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VINNY BRANDO

La serenità della Musica

Di Cristofaro Russo

 

Si chiama Vinny Brando  batterista con esperienza decennale sui palchi e negli studi d’Italia e diverse altre nazioni come gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Russia e la Polonia. Ha iniziato a studiare a 8 anni e a suonare in band a 12 anni . Vinny e  anche un compositore di canzoni, autore di testi e cantante per passione. Ha vissuto per tre anni tra la California e il Texas suonando e registrando con due diverse band. Cerca sempre progetti  musicali puri, altrettanto appassionanti, con musicisti  che abbiano voglia di comporre e suonare bella musica per il gusto vero di creare insieme e fare tutto questo nella maniera più professionale, seria ed impegnata possibile. Abbiamo intervistato questo eclettico musicista per farci

 

 

Come nasce la tua passione per la musica?

Come molti, sono rimasto folgorato dal mondo artistico fin da quando ero solo un bambino per merito dei miei genitori. In casa e durante i viaggi si ascoltavano nomi come Beatles, Dire Straits, XTC, Queen, Jackson Browne, Eagles e molti altri, ed era difficile (per non dire impossibile) restare impassibili a una tale carica emotiva. Elettrizzato e costantemente ispirato dai più vari artisti, ho quindi seguito le orme di mio padre, polistrumentista autodidatta, avvicinandomi all’età di otto anni ad uno strumento fisico come la batteria. A dodici anni ho sperimentato per la prima volta cosa volesse dire fare parte di una band e da quel momento non ho più potuto farne a meno. La ricerca di una seconda famiglia con la quale circondarsi di nuovi stimoli, la somma di più menti e della propria creatività allo scopo di creare un’opera originale e personale, la condivisione di una vita in viaggio, del palco e di quell’incredibile, eccitante sensazione che si prova ad esibirsi davanti a un pubblico. E la continua bramosia di comporre e suonare musica di qualità che provocasse una reazione sugli ascoltatori, ma prima di tutti su me stesso.

La mia crescita è stata segnata (lo è tuttora) da un’infinita lista di cantautori e band di tutti i tipi e generi. Ho sempre vissuto le mie numerose passioni in maniera ossessiva, lo ammetto, proprio perché si sono svelate essere la mia linfa vitale e la mia vera fonte di felicità.

 

 

 

Ci racconti il tuo periodo negli Stati Uniti d’America?

Per quegli stessi genitori, entrambi insegnanti di professione, che mi avevano cresciuto con un certo tipo di valori, sensibilità, amore per le cose belle e libertà, è stato comunque una sorpresa quando da un anno all’altro (letteralmente), durante il Liceo, decisi di abbandonare gli studi e la scuola per dedicarmi a quel sogno nebbioso e sofferente. Avrei vissuto una vita fatta di musica e di storie, non vi era dubbio.

In quel periodo la mia band si era appena sciolta, i Dusty Heads, primo vero orgoglio della mia adolescenza, compivo diciassette anni e mi misi a lavorare per un anno. Quello seguente partì per Londra con uno dei miei ancora adesso più cari amici con un biglietto di sola andata e il progetto di formare un gruppo in Inghilterra. A quell’epoca, mi viene da sorridere a pensarlo, il più famoso dei Social Network era ancora MySpace, sito sul quale un pomeriggio ricevetti un messaggio da un cantante di Los Angeles, tirocinante in un importante studio di Studio City, lo Studio City Sound. Diciotto anni e la proposta di fondare una band a Hollywood insieme al mio amico ed ex chitarrista già nei Dusty Heads insieme a me. Per fortuna ancora irresponsabile, mi trasferii in California con l’appoggio e il supporto della mia famiglia. Suonai con gli A.M. ObSCENE per un anno e mezzo, aprendo concerti per band come Skid Row o Steel Panther, calcando i palchi di tutti i leggendari locali della Sunset Strip, e producemmo un disco allo Studio City Sound che non vide mai la luce per quei soliti mille disperati eventi che affrontano solitamente i musicisti, e soprattutto per colpa nostra. Avevo diciannove anni.

Non rimaneva che cercare nuovi annunci e Craigslist mi diede immediatamente risposta, era incredibile la quantità di opportunità e differenti collaborazioni che era possibile trovare ogni giorno in ogni stato dell’America. Era arrivato il momento del Texas, così voleva il fato.

