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EZIO CAPUANO

Di Michele Pisani
 
 

Nel calcio non c’è amicizia e soprattutto manca la meritocrazia”. Affermazioni che sono in linea con il personaggio. Ezio Capuano, per gli amici Eziolino, è uno che le cose che pensa, le dice. Sempre ed anche a costo di apparire impopolare. Capuano è un allenatore tra i più famosi d’Italia, non ha allenato in massima serie (non mettiamo limiti alla provvidenza) ma è conosciutissimo per il suo verbo e soprattutto per il modo di stare in panchina. Unico, diremmo inimitabile. Dopo 29 anni di onorata presenza, in questo scorcio di stagione (in realtà siamo al giro di boa) Eziolino è in attesa di una chiamata. È stato vicino alla panchina della Casertana e della sua Salernitana ma lui non ne fa un dramma.

 

Caro Michele la chiamata prima o poi arriverà, basta solo aspettare”. Ma riavvolgiamo il nastro e ripartiamo. Gli chiediamo se nel calcio italiano esista amicizia, la meritocrazia e se serva essere disposti a dire sempre signorsì per poter allenare ?

Non impiega molto a rispondere, lo fa dopo aver tirato un sospiro a dir poco liberatorio. “No. E lo dice uno che pur essendo ancora giovane ha tanta esperienza, in questo settore c’è solo l’interesse. Io dico che nella vita non c’è riconoscenza ed anche nel calcio questa è una parola che non esiste. Si azzera tutto sin dal giorno dopo. Nel mondo del calcio non c’è amicizia e soprattutto non esiste meritocrazia. Esistono dei papi, si decide chi allena di più e chi di meno, chi in categoria superiore e chi in vece in quelle inferiori. Poi come tutti i cicli, ne nasce un altro. Purtroppo è la realtà e per allenare ci vuole una dose di servilismo. Io potevo, l’anno scorso, fare i play-off con la Sambenedettese ma evidentemente qualcuno voleva fare la formazione al mio posto”.

 

 

In questo calcio lei si sente più Allegri o Baldini?

Li conosco bene, quando io ho iniziato ad allenare massimo ancora giocava, hanno entrambi caratteri forti ed io sotto questo aspetto mi ci ritrovo. Quando hanno qualcosa da dire non si fanno problemi. In un mondo di figurine hai citato due allenatori ma soprattutto due uomini veri. Sotto l’aspetto tecnico chi mi ha colpito di più, negli anni novanta, è stato Arrigo Sacchi. Poi ho portato avanti le mie tesi, io ritengo che un allenatore debba somigliare ad un pittore e per dipingere un quadro deve anche avere delle sue personali ispirazioni, altrimenti sarebbe troppo facile scopiazzare. Tornando al discorso Baldini anche io so bene cosa significhi. L’ho vissuto sulla mia pelle e non a caso dico basta essere amico e telefonare ad un direttore sportivo che ha potere e questo ti mette come un pupazzo ad allenare ma capita che alcuni colleghi si trovino e dopo solo qualche anno di attività ad essere delle vere e proprie meteore. Questo è un aspetto negativo ma io mi sento di dire che sono un allenatore vero, spero di poterlo fare sempre così ovvero senza accettare compromessi. Io sono orgoglioso di essere Eziolino Capuano.

 

 

Restiamo sullo stesso tema, quanti allenatori conosce che avrebbero dovuto aver maggiore fortuna e quanti, invece, ne hanno in abbondanza?

Di quelli che ne hanno avuta non faccio i nomi ma ce ne sono tantissimi. Tra i bravi che non allenano cito su tutti Pasquale Casale. Ho seguito la sua carriera da allenatore sin dagli albori. È bravo e non allena, questo è uno dei tanti misteri del calcio.

 
 

 

Quale è stata la squadra che ha allenato e che non avrebbe dovuto, quale quella che ancora le manca?

Partiamo dalla seconda, tutti sanno che il mio sogno è allenare la Salernitana e questo non è certo un segreto. Non ho rimpianti e tutte le squadre che ho allenato mi hanno dato soddisfazioni: poi come tutti quelli che fanno questo mestiere è capitato di aver fatto bene e qualche volta non sempre   allo stesso modo ma rifarei tutto senza problemi.

 

 

Molti suoi colleghi si trasferiscono all’estero. Albania, Romania e Bulgaria le mete, lei ci andrebbe?

“No. Sono contento per i buon risultati degli italiani che in questi paesi dove c’è poco tecnica la fanno da padroni ma a me piace il calcio italiano e preferisco restare nel mio paese”.

 

 

Avellino, Bari e Cesena. La storia del calcio nei dilettanti ?

Qualcosa si è sbagliato, senza dubbio. L’Avellino rivive lo stesso incubo dopo soli nove anni. Sono d’accordo con te. Sono tre tasselli importanti della storia dello sport nazionale. Mi auguro che tornino presto nel calcio che conta”.

 

 

A proposito di tempi che furono: Scirea e Chiellini, le dovute differenze ammesso che ce ne siano.

Sul piano tecnico ed anche sul piano della personalità. Non me ne voglia Chiellini ma Scirea resta senza rivali per la sua qualità come giocatore ma e soprattutto a proposito come uomo.

 

Proviamo a mettere in campo, l’una contro l’altra le sue migliori squadre.

Ce ne sarebbero molte ma se debbo rispondere alla domanda io dico la Juve Stabia e la Sambenedettese.

 

 

Cosa le riserverà il futuro?

Lo scopriremo solo vivendo, spero di ritrovarmi subito in campo ma di una cosa sono sicuro e cioè che mi vedrò su una panchina ed ancora per tanto tempo.

 

 
Credit photographer:  Ph Andrea Vignoli

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