film “intimista” che racconta le dolorose traversie della parte finale della vita dell’uomo che ebbe in pugno l’ Italia. Un uomo alle prese con la malattia e la visione della morte. Il giudizio sul “politico” resta affidato alla storia. Un film per chi vuole capire meglio la prima Repubblica e la “versione di Craxi . Per gli altri risulterà pesante.

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