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Non sono un assassino di Andrea Zaccariello

Di Giuseppe Christian Gaeta
 
 

Buon thriller di fine stagione firmato Zaccariello che, ripreso da un libro del noto magistrato Caringella , atterra nei cinema italiani durante in mezzo ai tripudi vendicativi/avengersiani di casa Marvel e quelli televisivi dei vari Troni di spade. Purtuttavia il film, anche senza strafare mantiene una sua dignità e si merita un suo pubblico di “genere” che è quello, naturalmente degli amanti del giallo classico, l’anglosassone ”whodunit”(chi l’ha fatto?).

 

 
Scamarcio (accettabile ma sempre un po’ troppo statico nelle espressioni) è Francesco Prencipe un vicequestore amico d’infanzia di un famoso magistrato antimafia, Giovanni Mastropaolo, ben interpretato da Alessio Boni. Invero, sono 2 anni che i due non si vedono e hanno interrotto il loro rapporto umano e professionale.
 

Eppure il poliziotto viene svegliato nel cuore della notte e convocato d’urgenza a casa dell’amico giudice per una necessità improrogabile (che noi spettatori scopriremo solo a fine film). Arrivato a casa del giudice, questi lo accoglie con queste parole: “Ho un racconto da farti. Dopo ti farò una domanda, voglio che mi risponda solo con un sì o con un no…”. Stacco.
 

Poche ore dopo il magistrato è trovato morto con un colpo alla tempia. L’ultimo a vederlo vivo è stato Scamarcio/Prencipe. Naturalmente è lui l’accusato del delitto dalla Procuratrice Paola Maralfa (Claudia Gerini). E’ lui l’assassino, o è stato incastrato ? Il poliziotto si rivolge allora a un terzo amico di infanzia suo e del giudice (il bravissimo Edoardo Pesce): un avvocato fallito e beone ormai a fine carriera…. Il film fila via veloce e interessa lo spettatore fino alla fine. Tiene tutti sulla corda in attesa della rivelazione finale. Che a dire il vero arriva non del tutto inattesa anche a causa di una scena iniziale forse troppo rivelatoria.

 
Più fumose potevano invece essere le motivazioni del colpevole…il film come thriller è più che buono però fa un suo troppo disinvolto di continui salti temporali fra passato remoto, presente e passato prossimo. I flashback e flashforward insomma rischiano di disorientare troppo lo spettatore anche solo un po’ disattento. E la voce “stile Padrino” della Procuratrice e accusatrice Claudia Gerini proprio non si può sentire.
 

Giudizio: Promosso a metà.

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