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ASTRAZENECA: ECCO IL CONTRATTO

AstraZeneca, la Ue pubblica il contratto. Nel testo compare la formula del "best reasonable efforts": l'azienda si impegna a fare del suo meglio per assicurare le dosi concordate all'Ue.

(Bruxelles)- Dopo la richiesta della commissione euopera, l’azienda farmaceutica AstraZeneca ha accettato di pubblicare il contratto redatto firmato con l’Ue lo scorso 27 agosto 2020 per la fornitura dei vaccini. La Commissione ha accolto “con favore l’impegno dell’azienda verso una maggiore trasparenza”, si legge in una nota. Il contratto è stato pubblicato sul sito della commissione europea ma le informazioni sul costo dei vaccini e le dosi previste in “best effort” sono tutte in omissis. Il documento contiene parti oscurate relative a informazioni riservate come i dettagli delle fatture. Nel contratto si legge che AstraZeneca si impegna a fare del suo meglio (“its Best Reasonable Efforts”) per sviluppare la capacità di produrre 300 milioni di dosi “senza alcun profitto e nessuna perdita per AstraZeneca, al costo totale attualmente stimato” per “la distribuzione all’interno dell’UE”. C’è inoltre un’opzione di acquisto per ordinare altri 100 milioni di dosi “facoltative”. L’Ue si impegna dunque a coprire le perdite in caso di mancata autorizzazione del vaccino.

Il contratto definisce chiaramente la clausola, spiegando che i “Best reasonable efforts” nel caso di AstraZeneca significano mettere in campo “le attività e il grado di sforzo che una azienda di dimensioni, infrastrutture e risorse simili prenderebbe per sviluppare e produrre il vaccino tenendo conto dell’urgenza di mettere fine alla pandemia globale”. Intorno a questa definizione si gioca la partita, visto che l’azienda anglo-svedese ha tagliato di un terzo le forniture Ue dei vaccini del primo trimestre (più di 100 milioni su un totale di 300+100 milioni) mettendo a rischio la campagna di immunizzazione in Europa. In più, la Ue sospetta che le dosi che le spettavano siano state spedite dall’azienda fuori dal continente, nel Regno Unito o negli Usa.

 Su due punti invece la tesi dell’Unione europea sembra più facile da confermare. Primo, l’azienda nel contratto si assume l’obbligo di consegnare un determinato numero di dosi entro fine 2020 – consegna impossibile visto che l’Ema darà l’ok alla sua commercializzazione solo oggi – e nel primo trimestre 2021. Dunque l’Europa sembra avere ragione nel dire che c’è un obbligo di consegna entro marzo (e proprio qui il “massimo sforzo ragionevole” è decisivo per stabilire se i tagli siano o meno giustificati).Nella sezione sui “siti di produzione” del contratto firmato con la Commissione europea viene poi specificato che “AstraZeneca farà i suoi migliori e ragionevoli sforzi per produrre il vaccino presso siti di produzione situati all’interno dell’Ue e potrà fabbricare il vaccino in strutture extra-Ue” limitatamente a quelle situate “solo in Regno Unito” al fine di “accelerare la fornitura vaccino in Europa”.

C’è una subordinata: “A patto che – si legge ancora – che AstraZeneca fornisca preavviso scritto di tali stabilimenti non Ue alla Commissione, che dovrà includere una spiegazione per la decisione di ricorrervi”. Se l’azienda “non sarà in grado di rispettare l’intenzione di produrre le dosi iniziali per l’Europa in base a questo accordo nell’Ue, la Commissione o gli Stati membri potranno presentare ad AstraZeneca Cmo (fornitori a contratto, ndr) all’interno dell’Ue in grado di produrre le dosi di vaccino”. E AstraZeneca “dovrà fare del suo meglio per accordarsi con tali Cmo per aumentare la capacità produttiva disponibile nell’Ue”. La mappa degli stabilimenti è nell’allegato A, pesantemente omissato: vi si menzionano siti in Francia e Belgio, Irlanda, Regno Unito, Italia e Germania.

Secondo un “alto funzionario Ue” citato dall’agenzia AdnKronos l’elenco degli stabilimenti produttivi che AstraZeneca si è impegnata ad utilizzare non costituisce “un’opzione”, bensì “un preciso obbligo contrattuale” che l’azienda ha sottoscritto.  In altri termini, come spiegato da fonti Ue l’altroieri, la compagnia britannica si è impegnata a produrre dosi di vaccino destinate all’Europa continentale anche in stabilimenti situati nel Regno Unito, che oggi è uno Stato terzo a tutti gli effetti, ma che ai fini contrattuali viene considerato parte dell’Ue, limitatamente all’ubicazione dei siti produttivi.

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