Il commisario Ricciardi , l’Enrica Colombo dell’attrice di origini avellinesi Maria Vera Ratti convince e conquista

L’attrice era già nota per i suoi ruoli in Rosy Abate e ne I bastardi di Pizzofalcone

Il commissario Ricciardi è la fiction del momento, insieme a Mina Settembre, che sta difendendo ottimamente gli ascolti del canale, dimostrando che non c’è Grande Fratello che tenga quando si fa buona televisione.Se qualcuno aveva creduto che la scelta di Lino Guanciale per interpretare il commissario era stata un’operazione furbetta, in quanto l’attore ha conquistato il pubblico italiano con altri sceneggiati Rai famosissimi, come l’Allieva, Non dirlo al mio capo e La porta rossa, nonché con il suo fascino oltre che con la sua bravura, in realtà anche questa volta l’attore quarantaduenne di Avezzano sta dimostrando come la formazione teatrale italiana produca ancora talenti dietro i quali c’è un grande studio e una profonda passione. 

Ma la vera rivelazione della fiction è Maria Vera Ratti, l’attrice di natali avellinesi, che nonostante la sua giovane età ha già partecipato ad altre produzioni di successo come Rosy Abate e I Bastardi di Pizzofalcone.

Sicuramente per la falange dei lettori puristi ci sarà sempre qualcuno più rispondente ai caratteri psicosomatici dei personaggi de Il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni, a cui si deve il soggetto della fiction. Tuttavia, quando si giudica un prodotto televisivo bisognerebbe essere sempre meno severi, altrimenti neanche una serie campione di share come Game of Thrones sarebbe stata accolta con tanto entusiasmo, se avessimo passato il tempo a confrontarla col lavoro letterario di George Martin.

Di cosa parla il commissario Ricciardi? Dove e quando si ambienta la fiction?

La fiction Rai è ambientata a Napoli negli anni ’30, quindi in un’Italia monarchica e in piena epoca  fascista. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi è figlio dei baroni di Malomonte, ma dal Cilento si sposta a Napoli per studiare legge. Dopo la laurea avvia la sua carriera nella Regia Questura, diventando, appunto, commissario.

Ricciardi ha perso entrambi i genitori, ma ha avuto sempre vicina Rosa, la sua tata, che si è trasferita con lui a Napoli e ha continuato a prendersi cura di lui proprio come una persona di famiglia, come del resto la reputa l’introverso commissario, che non ha molti affetti e molte relazioni.

In realtà, il commissario ha paura di stabilire legami, non solo per via del suo passato, ma anche per la sua mai confessata e incomprensibile “dote” di vedere coloro che sono morti e sapere a cosa stavano pensando un attimo prima di morire; questa caratteristica di Ricciardi lo porta a un atteggiamento più scrupoloso e retto nella gestione dei suoi casi, di cui non trascura mai un dettaglio anche quando ottiene una confessione, perché si propone di non far ricadere mai disgrazie sugli innocenti.

Inoltre è convinto che nella vita due siano le molle del crimine: fame e amore. La seconda la teme anche come distrazione per se stesso, per il suo lavoro, ma soprattutto Luigi pensa probabilmente di non riuscire a legarsi così profondamente a qualcuno per via del suo carattere e del suo segreto circa le sue capacità. Questo non significa che il commissario non ami nessuno, ma che eviti di lasciarsi coinvolgersi, almeno fino a un certo punto della sua vita.

Ricciardi, infatti, è innamorato di Enrica Colombo, la sua dirimpettaia, che lo ricambia e rifiuta tutti i suoi pretendenti, nonostante sia più che in età da marito per i tempi. Tra i due, inizialmente, non c’è un vero e proprio scambio umano, sono piuttosto spettatori l’uno della vita dell’altra, poiché si affacciano letteralmente al balcone per vedersi.

Nel secondo episodio, “La condanna del sangue” ( che corrisponde alla seconda pubblicazione di De Giovanni e che dopo l’inverno narra la primavera del commissario), avviene la prima vera interazione fra i due, durante alcune indagini che coinvolgono la signorina Colombo, presente nel libretto dei clienti di una cartomante che è stata assassinata. Enrica si trova in forte imbarazzo, non tanto per doversi presentare in Questura, ma per il fatto che debba ammettere di essere stata da una cartomante di fronte all’uomo che ama, un uomo di verità, come le appare, che potrebbe giudicarla sciocca, più di quanto non lo faccia già lei con se stessa.

Enrica, infatti, non è una superstiziosa, ma iniziando a sentire la pressione circa il suo stato di nubile, teme di avere un carattere troppo brutto per riuscire effettivamente a convolare a nozze. La Colombo è sicuramente impacciata e piuttosto timida, ma nella sua vita domestica è sicura e determinata.

La sorpresa di Ricciardi, quando si trova a interrogarla è forte a tal punto che il commissario non riesce a proferire parola ed è il brigadiere Maione a porre le domande. Enrica, travolta dai suoi sentimenti, non riesce a celare il fastidio di quel colloquio, che non vede l’ora giunga al termine, soprattutto dopo che Luigi riesce a parlare solo per sapere cosa avesse chiesto alla cartomante.

