Cinema

E’ STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino

Visti per noi - la recensione dei film di Giuseppe Christian Gaeta

Natale porta sempre i suoi cadeaux in forma cinematografica e quest’anno è stata la volta di Sorrentino con l’attesa “bio” sul suo percorso di vita e artistico, almeno per ciò che riguarda i primi anni della sua formazione giovanile culturale e cinematografica. Il “dynamico duo” con Servillo (stavolta dal peso più sfumato nell’economica del film) ci restituisce una ennesima grande prova filmica, frutto dell’ormai perfetta simbiosi tra i due artisti della nostrana settima arte. Secondo me hanno fatto di meglio insieme (“Le conseguenze dell’amore”, “L’uomo in più”, “La grande bellezza”, “Il divo”) e anche da solo Sorrentino ha prodotto mirabilie più scintillanti (“This must be the place”, “L’amico di famiglia” con uno stellare Giacomo Rizzo), e purtuttavia visto il panorama della programmazione filmica natalizia offertoci in questa cupa stagione di covid, il nuovo lavoro del regista napoletano vince la sfida natalizia quasi a mani basse.
Quella della qualità naturalmente. Dicevamo della “bio” Sorrentiniana in merito alla quale però occorre un’avvertenza per i non conoscitori del regista: si tratta di una storia trattata con la lente “convessa” e distorsiva di Paolo Sorrentino, con uno stile, che non a caso, richiama quello Felliniano (sin troppo facile la giustapposizione de “La Grande bellezza” quale racconto delle macerie della “Dolce vita”…): sognante, onirico, esagerato. Uno stile da “realismo magico” saremmo tentati di dire se si trattasse di letteratura. E allora in un contesto quotidiano dove Napoli la fa da padrona con tutta la sua sfolgorante (Grande) Bellezza può capitare che siano inseriti elementi ”sovrannaturali/metafisici” sommamente sorprendenti, quali per esempio un San Gennaro “sbarazzino” e simil-vizioso che pizzica il sedere della Ranieri, “Monacelli” che spuntano dal nulla in stazioni ferroviarie dimenticate da dio e visioni-maradoniane all’ennesimo livello. Già perché il racconto biografico cui è dedito il film ruota tutto attorno alla attesa della venuta del Dio-Maradona a Napoli. Di un Dio lontano, irraggiungibile e inarrivabile che, ad un tratto, si Manifesta in forma di fidejussione bancaria garantita, tra l’accolita dei suoi Fedeli.
Ogni avvenimento dei protagonisti sarà scandito dall’attesa della Sua Venuta e, successivamente dalle sue Gesta calcistico-gladiatorie, presentate come magìa in una promessa terra, elargite a un popolo in attesa di redenzione. Dal registro ludico, scanzonato e provocatorio della prima parte, Sorrentino passa poi, senza soluzione di continuità a quello spiazzante, disperato e disperante del secondo tempo ed assesta un notevole diretto destro, dritto sul grugno dell’ignaro spettatore (“Ce l’hai qualcosa da dire, SCHISAAA ??!?!?” ), raccontando così una tragedia che non è solo sua intima personale, ma direi sicuramente, generazionale. Tra bestemmie in napoletano stretto, splendidi corpi nudi al largo della Costiera Amalfitana (che Show la Ranieri!), turbamenti da “spaccature da pettinare” e Gol Rivoluzionari, godetevi gli splendidi scenari napoletani oltre che questo supercast nostrano (Decaro, Servillo, Carpentieri, Saponangelo,Ranieri,Manna…)al servizio del più ispirato e sognante dei nostri registi. Chè raramente si vede un duetto di tale intensità recitativa a una tavola imbandita agostana, come quello imbastito magnificamente da Sorrentino fra i due Superbig del cinema di casa nostra Servillo-Carpentieri.Un bel regalo di Natale direi. Da scartare pure dopo le feste. Visti i grami tempi, è tutto grasso che cola.

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