Ink Dot Boy era un progetto particolare e diverso dal solito rock & roll che avevo sempre suonato, un trio industrial con base a Dallas. Eravamo in tre, vivevamo in un misero trilocale di un ancora più misero motel, insieme alle nostre tre rispettive fidanzate del momento… Una miscela esplosiva che non poteva portare altro che distruzione, cosa che infatti poi fece. Dopo alcuni mesi a Dallas guidammo verso Boise, Idaho, dove passai i miei ultimi mesi della mia esperienza americana, prima di tornare in Italia con lo scopo di trasferirmi a Berlino e scoprire un nuovo mondo. Ma quando anche questo progetto si dissolse da un giorno all’altro, trovai inaspettatamente posto come batterista nei RHYME, band rock italiana, con cui ebbi la grande soddisfazione di tornare negli Stati Uniti, in Oklahoma e Missouri per attendere al Rocklahoma e altre date sparse, di suonare in apertura dei Misfits a Varsavia, Polonia, e di vivere la più stupefacente e disastrosa avventura della mia vita: un tour della Russia e Siberia di dieci date in un minibus di diciannove posti. Un’esperienza che non scorderò mai e che descrive appieno il senso di alienazione e allo stesso tempo di vibrante fascinazione della vita di una band on the road.

 

 

 

Hai un punto di riferimento professionale?

Sinceramente no, o meglio sì, infiniti… o meglio ancora odio doverci pensare, perché ho sempre avuto enormi difficoltà a determinare podi o stilare classifiche, proprio per quella ossessività di cui parlavo prima. Colleziono da una vita tutto ciò che adoro e ho perso il conto dei dischi che ho ascoltato, i film che ho visto o i libri che ho letto. E soprattutto, come ho detestato molti di essi, ne ho amati e ne amo ancora follemente altrettanti. Perché di una cosa sono sicuro, di arte di qualità, opere e artisti che hanno un’anima propria e riconoscibile, ne è da sempre pieno il mondo, e siamo fortunati per questo. Purtroppo però, tendo spesso a scordarmi tutto nel momento del bisogno. Chiamatemi come volete, ma i Beatles rimangono una di quelle sicurezze viscerali per me, ma dovrei citarne davvero un centinaio come minimo.

Per quanto riguarda la letteratura (lato di me che sono qui a presentare perché, specialmente ora, parte fondamentale della mia esistenza) posso facilmente citare i nomi di alcuni visionari che hanno stravolto il mio modo di pensare, e di scrivere di conseguenza. Scrittori come Ian McEwan, José Saramago, Austin Wright, Stephen King, J.G. Ballard, James Lasdun, Giorgio Scerbanenco, Chuck Palahniuk, Niccolò Ammaniti, Bret Easton Ellis, Jack Ketchum e Dino Buzzati.

 

 

 

Ci spieghi cos’è il Diario Dei Cattivi Pensieri?

Diario Dei Cattivi Pensieri, innanzitutto, è un sito da me interamente realizzato: diariodeicattivipensieri.com 3

Diario Dei Cattivi Pensieri è il mio bambino, il mio parto, la mia creazione, per la prima volta un progetto completamente individuale. Non ho mai provato tanta soddisfazione come finire di scrivere un racconto e vedere lo sconvolgimento sulla faccia o nelle parole dei lettori. Che siano responsi positivi, che siano negativi, sono io l’artefice e sono io colui che può essere unicamente orgoglioso di un complimento o eventualmente imparare ad accogliere una critica e uscirne fortificato da solo.

Da quando ho scoperto che a leggere e basta mi mancava qualcosa e che in effetti era possibile buttare su carta le storie che prendevano vita nella mia testa, ho scritto una ventina di racconti e un romanzo in dirittura d’arrivo. Così, a settembre dell’anno scorso ho finalmente deciso di inaugurare un luogo online dove chiunque potesse scoprire i miei Cattivi Pensieri, leggere i miei racconti e le recensioni dei libri, i film e i dischi che hanno segnato la mia vita.

L’iscrizione è assolutamente gratuita e ogni martedì pubblico un nuovo racconto inedito!