Di fronte a quella domanda la Colombo si indispone e risponde che i motivi non sono oggetto dell’indagine e che sono un fatto privato, subito dopo va via.

Luigi sente di essere stato villano perché sa di aver chiesto ad Enrica di cosa avesse parlato con la cartomante per la sua curiosità personale ed essendo la Colombo, sostanzialmente, già fuori dal giro dei sospettati. Enrica, a sua volta, si colpevolizza per essere stata sgradevole per via della vergogna che prova e di aver avuto un comportamento inappropriato non solo per la situazione, ma anche di fronte alla persona da cui vorrebbe essere corteggiata.

Anche se per diverse sere i due vicini sembrano distanti e non si incrociano al balcone, alla fine finalmente i loro sguardi si incontrano di nuovo e si sorridono certi della reciproca comprensione e del reciproco perdono.

Enrica, però, non è la sola donna che desidera al suo fianco Ricciardi, ma c’è anche Livia, che il commissario ha conosciuto nel caso di omicidio del marito Arnaldo Vezzi, episodio d’esordio della fiction.

La vedova Vezzi pur essendo la prima indiziata viene trattata con rispetto da Ricciardi, di cui nota la correttezza e la disponibilità a conoscere la verità senza giungere a conclusioni affrettate. Livia è innocente e non ha paura di collaborare, quando viene svelato il colpevole dell’assassinio del defunto marito, la ex cantante lirica rientra a Roma, dove vive. Tuttavia da quando torna nella Capitale non riesce a smettere di pensare al commissario e decide che in estate tornerà in villeggiatura a Napoli.

Chi è Maria Vera Ratti?  Come si è calata nella parte di Enrica Colombo?

Maria Vera Ratti in diverse interviste ha raccontato di aver letto, per il momento solo i primi sei libri de il Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni, poiché il regista della fiction Rai, Alessandro D’Alatri, le avrebbe chiesto di procedere di pari passo con la trasposizione televisiva nella maturazione del personaggio di Enrica, che a partire dal settimo libro affronterà dei cambiamenti (dovrebbe, dunque, già essere confermata una seconda stagione, poiché la prima si concluderà proprio col sesto episodio).

L’attrice ha 26 anni, è nata infatti nel settembre del 1994, è di origini avellinesi, ma ha sempre vissuto a Napoli, città a cui l’attrice è legatissima e della cui squadra è tifosissima. A 18 anni Maria Vera ha lasciato l’Italia per studiare Scienze Politiche in Olanda, dove ha vissuto per diversi anni e ha imparato fluentemente, oltre che l’inglese, anche il francese e il russo.

Tornata in Italia ha studiato presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e dopo vari ruoli per il piccolo schermo è stata scelta da Susanna Nicchiarelli per una piccola parte nel film Miss Marx presentato nel 2020 alla biennale di Venezia.

La Ratti per calarsi completamente nel personaggio di Enrica Colombo ha imparato a ricamare e per di più con la mano sinistra, essendo il personaggio di De Giovanni mancino. Il suo entusiasmo per il ruolo emerge oltre che dal suo profilo instagram, dove l’attrice condivide qualche BTS e qualche fanmade nelle sue stories,  anche dagli aneddoti che spesso racconta ai microfoni circa l’armonia sul set, di cui pare che Lino Guanciale sia il grande artefice con la sua professionalità e la sua simpatia.

 I personaggi di cui siamo già innamorati oltre a Enrica Colombo…

Ho già citato il brigadiere Raffaele Maione, collega e amico di Ricciardi, oltre al simpaticissimo Ponte, che regala diversi momenti di ilarità nei libri come sul piccolo schermo. C’è poi il medico Bruno Modo, antifascista convinto che presta la sua consulenza legale nell’ambito dei casi del commissario. Anche lui rientra nella cerchia ristretta di persone stimate da Luigi sia professionalmente che umanamente. A seguire Bambinella, il femminiello napoletano che sa sempre cosa accade nei quartieri della città e aiuta Maione che spesso lo interpella. Speriamo di conoscere sempre più sfumature di questo personaggio nella fiction Rai dopo il secondo episodio, andato in onda lunedì 1°Febbraio, in cui abbiamo visto anche la sua sensibilità e la capacità di intuire i sentimenti altrui. E ovviamente a questo elenco non può mancare Rosa Vaglio, che in effetti andrebbe annoverata fra i protagonisti, non solo per la bravura dell’attrice Nunzia Schiano, che nei suoi ruoli ha spesso consacrato la maternità napoletana anche come un fatto di cura dell’appetito e culto della tavola. Rosa è la praticamente la madre adottiva di Ricciardi, colei che se ne prende cura. Le scene della Schiano e di Guanciale sono indubbiamente uno spaccato di tenerezza, di racconto di una napoletanità sempre attuale e di una comicità domestica che per il suo realismo non passerà mai di moda né smetterà mai di risultare piacevole e coinvolgente.

 

 

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