Attualità

Recovery Fund, martedì nuovo Cdm sul “Piano Italia”: cabina di regia posticipata dopo le contestazioni di Italia Viva

Un Consiglio dei ministri teso, sospeso ben due volte, e determinato dalla positività della Lamorgese e dal nervosismo di Iv che ottiene lo stralcio dellʼemendamento sulla governance alla Manovra

(Roma)- Un Consiglio dei ministri degno di un romanzo di appendice apre la settimana chiave per la prosecuzione del governo Conte. In tre giorni il premier si gioca tutto: la credibilità sul Recovery Plan, il piano da presentare a Bruxelles per la gestione del prestito europeo, il sì della maggioranza sulla riforma del Mes, il rientro nei ranghi di un’Italia Viva tornata a ventilare la crisi. A complicare la riunione, sospesa per ben due volte, la positività del ministro Luciana Lamorgese. Ma, al termine del Cdm, si intravede uno spiraglio, che ha i contorni di un decreto ad hoc sulla contestatissima cabina di regia del Recovery. Decreto che sostituirà quindi il possibile emendamento alla Manovra, che Iv non avrebbe votato.

Martedì verso l’accordo sul Piano di Ripresa e ResilienzaIl tutto sotto la massima vigilanza del Colle, che, se nei giorni scorsi aveva fatto sapere che un’eventuale bocciatura tutta italiana alla riforma del Mes avrebbe comportato una crisi di governo con una probabile fine anticipata della legislatura, oggi appare molto preoccupato dello “sfilacciamento” della maggioranza in un momento così delicato per il Paese. Con o senza il sì alla riforma del Mes. La strategia del premier per uscire dallo stallo pre-crisi potrebbe essere questa: approvare martedì, in un nuovo Cdm, il Piano di Ripresa e Resilienza nei suoi contenuti, sui quali – spiegano fonti di governo – anche in Iv sarebbero emerse poche perplessità.

Il 9 dicembre è la volta della riforma del Mes Mercoledì, sarà la volta del voto sulla risoluzione di Conte prima del Consiglio Ue. E qui il premier sarà chiamato a svincolarsi dalla tenaglia composta dagli ortodossi del M5s, contrari al fondo salva-Stati e da Iv. La fronda, dopo ore e ore di lavoro dei 60 parlamentari del Movimento che stanno limando la risoluzione, è destinata ad assottigliarsi. “Il confronto è costruttivo”, spiegano i capigruppo Ettore Licheri e Davide Crippa. Ma anche nel Pd il pressing aumenta sebbene una risoluzione unitaria – sulla quale nelle prossime ore lavorerà il ministro per gli Affari Ue Enzo Amendola – sembri a portata di mano.

Cabina di regia, previsto un terzo CdmDall’altra parte, è possibile che il premier attenda prima di incassare il sì dell’Aula mercoledì – incluso quello dei renziani – per poi procedere a un terzo Cdm sul decreto sulla task force del Recovery. Di certo tramonta l’ipotesi di inserire la cabina di regia in legge di Bilancio. Iv non avrebbe mai votato l’emendamento e anche il presidente della Bilancio della Camera, Fabio Melilli, aveva espresso più di una perplessità. Resta da vedere se, quanto e come cambierà il Comitato esecutivo e la struttura dei responsabili di missioni prevista dalla bozza del Recovery Plan entrata in Cdm.

Recovery Plan, Conte: progetto chiaro e coraggiosoIl testo del Recovery Plan, per Conte, è un progetto “chiaro, coraggioso e condiviso” che disegna l’Italia da qui a dieci anni. Una bozza individua le risorse in 196 miliardi, di cui 74,3 alla “rivoluzione verde”, 48,7 a digitalizzazione e innovazione, 27,7 alle infrastrutture, 19,2 all’istruzione e 9 alla sanità. Per la riforma fiscale, si punta a ridurre le tasse sui redditi medi (40-60mila euro). Presentarsi a Bruxelles senza il via libera azzopperebbe la sua strategia proprio mentre, in Europa, si comincia a guardare con una certa preoccupazione alle fibrillazioni italiane. Ed è una preoccupazione che investe anche il Quirinale. Sul Colle più alto, secondo fonti parlamentari ben informate, ci si chiede ormai se, al di là del voto di mercoledì, non sia il caso di procedere a un cambio di passo magari anche attraverso una sorta di verifica.

Il rimpasto di governo sembra sempre più inevitabile  Le continue tensioni, gli stop & go, la ventilata necessità di “aiutini esterni” al Senato pongono di fatto un problema di governo proprio mentre l’Italia, sul Recovery Plan, si gioca il tutto per tutto per fare un vero salto di qualità a livello europeo. Il rischio è di un continuo galleggiamento e di una perdità di credibilità in Europa. “Ormai è evidente che Iv e anche il Pd premono per un governo più politico”, spiegano fonti di maggioranza di primo piano. “Facciamo un patto di legislatura e capiamo se c’è una squadra adeguata”, sottolinea il vice segretario Pd Andrea Orlando. A conferma del fatto che il rimpasto, presto, tornerà sul tavolo. E se fosse una conditio sine qua non per dare slancio al governo alla fine anche il premier potrebbe cedere.

 

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio