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ALFONSO GATTO

Di FEDERICA DEL RE
 

Alfonso Gatto nasce a Salerno 17 luglio 1909 da una famiglia di marinai e piccoli armatori di origini calabresi. L’infanzia e l’adolescenza sono piuttosto travagliate. Compie i primi studi nella sua città, poi nel 1926 si iscrive all’Università di Napoli che abbandona qualche anno dopo, senza laurearsi, a causa di difficoltà economiche. La sua infanzia e la sua adolescenza furono piuttosto travagliate. Fratello del pittore Alessandro Gatto, compì i primi studi al liceo classico Torquato Tasso  della sua città natale, mostrandosi portato per le materie letterarie , in particolare l’italiano, e poco incline alla atematica . Al liceo scoprì la propria passione per la poesia e la letteratura.

 

 
Vive un periodo di continui spostamenti che sono caratteristica di una vita irrequieta e avventurosa, trascorsa nell’esercizio e nella pratica di diversi lavori. Inizia a lavorare come commesso, come istitutore di collegio, correttore di bozze ed infine diviene giornalista. Nel 1936, a causa del suo dichiarato antifascismo, viene arrestato e trascorre sei mesi nel carcere di San Vittore di Milano. Nel 1938 fonda a Firenze assieme allo scrittore Vasco pratolini  la rivista “Campo di Marte” che diventa la voce del più avanzato ermetismo. Creata per commissione dell’editore Vallecchi, la vita del periodico dura tuttavia un solo anno.
 
 

 
A diciannove anni, ha scritto la sua prima poesia, un invito al viaggio poi confluito nella prima raccolta di versi, Isola, che ricevette il sostegno illustre di Ungaretti e Montale. Gatto ripercorre i luoghi cari della città. La vecchia chiesa di Sant’Andrea, il balconcino di Reginella, la bella del quartiere, la bottega di Don Roberto, diventato protagonista del racconto Il rigattiere, il porto, il cimitero di Brignano, luogo significativo nella vita di Gatto cui Carlo Muscetta riconobbe una “fede nella morte, come affermazione e conquista di vita individuale”.
 
 

 
Durante questi anni Gatto lavora come collaboratore delle più innovatrici riviste e periodici di cultura letteraria (dall'”Italia Letteraria” alla “Rivista Letteratura” a “Circoli” a “Primato alla Ruota”).
Nel 1941 Gatto riceve la nomina ad ordinario di Letteratura italiana  per “chiara fama” presso il Liceo Artistico di Bologna.
A partire dal 1943 entra a far parte della Resistenza: le poesie scritte in questo periodo offrono una testimonianza efficace delle idee che animano la lotta di liberazione. Alla fine dell Seconda guerra mondiale Alfonso Gatto è direttore di “Settimana” , poi co-direttore di “Milano-sera” ed inviato speciale de L’Unità, dove assume una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. Nel 1951 lascia clamorosamente e polemicamente il partito comunista.
 

Come autore di testi sono diversi i riconoscimenti che riceve, tra questi vi sono i premi Savini (1939), St. Vincent (1950), Marzotto (1954) e Bagutta (1955, per l’opera “La forza degli occhi”).
Nel 1941 Gatto riceve la nomina ad ordinario di letteratura italiana per “chiara fama” presso il Liceo Artistico di Bologna.
 

 
A partire dal 1943 entra a far parte della Resistenza: le poesie scritte in questo periodo offrono una testimonianza efficace delle idee che animano la lotta di liberazione. Alla fine della Seconda Guerra mondiale  Alfonso Gatto è direttore di “Settimana” , poi co-direttore di “Milano-sera” ed inviato speciale de L’Unità, dove assume una posizione di primo piano nella letteratura di ispirazione comunista. Nel 1951 lascia clamorosamente e polemicamente il partito comunista.
Come autore di testi sono diversi i riconoscimenti che riceve, tra questi vi sono i premi Savini (1939), St. Vincent (1950), Marzotto (1954) e Bagutta (1955, per l’opera “La forza degli occhi”).
Oltre che poeta è anche scrittore di testi per l’infanzia. Gli ultimi anni della sua vita sono dedicati alla critica dell’arte e della pittura.
 
 

Tra i suoi numerosi volumi di poesia ricordiamo: “Isola” (1932), “Morto ai paesi” (1937), “Il capo sulla neve” (1949), “La forza degli occhi” (1954), “Osteria flegrea” (1962), “La storia delle vittime” (1966), “Rime di viaggio per la terra dipinta” (1969).
 
Alfonso Gatto muore in un incidente d’auto a Orbetello (Grosseto) il giorno 8 marzo 1976. E’ sepolto nel cimitero di Salerno: sulla sua tomba è incisa una frase dell’amico Eugenio Montale: “Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore“.
 

Una  celebre Poesia di Alfonso Gatto
Natale al caffè Florian
La nebbia rosa
e l’aria dei freddi vapori
arrugginiti con la sera
il fischio del battello che sparve
nel largo delle campane.
Un triste davanzale,
Venezia che abbruna le rose
sul grande canale.
Cadute le stelle, cadute le rose
nel vento che porta il Natale.
 

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