Come dico sempre: le mie non sono storie dell’orrore, ma storie di persone; è la psicologia umana che mi interessa e ogni giorno mi ispira. Non amo i generi o essere catalogato, ciò che amo è immaginare le situazioni più banali trasformarsi in immani ed inaspettate tragedie. Ed è quasi sempre il realismo dei temi trattati la cosa che nei miei racconti penso sia la più spaventosa. Perché non sono i fantasmi e i mostri a terrorizzarmi (per quanto facciano parte della mia creatività), ma il mondo che viviamo ad occhi aperti.

Tre cose della tua vita a cui non rinunceresti?

Le storie commoventi, esilaranti, drammatiche, poetiche, profonde e anche frivole; le storie parlate e le storie cantate.

La curiosità cosciente e quella incosciente. L’amore dei miei cari (umani e animali).

 

 

 

Un progetto futuro che vorresti realizzare?

L’individualità di questa meravigliosa disciplina che è l’arte della scrittura mi ha concesso un regalo così grande e personale che posso potenzialmente continuare a scartare ogni giorno, dipende solo da me, ma l’amore per la condivisione rimane parte integrante della mia vita e sogno ancora di poter in un futuro prossimo avviare qualche attività con alcuni dei miei più cari amici e fratelli con cui già condivido l’amore per le stesse cose.

Si prospetta nel giro di qualche altro anno l’apertura di uno studio di tatuaggi nel quale portare avanti in contemporanea un discorso musicale insieme e che permetta ad ognuno di noi (saremmo in tre) di convivere e continuare a lavorare sulle nostre passioni più sincere e sempre pressanti.

Per me tutto in questo momento converge verso uno scopo ben preciso: trovare la pace necessaria per scrivere, pubblicare, scrivere, pubblicare, scrivere, pubblicare, e nel frattempo vivere in un ambiente circondato dalle persone a me più vicine.

Il progetto più grande rimane comunque il romanzo, e quando sarà concluso, il progetto più grande diventerà il seguente.

 

 

 

PER SAPERNE DI PIU’ –  INFO:  BIO VINNY BRANDO

 

‘Non sono un genio.

Sono, anzi, a volte ingenuo e so di non volermi particolarmente bene, dovrei prendermi maggior cura di me stesso e dovrei cominciare a pensare alla mia serenità. Provo una profonda empatia, costantemente travolto dalle preoccupazioni per gli altri, e sto ancora lavorando per creare la mia corazza di difesa, la sto ancora plasmando, modellando. Dentro a questo cantiere aperto… ecco forse dove alcuni hanno letto egoismo. Ebbene non sono un genio, ma una persona creativa, sensibile ed appassionata. Io vedo, sento, provo. E così mi rendo conto di non essere nato con la fortuna di ricevere in dono la semplicità, quella futilità necessaria per vivere con spensieratezza. Sono complesso, vado in profondità e non resto adagiato sulla superficie delle cose a godermi la brezza. No, io esploro i meandri bui e faccio mie le sofferenze altrui. Non l’ho scelto, ma devo imparare a conviverci; perché morire non è un’opzione, tantomeno una soluzione, per quanto viscerale possa essere il dolore. Passiamo l’intera esistenza a giustificare e a giustificarci, ad accusare e ad accusarci, ma io non ho voglia di provare vergogna per ciò che sono. Sono un sognatore che brama la vita, benché difficile. Sono un uomo che ama. Mi piace il bello e mi trovo affascinato dal brutto, perché senza di esso non esisterebbero il contrasto, le sfumature, o quelle grandi esplosioni di colore seguite da colanti cerate di nero. Dicono che scrivere faccia bene, che serva ad esorcizzare il male, a mediare coi propri tormenti, anche se solo temporaneamente. Non so se sia davvero così, ma so che farlo mi tiene occupato, impegnandomi la mente. Ho sempre pensato che come esseri umani siamo molto bravi a comprendere cosa sia giusto fare, ma siamo ancora più bravi poi a fare il contrario. E basandomi su questo principio, con lo scopo di smentirlo, ho deciso di prendermi il tempo per scrivere di più. Per raccontarmi a te, lettore, ma anche a me stesso, rileggermi, capirmi e progredire.’ –    Vinny  Brando

 

PER SAPERNE DI PIU’ –  INFO: www.diariodeicattivipensieri.com