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Step Two

Il duo jazz è impegnato nel tour di promozione dell'album “BINARI”, tributo a John Coltrane


Due professionisti del jazz italiano, due musicisti coraggiosi, appassionati e determinati, sempre pronti a nuove sfide musicali, a nuove sperimentazioni. Francesco Pierotti, giovane e talentusoso contrabbassista, originario dell’alto Lazio e Giovanni Benvenuti, uno dei migliori sassofonisti italiani, ventisettenne toscano, formano il Duo “Step Two”. Il nome scelto è un omaggio ad un autore a cui i due musicisti sono molto legati, il sassofonista John Coltrane: Step rimanda a Giant Steps, uno dei brani più famosi di Coltrane e Two è il numero degli strumenti che lo vanno ad eseguire. Il duo ha presentato alcuni mesi fa il nuovo album “BINARI”, un tributo a John Coltrane, prodotto dall’etichetta italiana Abeat Records. Il disco ha ricevuto giudizi molto positivi da parte dei più autorevoli esperti di jazz sia in Italia che all’estero.
Francesco Pierotti ha collaborato con artisti del calibro di Seamus Blake, Fabrizio Bosso, John B. Arnold, Carlo Atti, Nicola Angelucci, Julian Oliver Mazzariello, Greg Burk, Alessandro Bravo, Yakir Arbib, Barbara Casini, Reinaldo Santiago, Andrea Rea, Alessandro Marzi. Si è diplomato con il massimo dei voti presso l’istituto superiore di studi musicali “Giulio Briccialdi” di Terni. Dal 2010 è contrabbassista dell’Orchestra Sinfonica di Civitavecchia sotto la direzione del maestro Piero Caraba.
Giovanni Benvenuti, sassofonista tenore, si è diplomato al Conservatorio G.B. Martini di Bologna e si è specializzato in masters internazionali di jazz e improvvisazione. Si è esibito nei principali jazz clubs e festival italiani e ha partecipato a manifestazioni prestigiose negli Stati Uniti, a Panama e in Danimarca, con artisti di fama internazionale come Danilo Perez e John Taylor.

Come è nato il duo Step Two? Quale percorso artistico avete compiuto?

La nostra conoscenza nasce in ambito professionale, dopo diverso tempo che suonavamo nelle stesse occasioni avevamo voglia di fissare il nostro percorso insieme, perché ci siamo trovati diverse volte a suonare in duo, l’abbiamo fatto scegliendo un musicista che nell’ambito jazz è ostico e molto studiato, John Coltrane. Dato che stavamo lavorando su un personaggio importantissimo nel panorama jazz, volevamo fare un progetto non scontato, perché quando si lavora su artisti così famosi si sta facendo qualcosa che già hanno fatto altri, dunque trovare un nuovo modo per farlo non è facile, noi ci siamo trovati a lavorare con i nostri limiti, che sono quelli del duo, fatto di strumenti che non hanno una funzione armonica, sono due strumenti che possono fare una nota per volta. Siamo due appassionati di musica classica, abbiamo pensato di fare un lavoro quasi cameristico, per creare un linguaggio nuovo su un autore importante che ha condizionato molto la musica jazz, come John Coltrane, e siamo molto contenti del risultato finale.

Raccontate il vostro percorso musicale, la vostra formazione.

Francesco Pierotti
Prima di intraprendere questa carriera mi sono laureato in Architettura, poi non ho mai fatto l’architetto. Ho termintato gli studi al Conservatorio di Terni, poi mi sono specializzato nel jazz, ho portato avanti gli studi di jazz e di classica come autodidatta. L’interesse per il jazz è nato quando avevo 17 anni, è una forma d’arte che inizia a lavorare dentro di te, è stato così condizionante nella mia vita da non farmi intraprendere la carriera di architetto. Alcuni musicisti sono stati particolarmente importanti per la mia formazione musicale. Per quanto riguarda il contrabbasso sono stato affascinato da Jimmy Blanton, Ron Carter, Larry Grenadier, McBride, ma sono molto legato anche alla musica classica, a Beethoven, e anche al rock, a Jimi Hendrix, ho un legame molto forte con la tradizione del jazz, la classica e il rock.

Giovanni Benvenuti
Sono stato un appassionato di musica fin da piccolo, già all’età di 8 anni ascoltavo musica black, a 12 anni ho iniziato a studiare il sassofono, nel corso degli anni mi sono appassionato al jazz sempre più seriamente grazie ad un disco di Dexter Gordon, “Go !”, ero affascinato da questo sassofonista, poi ho iniziato ad ascoltare Miles Davis, e i grandi del jazz, continuando ad ascoltare rock, e progressive anni ’70. Ho iniziato a studiare al Siena Jazz fino al 19 anni. Già a 18 anni, appena finito il liceo, ho iniziato a pensare a fare il musicista di lavoro, ho deciso di iscrivermi ad un master al Siena Jazz internazionale, grazie al quale ho avuto modo di studiare con insegnanti americani e studenti di altissimo livello che mi hanno molto stimolato a migliorarmi. Grazie a questa esperienza ho avuto modo di studiare all’estero, al Berklee College di Boston, e di suonare all’estero, ad esempio a Panama. Finita questa esperienza poi mi sono iscritto al Conservatorio di Bologna, dove mi sono diplomato. Parallelamente al jazz ho sempre studiato musica classica, la composizione. Questo progetto del duo STEP TWO è stato il coronamento di queste esperienze, da una parte ci sono due musicisti jazz che suonano la musica di un artista jazz, dall’altra c’è la volontà di utilizzare i brani del compositore per veicolare le nostre esperienze e passioni musicali che sono anche classiche ed europee. L’interesse per il sax è nato quando avevo 11-12 anni, ascoltando Dexter Gordon, scelsi il sax tenore perché lo suonava lui. Per me gli artisti più importanti sono stati Dexter Gordon, Miles Davis, John Coltrane, mi hanno sempre interessato i musicisti che hanno saputo unire più realtà musicali contemporaneamente, partendo da un ambito popolare fino ad arrivare ad uno colto. Ho sempre ammirato Duke Ellington, Ravel, Gershwin. Anche io amo molto la musica classica e un certo tipo di rock, Jimi Hendrix, Led Zeppellin, Radiohead, e il progressive degli anni 70, PFM, Banco del Mutuo soccorso. Cerco di trovare qualcosa di valido in tutta la musica che ascolto, senza creare paletti, credo la musica sia una, non bisogna fossilizzarsi sul genere, ma apprezzare musicisti anche di realtà totalmente diverse.

Presentate il vostro nuovo album “BINARI”, che è un tributo a John Coltrane.

“BINARI” è un album coraggioso, perché il tema trattato non era facile. Dobbiamo ringraziare anche Mario Caccia, il produttore, proprietario di Abeat records, è stato coraggioso a produrre un disco che si presenta difficile, è stata una sfida molto grande per noi, un lavoro che abbiamo condiviso negli arraggiamenti, ci siamo divisi i brani, ognuno di noi portava un brano e poi ne discutevamo insieme, è un disco nato in un giorno e mezzo di lavoro in studio. John Coltrane è un musicista che nell’arco della sua vita ha avuto molti cambiamenti stilistici, a cui sono corrisposti diversi periodi compositivi con brani diversi. Noi abbiamo raccolto in questo disco un po’ tutta della vita di Coltrane, cimentandoci a lavorare sui suoi i diversi stili, è stato anche un grande innovatore.
L’album è uscito nell’estate 2016. Sono brani arrangiati in maniera molto diversa tra di loro, alcuni sono vicini al rock blues e al funk, altri vicini a sonorità classiche, come spiritual, è un disco molto sperimentale. Una grande soddisfazione sarà quella di presentare questo disco in un grande circuito di musicisti classici, con un concerto che faremo a Vetralla l’11 dicembre presso l’Associazione Opera Extravaganza, che organizza spettacoli di musica classica. Al Direttore artistico siamo piaciuti e ci ha scelto. Per noi è molto importante riuscire ad arrivare al mondo classico, il tentativo di unire i vari linguaggi della musica in un linguaggio più grande è una sfida che ci ha sempre appassionato.
Il nome che abbiamo dato a questo disco, BINARI, è un gioco di parole, da Coltrane, che un po’ ricorda il nome del treno, abbiamo scelto BINARI perché nella musica indica qualcosa che segna un viaggio, un percorso.
Abbiamo deciso di fare un tributo a John Coltrane perché è un artista fondamentale per ogni jazzista, qualsiasi musicista di jazz contemporaneo è influenzato fortemente dalla sua musica. Coltrane è un artista che ha avuto un grande significato per me, l’ho sempre sentito particolarmente vicino, la sua poetica mi ha sempre ispirato, l’ho sempre ascoltato con grande interesse e mi sono sempre divertito a suonare i suoi brani, che dentro hanno una grande profondità, nella sua musica c’è qualcosa di spirituale, di ancestrale, c’è una forza dirompente che esce dal suo strumento. Trasformare un musicista così forte, dirompente e sanguigno in qualcosa di cameristico era una sfida che è stato interessante intraprendere.

Il jazz non è un genere molto seguito dal pubblico italiano, secondo voi perchè?

Di musicisti italiani bravi ce ne sono tantissimi, il livello del jazz in Italia è altissimo e di grande qualità, sicuramente il problema non è del jazz, ma di come l’Italia dia spazio all’arte in generale, perché vediamo che quando suoniamo nei locali e nei teatri la gente ci apprezza, però a volte è difficile la comunicazione tra noi artisti e gli ascoltatori. L’Italia è un Paese in cui mancano i luoghi per fare musica, l’arte è molto legata a quello che avviene in televisione, c’è poco interesse per la musica in generale, ad esempio nelle scuole non si formano degli ascoltatori, inoltre c’è poca voglia da parte del pubblico di uscire di casa per investire tempo e denaro per ascoltare musica di qualità.
Ho notato molta differenza tra il pubblico italiano e straniero, ad esempio tedesco o francese, in Italia spesso la musica è considerata solo un sottofondo piacevole da ascoltare durante la conversazione o la cena, mentre all’estero c’è la volontà concreta di apprezzare la musica e le sue sfaccettature. La musica di alto livello ha bisogno di un impegno attivo per essere apprezzata e compresa, se viene ascoltata superficialmente diventa quasi un fastidio, infatti i non appassionati pensano che il jazz sia una musica di sottofondo o fastidiosa, ma in realtà è un genere che offre tanto, come la musica classica. La musica di qualità non manca, ma non gli viene dato il valore che meriterebbe, sia in termini di finanziamenti, che di spazi, che di copertura mediatica.

Quando saranno i prossimi concerti?

È previsto un concerto l’8 dicembre a Modena, nel quale avremo un grande ospite, il batterista e scrittore Francesco Cusa, un personaggio molto conosciuto nell’ambiente del jazz, con cui abbiamo il piacere di suonare. Poi suoneremo a Siena il 10 dicembre, avremo un altro ospite che è Federico Carnevali, un bravissimo chitarrista di Arezzo. L’11 dicembre saremo a Vetralla e poi suoneremo il 14 dicembre a Terni, in un jazz club molto bello che si chiama Caffè Bugatti, che ha aperto da poco, da quest’anno, ma ha già una rassegna e vanta musicisti come Fabrizio Bosso. Suoneremo con Bernardo Guerra, che è una giovane promessa, un batterista di Firenze bravissimo, che ha collaborato con grandi artisti come Stefano Bollani. Poi suoneremo a Tarquinia il 15 dicembre in un club che si chiama Heva, poi ci saranno altri concerti a gennaio in altre città italiane. Abbiamo deciso di coinvolgere altri artisti perché ci piace dare un sapore diverso alla nostra musica, ogni volta che c’è un nuovo elemento per noi è sempre una sfida, si creano nuove energie, sono tutti musicisti bravissimi, siamo molto contenti che abbiano accettato di collaborare con noi.

di Myriam Pulvirenti

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